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martedì, 7 Luglio, 2020

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Apollo 17, aperti i campioni lunari raccolti nel 1972

Grande emozione tra i ricercatori. Pochi giorni fa infatti, al NASA Johnson Space Center (Houston, Texas), è stato aperto per la prima volta un contenitore contenente i campioni di rocce e suolo lunare prelevati nell’ambito della missione Apollo 17, nel lontano 1972.

Sono trascorsi quarant’anni dall’ultima volta che un campione delle missioni Apollo è stato aperto ma adesso la NASA ha deciso di utilizzare i campioni incontaminati per far esercitare i ricercatori al fine di preparare al meglio le future missioni sulla Luna del programma Artemis.

campione Apollo 17
Da sinistra le ricercatrici dell’ARES Team Andria Mosie, Charis Krysh e Juliane Gross al lavoro sui campioni lunari dell’Apollo 17 nel Lunar Curation Lab, crediti: NASA/James Blair

I campioni non ancora aperti delle missioni Apollo sono quelli prelevati durante le missioni Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17. Di quest’ultima missione in particolare si tratta di due campione numerati, 73002 e 73001: contengono regolite e vennero raccolti da un deposito di frana vicino al cratere Lara.

Aperto il campione raccolto dell’Apollo 17

Il contenitore, il cilindro 73002, contiene un campione di materiale costituente il suolo lunare, la regolite, e venne raccolto nel dicembre 1972 dall’equipaggio della missione Apollo 17, gli astronauti Jack Schmitt ed Eugene Cernan, l’ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna, scomparso nel 2017.

Nel gennaio 2020 il gruppo di ricerca dell’Angsa prevede di aprire il secondo contenitore (73001), raccolto dalla stessa coppia di astronauti nell’ambito della medesiam missione. Il progetto Apollo Next-Generation Sample Analysis (Angsa) è un programma della NASA che ha come obiettivo lo studio dei campioni raccolti nel programma Apollo per analizzarli con nuovi strumenti, non disponibili negli anni ’70.

“Oggi possiamo eseguire misure impossibili negli anni del programma Apollo”

Sarah Noble, geologa planetaria e ricercatrice del programma Angsa

Campione dell'Apollo 17
Il campione lunare prelevato dall’equipaggio della missione Apollo 17, crediti: NASA

Studiare i campioni lunari con nuovi strumenti

Rispetto agli anni ’70 infatti, oggi possiamo contare su tecniche innovative che consentono di rilevare immagini 3D, la spettrometria di massa consistente nella scansione con atomi o molecole elettricamente carichi e la microtomia ad altissima risoluzione, tecnica che permette di tagliare i campioni in sezioni ultrasottili: tutte tecniche che rendono possibile uno studio più dettagliato delle rocce.

L’analisi di questi campioni consentirà nuove scoperte scientifiche sulla Luna e permetterà a una nuova generazione di scienziati di affinare le loro tecniche per studiare meglio i campioni che saranno raccolti dagli astronauti del programma Artemis. Le nostre tecnologie sono notevolmente migliorate negli ultimi 50 anni e gli scienziati hanno l’opportunità di analizzare questi campioni in modi non precedentemente possibili.”

Francis McCubbin, ricercatore del NASA Johnson Space Center

Non a caso la riesplorazione della Luna, nell’ambito del programma Artemis, prevede l’utilizzo di risorse lunari come il ghiaccio d’acqua che può essere usato per produrre carburante o ossigeno: lo studio dei campioni incontaminati può fornire informazioni sull’origine dei depositi di ghiaccio polare lunari e su altre potenziali risorse.

Seguiranno aggiornamenti.

Per approfondire:

[1] “NASA Opens Previously Unopened Apollo Sample Ahead of Artemis Missions” – NASA

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Antonio Piazzolla
Giornalista e divulgatore scientifico; caporedattore di Close-Up Engineering, è una delle firme di Forbes Italia e autore su Le Stelle, la rivista di divulgazione astronomica fondata da Margherita Hack. Ha collaborato con BBC Scienze Italia, HuffPost Italia, l’Espresso, Il Messaggero e Business Insider Italia.