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Brain freeze: perché quando mangio il gelato mi viene mal di testa?

Non si tratta di una patologia, è una sorta di meccanismo di difesa del corpo! Per evitarlo? Basta ricordarsi di non bere liquidi molto freddi velocemente.

Categorie Curiosità e Consigli
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A quasi tutti è capitato almeno una volta di mordere il gelato e subito dopo avvertire mal di testa. Si chiama brain freeze, o volendo essere tecnici ganglioneuralgia sfenopalatina, ed è quella sensazione di forte mal di testa associata all’ingestione di cibi o bevande fredde.

Emicrania, cefalea o mal di testa?

Anche se all’apparenza questi termini possono sembrare tutti sinonimi, in realtà non è così. Si può definire come mal di testa, qualsiasi dolore localizzato al di sopra di una linea immaginaria che congiunge occhi e orecchie. Questo è lo stesso significato di cefalea, per cui, cefalea e mal di tesa possono essere considerati sinonimi.

L’emicrania, invece, è un a tipologia di cefalea e ne è la forma maggiormente diffusa. Ha carattere familiare (il cui tratto può essere quindi ereditato) ed è descritta come un dolore pulsante, unilaterale, con durata massima di 72 ore, che peggiora con la luce (fotofobia), il rumore o svolgendo le attività quotidiane.

Brain freeze: perché quando mangio il gelato mi viene mal di testa?

Sulle cause dell’emicrania, ancora oggi ci sono numerosi dibattiti e opinioni contrastanti. Sicuramente accettata è l’implicazione del sistema trigemino vascolare, ovvero l’insieme di vasi sanguigni e nervi di pertinenza cerebrale. Al Danish headache center di Copenhagen, un team di ricercatori ha ipotizzato che il possibile trigger dell’emicrania possa essere l’apertura dei canali del potassio ATP dipendenti presenti nelle cellule di arterie cerebrali e nervo trigemino. Tale correlazione è stata dimostrata somministrando levcomakalim, un farmaco ipertensivo che agisce aprendo i canali del potassio, il cui principale effetto collaterale è l’insorgenza di emicrania.

Breve off topic: l’AURA

L’aura è definita come “l’insieme dei disturbi psichici, visivi, motori e/o neurologici che possono precedere l’insorgenza dell’emicrania”. È un fenomeno altamente irregolare, non costante e le descrizioni di tali episodi sono tutte frutto di esperienze soggettive, motivi per i quali è da sempre stato complesso studiarne le cause. L’aura si manifesta in circa il 40% delle persone che soffrono di emicrania e, per molti di essi, non tutte le emicranie sono precedute da tale fenomeno neurologico. Da menzionare l’eventualità in cui, seppur si verifichi solo in una minoranza di pazienti, l’esperienza di aura non è seguita dall’insorgenza di emicrania. Curioso il caso di un signore capace di indursi l’aura giocando a basket.

Brain freeze, il cosiddetto mal di testa da gelato

La ganglioneuralgia sfenopalatina è descritta come un mal di testa di breve durata, all’incirca 30 secondi, correlato al rapido consumo di bevande o cibi ghiacciati.

Brain freeze: perché quando mangio il gelato mi viene mal di testa?

Il ganglio sfenopalatino è una formazione anatomica costituita da tessuto nervoso che, localizzato nei pressi del palato molle, trasmette al cervello il repentino cambio di temperatura. L’arteria cerebrale anteriore, che vascolarizza la porzione anteriore della corteccia cerebrale, reagisce allo stimolo freddo dilatandosi. Considerato un meccanismo di difesa, la vasodilatazione dell’arteria assicura un maggiore apporto di sangue al cervello in modo da assicurarne una corretta irrorazione e al contempo mantenere la temperatura ottimale. Il maggiore afflusso di sangue però, causa un aumento di volume del contenuto della scatola cranica (che sappiamo essere inestensibile), da cui il lancinante dolore alle tempie.

La correlazione tra l’aumento del flusso sanguigno a livello dei lobi frontali e il brain freeze, sembra essere dimostrato dal fatto che in seguito alla vasocostrizione dell’arteria cerebrale anteriore, il dolore svanisce.

Come prevenire il brain freeze

“L’astinenza da gelato, non è indicata” così il professor Joseph Hulihan ironizza sul suo stesso studio incentrato sul ‘congelamento del cervello’ pubblicato nel 2012 da The FASEB journal.

Seppur il nome ganglioneuralgia sfenopalatina fa sembrare quest’emicrania una grave patologia, è soltanto un breve fastidio che può durare al massimo pochi minuti. Un semplice modo per evitare l’insorgenza del mal di testa è non bere liquidi ghiacciati velocemente, ma esistono numerosi rimedi per velocizzare la scomparsa del dolore, tutti incentrati sul riscaldare il palato, venuto a contatto con il liquido ghiacciato. Ricordiamo che il brain freeze è un meccanismo di difesa del nostro organismo, per cui bere acqua tiepida, premere la lingua contro il palato oppure coprire naso e bocca con le mani e respirare rapidamente, sono tutti metodi per interrompere la trasmissione dello stimolo freddo al cervello, ristabilendo così le condizioni ottimali.

A cura di Marco Pagano.

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