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Massimiliano Russo

Basslet, il bracciale che ti fa sentire la musica

Basslet, il bracciale che ti fa letteralmente sentire la musica

Tutti noi abbiamo una nostra canzone preferita, quella canzone che quando ascoltiamo ci fa venire la pelle d’oca, ci fa cantare a squarciagola, ci fa muovere, riflettere, piangere o sorridere. È ormai noto che la musica sia un mezzo potentissimo per trasmettere sensazioni ed emozioni, talmente potente che alcuni studiosi hanno paragonato l’esperienza musicale a quella sessuale: nel nostro cervello avviene un rilascio di dopamina che ci fa letteralmente diventare dipendenti da alcune canzoni. Come è noto, queste sensazioni vengono trasmesse solamente attraverso l’udito. Ma vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se anche altri sensi partecipassero ad amplificare queste sensazioni?

Questa è la domanda che si è posto lo studio di design tedesco WertelOberfell e la compagnia Lofelt quando hanno creato Basslet, l’innovativo bracciale che fornisce un’esperienza audio coinvolgente attraverso l’utilizzo di una tecnologia tattile per il suono. Questa tecnologia sfrutta i movimenti e le vibrazioni per creare diverse sensazioni che vengono rilevate dal nostro tatto: è la nuova frontiera dell’interazione tra un dispositivo digitale e l’utente.

Basslet, il bracciale che ti fa sentire la musica
werteloberfell.com

Basslet sfrutta questa tecnologia migliorando il modo di ascoltare la musica, non solo attraverso l’udito ma anche attraverso il tatto. Questo dispositivo indossabile ricrea le basse frequenze della musica con estrema precisione e le invia direttamente al tuo corpo, segnando il passaggio tra ascoltare la musica (hear the music) e letteralmente sentire la musica (feel the music).

Basslet, il bracciale che ti fa sentire la musica
werteloberfell.com

La tecnologia che sfrutta Basslet si chiama LoSound engine, ed è stata inventata da zero dalla compagnia unendo le proprietà delle diverse tecnologie tattili conosciute. Essa è capace di riprodurre bassissime frequenze anche fino ai 10 HZ, fornendo una risposta in bassa frequenza ottimizzata e un’ampia gamma dinamica per poter gestire i picchi di fascia bassa con estrema precisione. Il meccanismo che c’è dietro questo design è basato su una bobina dal design innovativo con flussi magnetici altamente ottimizzati che permette al bracciale di essere estremamente potente ma notevolmente compatto e soprattutto silenzioso al mondo esterno.

Basslet, il bracciale che ti fa sentire la musica
werteloberfell.com

Il risultato di questa innovativa tecnologia è solo uno: un’innovativa esperienza musicale che le sole cuffie non possono ricreare, sentendo fisicamente le basse frequenze sul tuo corpo.

Questo bracciale è adatto non solo ai normali ascoltatori, ma può essere anche indossato da DJ, produttori musicali e videogiocatori, per rendere la propria esperienza musicale completa. Purtroppo a volte le parole non rendono davvero i fatti. Ecco allora di seguito ecco alcune interviste a chi ha provato questo bracciale, dall’utente medio fino al CEO di Spotify.

Basslet sarà davvero la nuova frontiera della musica? Non ci resta che indossarlo!

https://www.youtube.com/watch?v=qXM8tRdo5tg

Game Of Thrones Italy – The Project: Intervista al team

Qualche settimana fa, nelle mie sempre più rare interazioni su Facebook, mi trovai davanti un video sulla serie tv Game of Thrones; essendo un fan di lunga data, non esitai ad aprirlo. La prima cosa che partì fu la sigla, che per un fan di GOT rappresenta il momento topico: sulle famose note di violoncello, la mente di ogni fan inizia a viaggiare, passando in rassegna i personaggi e i luoghi che da sei anni a questa parte lo accompagnano con sentimenti discordanti, tra la gioia per una battaglia vinta e la delusione per il proprio personaggio preferito che è stato brutalmente ucciso (spesso); e perchè no, magari immaginiamo noi stessi lì, seduti sul bollente trono, con la corona in testa e la bella Daenerys al nostro fianco. Questo purtroppo quella volta non accadde, perchè la mie mente rimase folgorata da qualcosa di più interessante: dopo pochi secondi dall’inizio della sigla, la telecamera non scese su King’s Landing o su Winterfell, ma sull’Italia, e iniziò a passare in rassegna quasi tutte le città più belle della nostra penisola; e in maniera incredibilmente verosimile alla sigla originale, dal suolo non emersero come sempre i famosi luoghi della serie, ma i monumenti, i palazzi e le strade più belle delle nostre città. Finito il video, lo rividi molte volte, perchè lo trovai assolutamente geniale: quale terra meglio della nostra Italia nel passato può rappresentare il clima che si respira in Game Of Thrones, e quale modo migliore se non farlo con uno dei suoi punti di forza, ovvero la sigla? Avevo tante domande nella testa, per questo le ho fatte ai diretti interessati, quattro ragazzi iscritti al Politecnico di Torino che hanno realizzato questo video come lavoro di tesi. Tra i quattro è Chiara Sapio che parla, facendosi portavoce di tutto il gruppo.

•    Da molti giorni sul web sta circolando il vostro video e sta avendo un grandissimo successo. Chi sono le persone dietro questo progetto?
Dietro questo profetto ci sono quattro ragazzi: io, Manoj Rollo, Mara Guarneschelli e Filippo Silvestro. Io e Manoj siamo iscritti al Politecnico di Torino, io al corso di Laurea in Ingegneria Informatica e Manoj a quello di Cinema e Mezzi di Comunicazione. Mara invece frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e Filippo ha terminato gli studi presso la Nemo Academy di Firenze, dove anche io ho frequentato il corso di Grafica 3D circa due anni fa.
Veniamo un po’ da tutta Italia e ci accomuna la passione per la grafica digitale e il desiderio di poter fare questo lavoro nella vita. E’ stato bello lavorare insieme, questo video non ci sarebbe senza il contributo di tutti, sono molto orgogliosa di questo team!

•    Game of Thrones è sicuramente il fenomeno mediatico degli ultimi 5 anni, ha rivoluzionato il genere delle serie tv convogliando un grande pubblico. Immagino siate anche voi dei grandi fan della serie: come vi è venuta l’idea di adattare la sigla originale alle città italiane?
Io personalmente sono una fan piuttosto recente della serie, ma mi ha appassionato sin dal primo episodio, tanto che ho deciso di comprare tutti i libri. Così, quando il nostro relatore ci ha offerto di lavorare ad un progetto che ricreasse la sigla di Game of Thrones con le città italiane, non ho potuto rifiutare perchè potevo finalmente unire la mia passione per la grafica 3D con quella per il mondo di GOT, quindi il merito dell’idea è tutto il suo.

•    Parliamo tecnicamente del vostro video. Che programma avete utilizzato e come vi siete divisi il lavoro?
Il video è stato realizzato con Autodesk Maya, uno dei più famosi software di modellazione 3D sul mercato. Io mi sono occupata di modellare tutte le città, rimanendo quanto più fedele possibile ai monumenti originali, di cui ho cercato davvero tante referenze su internet, per poter cogliere ogni minimo dettaglio. Poi ho dovuto improvvisarmi rigger e animatrice, che non sono la mia specialità, ma è stato bello potermi mettere alla prova con qualcosa di nuovo, vedendo quella che era solo un’idea prendere vita giorno dopo giorno. Manoj poi si è occupato della modellazione dell’astrolabio e della mappa e anche di tutte le    inquadrature, mentre Mara e Filippo delle textures e materiali che volevamo risultassero quanto più realistici possibili.

GOT Italia
Alcune inquadrature del video. PH: got.fronteffects.com

•    Quali difficoltà avete trovato nella sua realizzazione e quanto tempo avete impiegato per realizzarlo? Vi siete divertiti e a cosa pensavate mentre eravate immersi nella realizzazione?

Quando ti ritrovi a lavorare ad un progetto del genere, la prima difficoltà che si incontra è dovuta al fatto che ci sarà sempre un confronto con l’originale. La sigla della serie è stata realizzata nel doppio del tempo che avevamo a disposizione e da un team di almeno 30 professionisti che vi si dedicavano notte e giorno.
Quindi il primo problema è stato il tempo: solo quattro mesi a disposizione e, nel frattempo, corsi universitari da seguire ed esami da preparare. Abbiamo cercato di mantenerci fedeli allo stile della sigla, cercando di rendere l’idea che gli edifici non fossero altro che dei modellini fatti a mano da artigiani esperti, animati da una moltitudine di ingranaggi e meccanismi.
Anche la scelta delle città non è stata semplice, l’Italia è piena di tanti posti meravigliosi, ma non potevamo riprodurli tutti e, con le nostre decisioni, non abbiamo voluto offendere nessuno anche se molti hanno inteso in questa maniera l’esclusione della città in cui vivono.
La storia di Martin è ambientata in un territorio suddiviso in regni in lotta tra loro, quindi ci siamo ispirati alla stessa situazione che c’era in Italia prima dell‘Unità e, per ciascun regno, ducato, granducato, abbiamo scelto una o al massimo due città rappresentative.
Ci sarebbe piaciuto rendere omaggio anche alle regioni da cui veniamo – la Puglia nel mio caso – ma alla fine abbiamo deciso di rimanere neutrali.
Infine ci sono i limiti tecnici, dovuti al fatto che abbiamo potuto utilizzare solo i nostri pc che, purtroppo, non sono performanti come quelli di un vero studio. Quindi, renderizzare più di 6000 frames, è stata un’impresa.

•    Un po’ vi aspettavate tutto questo riscontro sul web o è stato totalmente inatteso? Conoscendo il seguito della serie c’era da aspettarselo.
In realtà non ci aspettavamo che venisse accolto così bene , soprattutto in un momento cruciale per la serie che si avvia alla conclusione. E’ stata una bella sorpresa e una bella soddisfazione per tutto l’impegno che ci abbiamo messo nel realizzare questo progetto.
Questo progetto, inoltre, era dedicato anche ai fan e ai ragazzi dello staff di Game of Thrones – Italy, la principale pagina FB italiana che si occupa della serie. Ricevere il supporto di tutti loro ci ha reso molto felici.

•    Se siete fan della serie (come me) parlatemi dei vostri personaggi preferiti e dei momenti che vi sono piaciuti di più.

Dopo aver guardato “Battle of The Bastards” non posso non dire che non sia uno dei miei preferiti in assoluto. Sono un’amante delle scene di battaglia e questa è riuscita a tenermi col fiato sospeso per tutto il tempo. Se poi si pensa a tutte le persone che sono state coinvolte, alle settimane che sono state necessarie per girarla e alle difficoltà che sono state affrontate, la si apprezza ancora di più.
Per quanto riguarda i personaggi preferiti, il bello di questa storia è che, a parte alcuni casi isolati, non ci sono personaggi completamente buoni e altri completamente cattivi, ognuno ha i suoi lati oscuri, ognuno commette errori e ognuno ha la possibilità di redimersi.
E poi, finalmente, si vedono delle donne forti che sanno cosa vogliono, non si lasciano abbattere dalle difficoltà e riescono a tener testa anche ai peggiori nemici.
Detto questo, come si può non fare il tifo per Arya,Tyrion o Jon?!

•    Ti ringrazio per la disponibilità concessa, un saluto per CloseUp!

Grazie per averci dedicato un po’ del vostro tempo e del vostro spazio, ci fa davvero molto piacere! Un grande in bocca al lupo per il vostro sito, vi auguriamo di crescere sempre di più!

GOT Italy – The Project

La boa intelligente che segnala gli squali in avvicinamento

La boa intelligente che segnala gli squali in avvicinamento

Farsi un bagno nei mari dell’Australia non è molto semplice: tra meduse killer che possono mandare in shock anafilattico un uomo in pochi minuti e enormi squali che nuotano simpaticamente a pochi metri dalla riva, non sempre bagnanti e surfisti si recano in spiaggia convinti di passare una bella giornata al mare. Considerando soprattutto che negli ultimi anni gli attacchi di squali sulle spiagge australiane hanno raggiunto il massimo storico, invogliando i pescatori ad aprire un’illegale caccia allo squalo che ha portato all’inutile morte di molti esemplari e scatenando le ire di ambientalisti e animalisti. Poiché in Australia sono molti attenti al loro mare e agli animali che naturalmente ci vivono dentro, alle loro spiagge e soprattutto sono da sempre attenti all’incolumità dei bagnanti, ecco che dei ragazzi con la passione per il mare hanno fondato una compagnia dal nome Shark Mitigation, già partner in affari di The Seabin Project, tecnologia di cui abbiamo già parlato in un nostro articolo. Questa compagnia, con la preziosa collaborazione della University of Western Australia, ha ideato The Clever Buoy, una boa intelligente capace di segnalare gli squali in avvicinamento grazie ad una tecnologia intuitiva e semplice.

Infatti questa boa contiene un sonar che manda dei segnali ad un satellite non appena un grosso pesce nuota in prossimità di essa, dopodiché il satellite avverte i bagnini presenti sulle spiagge in prossimità della boa attraverso un’app per il cellulare. Tutto molto semplice ed efficace, ma la come fa la boa a riconoscere che si tratti realmente di uno squalo e non di una tartaruga o di un delfino?

La boa intelligente che segnala gli squali in avvicinamento
sharkmitigation.com

La boa usa una tecnica che è simile al riconoscimento facciale presente sulle fotocamere degli smartphone, infatti studia la tecnica di nuoto e osserva i movimenti in acqua degli animali per distinguerli da specie a specie, come afferma Craig Anderson, uno dei fondatori della compagnia: “Questa boa sfrutta un sonar multibeam insieme ad una tecnologia che le permette di riconoscere gli animali dal loro modo di nuotare e dalle dimensioni. Tutto ciò che è più grande di 2 metri ed è capace di muoversi in autonomia viene rilevato; questo perché abbiamo fatto molte ricerche riguardanti gli attacchi di squali in tutto il mondo, arrivando alla conclusione che tutto ciò che si muove in acqua ed è più piccolo di 2 metri non risulta essere un pericolo per l’uomo

Questa tecnologia è stata testata per quasi 3 anni fino alla vera e propria prova finale, che si è svolta qualche mese fa, in cui la boa è stata gettata in acqua per la prima volta. I risultati sono stati molto soddisfacenti: la boa ha il 90% di probabilità di rilevare uno squalo che nuota nelle sue vicinanze. Per questo nel 2016 questa tecnologia sarà immessa sul mercato, per continuare il piano di salvaguardia dei bagnanti voluta dal governo australiano, per cui ha già sborsato 16 milioni di dollari.


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