Scienza

Bioplastica, un nuovo sistema la produce dalle emissioni di CO2

La bioplastica può essere ottenuta dalla conversione delle emissioni di CO2. È sempre più evidente a livello globale l’importanza di agire per ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera e mitigare l’impatto ambientale delle attività umane. Per questo motivo, molti studiosi si stanno dedicando alla ricerca di soluzioni innovative. Un nuovo sistema bioibrido ha fornito risultati interessanti per la conversione delle emissioni di anidride carbonica in bioplastica.

Che cos’è la bioplastica?

La bioplastica è sempre più popolare, soprattutto considerando l’impatto ambientale della plastica tradizionale. A differenza della plastica tradizionale derivata dal petrolio, la bioplastica è considerata una soluzione più sostenibile poiché non utilizza risorse non rinnovabili. Inoltre genera meno emissioni di gas serra durante la produzione. Alcune bioplastiche sono compostabili, il che significa che possono essere smaltite in modo biodegradabile, riducendo così il loro impatto ambientale. La bioplastica è un tipo di plastica prodotta a partire da materie prime biologiche rinnovabili, come ad esempio mais, canna da zucchero, patate, amido di mais, cellulosa, acido polilattico (PLA) e altri materiali simili.

Tuttavia, è importante notare che non tutte le bioplastiche sono sostenibili o compostabili: alcune possono essere prodotte utilizzando processi con forti consumi di energia o risorse. Alcune bioplastiche poi contengono additivi o sostanze chimiche tossiche che possono causare problemi ambientali o di salute.

Come si ottiene la bioplastica dalla CO2?

La bioplastica può essere ottenuta dalla CO2 attraverso un processo di conversione che combina l’elettrolisi della CO2 e la fermentazione batterica. In una prima fase, la CO2 viene convertita in formiato, un composto chimico organico che viene prodotto per via elettrochimica. Il formiato prodotto partecipa alla seconda fase del processo, dove avviene la fermentazione batterica. In questa fase, particolari batteri utilizzano il formiato come fonte di carbonio. Esso viene convertito in poliestere batterico (PHB), un tipo di biopolimero che è utilizzabile per la produzione di bioplastica.

Quali sono i vantaggi del processo?

Questo processo innovativo ha il potenziale per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera e allo stesso tempo produrre materiali biodegradabili. Inoltre, poiché il processo può essere alimentato con energia rinnovabile, si apre la strada a una produzione di bioplastica sostenibile e a basso impatto ambientale. La conversione della CO2 in bioplastica attraverso questo processo può offrire perciò numerosi vantaggi sia per l’ambiente che per l’economia. Ecco in sintesi quali sono i vantaggi che si possono ottenere:

  • Riduzione delle emissioni di CO2: il processo consente di trasformare l’anidride carbonica emessa dalle attività umane in un materiale utile e a basso impatto ambientale. Ciò significa che si potrebbe ridurre l’impatto dell’emissione di CO2 sul cambiamento climatico.
  • Sostenibilità: la produzione di bioplastica attraverso questo processo è sostenibile poiché il sistema può essere alimentato con energia rinnovabile.
  • Biodegradabilità: il poliestere batterico (PHB) prodotto attraverso la fermentazione batterica è biodegradabile, cioè può essere smaltito senza causare danni all’ambiente.
  • Flessibilità nell’utilizzo: la bioplastica ottenuta può essere utilizzata per diversi scopi, ad esempio nella produzione di materiali per imballaggi, prodotti per l’agricoltura, giocattoli o prodotti monouso.
  • Utilizzo di batteri naturali: il processo utilizza batteri naturali per convertire il formiato in biopolimero, senza l’uso di sostanze chimiche tossiche.

Un nuovo sistema bioibrido

Recentemente, gli studiosi del Korea Advanced Institute of Science and Technology hanno ottenuto un significativo passo avanti in questa tecnologia. Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, riguarda proprio un nuovo sistema per la conversione dell’anidride carbonica emessa dalle attività umane in bioplastica ecologica. I ricercatori hanno combinato l’elettrolisi della CO2, già sperimentata in passato, con la fermentazione batterica. Nella prima fase avviene la conversione elettrochimica della CO2 in formiato, grazie a catalizzatori di stagno su un elettrodo a diffusione gassosa. Successivamente, il formiato viene fermentato dal batterio Cupriavidus necator che lo trasforma in poliestere batterico. La bioplastica prodotta dal sistema è completamente biodegradabile e si degrada in circa tre mesi.

Published by
Maria Chiara Cavuoto