“Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta”. Citando una nota pubblicità è possibile entrare per un attimo nella testa di Emmanuel Martinod, primario del reparto di chirurgia toracica e vascolare all’Ospedale “Avicenne” di Bobigny, e primo firmatario dell’articolo apparso nei giorni scorsi su JAMA. In questo lavoro i ricercatori hanno illustrato come sono stati in grado di trasformare dei tessuti provenienti dall’aorta di donatori deceduti in vere e proprie trachee. Si tratta di un lavoro rivoluzionario che, se confermato, avrà un’incredibile importanza nella pratica clinica.

Finanziato dalla Direction de la Recherche Clinique at Assistance Publique–Hôpitaux de Paris, un consorzio degli Ospedali Universitari di Parigi, questo studio ha permesso a pazienti che versavano in condizioni difficili di tornare ad avere una vita quasi normale, evitando di ricorrere alla pneumonectomia.

La selezione dei partecipanti

La selezione dei pazienti da seguire in questo studio di coorte (uno studio di coorte è uno studio osservazionale non randomizzato e, non in cieco) è stata molto meticolosa. I 20 pazienti selezionati versavano tutti in gravissime condizioni. Lesioni tracheali allo stadio terminale e tumori polmonari di difficile risoluzione mediante le comuni tecniche sono state le principali patologie prese in esame.

Da aorta a trachea: il nuovo lavoro salvavita
Ph: medpoint.altervista

Non sono stati trattati, invece, tumori metastatici, o pazienti che avrebbero tratto beneficio da operazioni standard e meglio conosciute. Allo stesso modo si è evitato di sottoporre a questa sperimentazione pazienti minorenni o che presentassero allergie ai composti necessariamente utilizzati durante l’operazione.

Come può un’aorta diventare una trachea?

L’idea di trapiantare un’aorta al posto di una trachea viene dal fatto che, fino ad oggi, la trachea rappresentava una sfida difficile. Non si era riusciti, infatti, ad individuare un sistema che potesse permettere questo tipo di operazione. L’aorta, però, non era ancora stata provata. Congelate a -80 gradi centigradi e scongelate in prossimità del trapianto, le aorte sono state ordinate ad una banca di tessuti certificata (Saint-Antoine, Etablissement Français du Sang, Assistance Publique–Hôpitaux de Paris). Per prevenirne il collasso sono stati costruiti, attraverso l’aiuto delle immagini TC (computed tomography) degli appositi stent in silicone, da rimuovere solo dopo circa un anno e mezzo dall’intervento.

Per far sì che il trapianto andasse a buon fine si è iniziato rimuovendo, secondo le comuni pratiche di chirurgia, la trachea. L’aorta, opportunamente scongelata e portata a temperatura ambiente, è stata utilizzata per sostituire tanto le vie aeree quanto le arterie polmonari. Alla fine del trapianto il nuovo organo è stato coperto con dei lembi muscolari così da favorirne la rivascolarizzazione e prevenirne la fistolizzazione.

Nel periodo post trapianto si è notato come il tessuto aortico si modificasse, acquisendo pian piano le caratteristiche di quello respiratorio, tipico delle vie aeree. Inoltre nessun paziente è stato trattato con terapie immunosoppressive senza che si verificassero eccessive complicanze.

I risultati e i numeri

Inizialmente 20 pazienti sono stati selezionati per lo studio, ma solo in 13 sono stati sottoposti al trapianto aorta – trachea. Per gli altri, notata la possibilità di passare a terapie più tradizionali, si è scelta una strada più sicura.

Nel follow up a 90 giorni si è valutata la mortalità e le eventuali complicanze dell’intervento. Sorprendentemente un solo paziente è deceduto in questo periodo, ed era quello che partiva dalla situazione in generale più critica. Era stata necessaria infatti la resezione della trachea a livello della biforcazione nei due bronchi, una delle pratiche più difficili in chirurgia toracica.

Per quanto riguarda le complicanze, invece, non si sono manifestati casi gravi ma ogni situazione è stata risolta in massimo una ventina di giorni di ricovero ospedaliero.

Nell’ultimo follow up, avvenuto a Novembre 2017, a quasi quattro anni dall’intervento, 10 pazienti sono ancora vivi e ben 8 di loro respirano autonomamente.

Cosa significa questo studio?

Questo studio rappresenta una prima dimostrazione del fatto che è possibile eseguire un trapianto aorta – trachea e che i margini per migliorare la tecnica ci sono e sono importanti. Come i ricercatori stessi indicano a conclusione del loro lavoro, saranno necessari studi su un campione di più grandi dimensioni per validare i risultati.

 

Fonte: JAMA journal