Freddo e malattie: d’inverno il rischio di morte cresce fino al 30% in alcuni paesi
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Uomo con coperta (Depositphotos foto) - www.sciencecue.it
L’inverno e la salute: perché nei mesi freddi il numero di decessi aumenta significativamente, con picchi fino al 30% in alcuni paesi.
Quando arriva l’inverno, non porta solo freddo e giornate più corte, ma cambia anche il modo in cui viviamo e ci muoviamo. Le persone passano più tempo al chiuso, la luce naturale scarseggia e il nostro corpo si adatta come può. È risaputo che con il freddo aumentano raffreddori e influenze, ma la questione è molto più complessa. Dietro l’inverno si nasconde una realtà più inquietante: in questo periodo dell’anno, in molti paesi, il numero di decessi cresce in modo significativo.
Negli anni, gli studiosi hanno cercato di capire il perché. La spiegazione più ovvia sembra essere il gelo, ma le cose non sono così semplici. Il nostro organismo reagisce alle basse temperature in modi che possono rivelarsi pericolosi, specialmente per chi ha problemi di salute. E poi c’è il fattore virus: quelli respiratori si diffondono molto di più nei mesi invernali, mettendo a dura prova i soggetti più fragili. Insomma, l’inverno non è solo una questione di sciarpe e cappotti, ma anche di rischi concreti per la salute.
Curiosamente, non è solo nei paesi più freddi che si muore di più. Anzi, alcune zone con inverni più miti registrano tassi di mortalità più alti rispetto a nazioni abituate a temperature ben più rigide. Questo dettaglio ha messo in discussione l’idea che il freddo sia il principale colpevole. Sembra che ci siano altri fattori in gioco, legati non solo al clima, ma anche allo stile di vita e alle condizioni socio-economiche.
C’è poi la questione delle case e del riscaldamento. Non tutti hanno abitazioni ben isolate, e in alcuni contesti il riscaldamento è scarso o addirittura assente. Inoltre, l’inverno coincide con le festività, un periodo in cui si tende a mangiare e bere di più, magari esagerando con cibi salati e alcol. Tutti questi elementi, combinati, possono aumentare i rischi per la salute, soprattutto per chi è già vulnerabile.
Il legame tra freddo e mortalità: i dati parlano chiaro
Negli Stati Uniti, il mese di gennaio registra un aumento dei decessi di circa il 20% rispetto ad agosto, secondo un’analisi del Washington Post. E questa tendenza non si limita all’America: in Australia, dove l’inverno va da giugno ad agosto, i decessi crescono del 20-30% rispetto ai mesi estivi. Un discorso simile vale per il Regno Unito, dove nell’inverno 2021-2022 ci sono stati 13.400 morti in più rispetto alla media annuale.
L’Italia segue lo stesso schema. Secondo i dati ISTAT, tra il 2015 e il 2019, i mesi con più decessi sono stati gennaio, febbraio, marzo e dicembre. Anche nel 2023 si è confermata questa tendenza, mentre il 2020 ha fatto eccezione a causa del Covid-19, che ha sconvolto i normali equilibri stagionali. E pensare che in passato era l’estate la stagione più pericolosa: nel Medioevo, infatti, le epidemie estive – come la peste – mietevano più vittime rispetto all’inverno. Solo dal XVIII secolo in poi la situazione si è ribaltata.
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Il freddo è davvero la causa principale?
Se fosse davvero il gelo a uccidere, ci si aspetterebbe che nei paesi più freddi ci siano più decessi in inverno. E invece no. Paesi nordici come Islanda e Russia mostrano picchi di mortalità più bassi rispetto a Spagna e Portogallo, dove gli inverni sono decisamente più miti. Questo significa che non è solo una questione di temperature, ma anche di come le persone affrontano il freddo. Un riscaldamento efficiente, case ben isolate e abbigliamento adatto possono fare la differenza. Dal punto di vista biologico, però, il freddo ha comunque un impatto. Negli anni ’70 il fisiologo William Richard Keatinge ha dimostrato che le basse temperature costringono i vasi sanguigni a restringersi, facendo aumentare la pressione e il rischio di coaguli.
Questo spiega perché le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di morte in inverno, specialmente tra chi ha più di cinquant’anni. E poi ci sono le infezioni respiratorie. Virus come l’influenza – e anche il Covid – si diffondono più facilmente nei mesi freddi, quando le persone tendono a rimanere in ambienti chiusi e poco ventilati. Alcuni ricercatori sospettano che anche la carenza di vitamina D e l’inquinamento atmosferico, più elevato in inverno, possano giocare un ruolo nell’aumento della mortalità stagionale. Insomma, l’inverno è una stagione da non sottovalutare. Non si tratta solo di temperature basse, ma di un mix di fattori che rendono questi mesi i più letali dell’anno.