Crisi energetica e problematica ambientale: fonti energetiche “pulite”

Un buon ingegnere, ad oggi, nell’ideare e progettare deve fare i conti con la questione ambientale. L’uomo infatti, con il passare dei secoli, ha modificato il suo rapporto con la terra manipolandola per soddisfare le proprie esigenze. Soprattutto nel periodo post-industriale la meccanizzazione sia industriale sia agricola ha determinato un incremento della produttività, l’aumento della popolazione ha raggiunto livelli che non hanno paragoni storici, l’inventività umana in ambito industriale ha introdotto materiali e prodotti nuovi, con conseguente incremento del benessere e dei servizi. Ma qual è il prezzo da pagare per tutto ciò? Crisi energetica, con la quale ci si riferisce alla disponibilità delle risorse energetiche, e problematica ambientale! La prima è legata alla deforestazione e la bonifica delle zone umide per lasciar spazio all’agricoltura o alla costruzione di case, alla pesca indiscriminata e un’alimentazione sempre più carnivora che hanno causato una riduzione della diversità biologica e al crescente utilizzo di fonti energetiche esauribili quali i combustibili fossili. I problemi ambientali si presentano invece in forma di inquinamento atmosferico, del sottosuolo e delle acque.

A partire dal 1970, si è iniziata ad acquisire consapevolezza della necessità di arrestare la degradazione ambientale per salvaguardare l’ambiente, l’attuale popolazione e le generazioni future. A tale scopo, varie sono state le conferenze per uno sviluppo sostenibile e numerose fonti energetiche “pulite”, alternative ai tradizionali e inquinanti combustibili fossili, sono state messe a punto ma stentano ancora a trovare diffusione.

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Biomasse: con questo termine si indicano prodotti biodegradabili, rifiuti e residui di origine biologica, provenienti da agricoltura, pesca, rifiuti industriali e urbani. Con essi si può trasformare l’energia solare in energia chimica producendo, ad esempio, etanolo o biodiesel, utilizzabili in sostituzione della benzina. Le biomasse e i derivanti combustibili emettono nell’atmosfera, durante la combustione, una quantità di anidride carbonica circa pari a quella assorbita dai vegetali durante la loro crescita, non rilasciandone di nuova nell’ambiente.

 

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Cattura e sequestro di CO2: è un processo di confinamento geologico dell’anidride carbonica, principale causa dell’inquinamento atmosferico. Esistono diverse tipologie di cattura, a seguito della quale la CO2 viene trasportata, in genere allo stato liquido, in apposite strutture, nelle quali dovrebbe restare per lunghi periodi da decine a centinaia di anni. I rischi connessi a questa tecnologia ancora in via di sviluppo, riguardano principalmente una fuoriuscita graduale nel tempo oppure un rilascio massiccio improvviso dovuto ad eventi geologici.

Energia eolica: trasforma l’energia del vento in energia meccanica o elettrica grazie a mulini a vento. Rappresenta un’alternativa energetica rinnovabile, pulita, e che non richiede una superficie eccessivamente elevata. Negli ultimi anni il suo utilizzo è cresciuto e, particolarmente in Italia meridionale, nonostante le polemiche relative all’inquinamento visivo, il numero di pale eoliche installate è aumentato notevolmente.

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Energia mareomotrice: sfrutta le maree per generare energia elettrica, utilizzando impianti costituiti da tunnel che accelerano la corrente incanalandola verso turbine collegate a generatori. La potenza energetica del mare è enorme, ma il suo sfruttamento è limitato dagli elevati costi di installazione e dalla difficoltà di trovare siti idonei, in cui le maree superino 3 metri di altezza.

Fotovoltaico: un impianto elettrico realizzato con moduli fotovoltaici permette di ottenere energia elettrica dall’energia solare incidente sui pannelli. Nel corso degli ultimi anni in Europa, e in Italia soprattutto, si sono prodotte quantità di energia molto elevate grazie a questo tipo di tecnologia, favorita dall’esposizione al sole per tempi lunghi e dalle temperature, abbastanza alte per produrre energia, ma non troppo da surriscaldare e, conseguentemente, danneggiare i moduli.

 

Inoltre alcuni accorgimenti possono essere adottati per ridurre l’inquinamento atmosferico, causato perlopiù dall’industria, l’edilizia e i mezzi di trasporto: adottare nuove tecnologie edilizie per evitare dispersione di calore, per riciclare l’acqua piovana e sfruttare al meglio la luce solare; incrementare l’utilizzo di mezzi a metano, pubblici e privati; creare parchi urbani, che assorbano la CO2 presente nell’aria; favorire l’utilizzo di biciclette e il trasporto pubblico di massa.

Le risorse energetiche hanno ormai raggiunto fondamentale importanza nella società, rappresentando la base per il progresso dei paesi. Proprio per questo sono state spesso anche causa di guerre. Oggi i maggiori paesi inquinatori si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni, rifiutandosi però di siglare accordi vincolanti e i paesi in via di sviluppo, non ritenendosi responsabili dei danni attuali, hanno mostrato un atteggiamento di chiusura, volendo raggiungere i livelli di sviluppo dei paesi più avanzati. La scienza, con sforzi costanti e pressioni ormai non ignorabili, ci presenta valide alternative atte a contrastare quella che, a breve, potrebbe diventare un’irreparabile crisi energetica e ambientale. Ma il vero punto di svolta sta nella presa di coscienza non volta a limitare la produzione energetica da un punto di vista quantitativo, quanto indirizzata ad abbattere il muro di rassegnazione per dar vita ad una coraggiosa ed ambiziosa volontà di modificare il sistema qualitativo della generazione di energia.

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Mariangela Quarata