Covid-19

Coronababy: lo stress da lockdown si ripercuoterà sui nascituri?

Per coronababy si intendono i concepiti intorno al periodo dell’isolamento da Covid-19. Le madri di questi bambini, hanno affrontato l’esperienza della gravidanza in lockdown, con stress e ansie connesse. Vi saranno differenze tra coronababy e bambini concepiti in situazioni sociali standard?

Madre e figlio: un’interazione profonda

Che i figli siano lo specchio dei genitori è cosa risaputa. I bambini tendono, fin da piccoli, ad emulare molte delle sfaccettature comportamentali degli adulti, oltre che le loro abitudini. Cosa non meno importante, è che già durante la gravidanza determinate condizioni o atteggiamenti della madre, si possono riflettere sui nascituri. Basti pensare ad esempio, come l’assunzione di certi quantitativi di alcool possa portare alla FAS (Fetal Alcohol Syndrome), sindrome fetale alcolica. L’etanolo, infatti, essendo una sostanza tossica, può comportare diverse lesioni neurologiche. Queste si possono poi tradurre in carenze di vario tipo, andando ad inficiare il corretto sviluppo psicomotorio del bambino.

Credits: Donna Moderna

Ansia e stress gravano sul feto?

Un altro aspetto dell’interazione madre-feto che in molti sottovalutano, è che anche il quadro psicologico della donna gravida può riflettersi sul nascituro.
Stress ed ansia sono parte della vita quotidiana, e di norma non hanno risvolti particolarmente negativi. Tuttavia, un eccesso o una cattiva gestione degli stessi, possono incidere negativamente sui soggetti considerati. La perplessità delle mamme dei coronababy è dunque lecita. I livelli eccessivi di stress ed ansia generati dall’isolamento in tempi di Covid-19, possono in qualche modo influenzare lo sviluppo del loro bambino?

Credits: Passione mamma

Precedenti storici

I dubbi riguardanti l’effetto dello stress da lockdown sui coronababy sorgono in riferimento ad alcuni precedenti storici:

  1. Lo studio Project Ice Storm, redatto dalla dottoressa Catherine Lebel, del Canada Research Chair in Pediatric Neuroimaging, ha già effrontato argomenti analoghi. Lo studio si basa sull’effetto sui neonati al tempo della Grande Tempesta di ghiaccio che colpì il Nord America, 1998. Durante questo evento, l’intero territorio fu interessato da un blackout totale. La popolazione trascorse ben sei settimane chiusa in casa con temperature glaciali. Lo studio è stato portato avanti su 35 bambini e 33 bambine, le cui madri, in gravidanza, avevano vissuto quell’evento. I risultati ottenuti sono stati alquanto interessanti. Dopo dieci anni, i bambini tenuti sotto osservazione, presentavano un’amigdala più grande del normale. A questa piccola malformazione, si sono aggiunti dei comportamenti aggressivi, in particolar modo nelle bambine.
  2. Un altro caso rilevante riguarda il periodo delle occupazioni naziste delle regioni occidentali dei Paesi Bassi, negli anni ’40. I bambini nati da donne che hanno vissuto quel periodo di carestia da gravide, mostrano un disturbo antisociale di personalità, ed una aspettativa di vita minore.
  3. O ancora, tenendo sotto osservazioni bambini nati da donne gravide che nel 2012 hanno vissuto l’uragano Sandy, questi sono risultati più tristi, timorosi e restii al contatto fisico verso terzi.
Credits: Nostro Figlio

Coronababy: lo studio

In questo periodo, C.Lebel ed altri ricercatori, stanno conducendo uno studio a lungo termine. L’obiettivo è quello di monitorare sia le donne in dolce attesa in Canada, sia i coronababy.
Lo studio si compone quindi di due fasi:

  • Monitoraggio delle donne gravide
  • Monitoraggio dei bambini nei primi anni dopo la nascita

Si punta così a valutare se il lockdown abbia inciso negativamente o meno sui cosiddetti coronababy.
Nella prima fase, circa 2000 donne canadesi verranno sottoposte ad un’intervista composta da due questionari. Il primo, della durata di 30-40 minuti, è da compilarsi durante la gravidanza. Il secondo questionario invece, verrà compilato durante il primo anno di vita del bambino. Parte conclusiva, ed aggiuntiva dello studio, sarebbe quella di prelevare dalle volontarie e dai loro figli dei campioni biologici, in particolare capelli e saliva. Il campionamento avrebbe il fine di approfondire l’effetto dello stress su questi indicatori biologici, sia nelle mamme che nei bambini.
I risultati della prima fase, tenutasi ad aprile 2020, sono già disponibili. Questi riportano che circa il 37% delle donne ha avvertito sintomi di depressione durante l’isolamento, ed il 57% ha riportato sintomi da ansia.
Da un confronto incrociato dei dati coronababy, con quelli dei nati pre-pandemia, è emerso un discreto divario. In condizioni sociali normali infatti, solo il 10-25% delle donne gravide soffriva di questi disturbi.

Conclusioni: preoccupiamoci… ma non troppo

Coronababy
Credits: Linda

Parlare di danno collaterale per la generazione coronababy è prematuro. La stessa dottoressa Lebel assume una posizione decisamente moderata riguardo a questa situazione. Alcuni studiosi, si aspettano delle conseguenze a lungo termine per i nati nel periodo della pandemia. Altri si aspettano un aumento dei casi di ansia e depressione, attorno al compimento del 20esimo anno di vita dei coronababy. Tuttavia, nulla di tutto ciò è dato per certo. Le stesse ricerche, mostrano delle influenze sulla salute mentale e fisica dei bambini, ma non forniscono dati certi sulla relazione causa-effetto. Soltanto i risultati delle nuove ricerche, ed il tempo ovviamente, potranno fornire una risposta più dettagliata.

Articolo a cura di Domenico Ricchiari.

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