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Carne prodotta in laboratorio: il nuovo futuro dell’alimentazione?

Categorie Chimica

Quando si parla di salvaguardia dell’ambiente, si tende a pensare a soluzioni dirette. Ad esempio: eseguire correttamente la raccolta differenziata, così da poter riciclare i materiali e non produrne di nuovi, prediligere lo spostamento con i mezzi pubblici, a piedi, o in bicicletta al posto della macchina, non gettare rifiuti a terra, etc. E’ importante, però, porre l’attenzione anche sui danni che indirettamente provochiamo all’ambiente. Tra le tante azioni quotidiane che indirettamente possono far male al pianeta vi è sicuramente il mangiare. Infatti, determinati cibi risultano essere meno sostenibili di altri. Da qui, nasce l’esigenza di realizzare carne prodotta in laboratorio, per adottare, sempre più, abitudini maggiormente sostenibili.

Consumo di carne in Italia

I dati relativi all’anno 2019 sul consumo di carne in Italia, fanno emergere che il consumo pro capite di carne di maiale è pari, mediamente, a 38 kg l’anno per persona. Una quantità elevata se la si moltiplica per tutti gli abitanti (dai tre anni in su) e, soprattutto, se si considera che esistono altri tipi di carne oltre a quella di maiale che vengono regolarmente consumati. Per non parlare dei derivati della carne. Per questo motivo, non si può sottovalutare l’impatto causato dall’industria della carne sull’ambiente e bisogna valutare nuove alternative, che siano diete a basso consumo di carne e derivati o nuovi alimenti, come la carne prodotta in laboratorio.

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Impatto ambientale

Gli animali allevati, per vivere, svilupparsi, crescere e produrre, necessitano di nutrimento. Le risorse alimentari da loro consumate sono, però, maggiori di quante essi ne producano sotto forma di carne, latte e uova destinati al mercato. Gli allevamenti, così come li ha definiti l’economista Frances Moore Lappé, sono “fabbriche di proteine alla rovescia“. La quantità di cibo assunta da un organismo animale non produce direttamente un’analoga quantità di massa corporea. Infatti, solo una parte del cibo ingerito viene usata dall’organismo per la crescita della sua struttura corporea. Nel grafico in basso si possono vedere i dati relativi alle emissioni dovute all’allevamento e, in parte, all’agricoltura.

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Impatto ambientale dei prodotti ricchi in proteine e del latte – Credits: Joseph Poore, Oxford University

Traspare dall’eloquente immagine che la produzione di cibi di origine animale e, in particolare di carne, richiede un ampio uso di risorse alimentari. Un terzo della produzione mondiale di cereali viene consumata dagli animali allevati. Negli USA e in Europa oltre la metà dei cereali è destinata agli animali allevati (rispettivamente il 59% e il 56%). Il mais è, in percentuale, tra i primi cereali utilizzati negli allevamenti: circa il 60% della produzione globale viene usata come mangime. Per ciò che concerne la soia, un altro principale componente dei mangimi moderni, oltre il 70% della produzione mondiale è usata negli allevamenti. Pensate ancora che la carne prodotta in laboratorio possa essere una cattiva idea?

Carne prodotta in laboratorio: il processo

Come suggeriscono i numeri, è opportuno cercare nuove soluzioni alla nostra tradizionale alimentazione, prediligendo, in particolare, una dieta vegetale. Ma, grazie alle nuove tecnologie e alla scienza, potremmo non dover rinunciare alla carne, producendola, quindi, in laboratorio. KFC aveva già annunciato qualche tempo fa di voler produrre l’amatissimo pollo, direttamente in laboratorio. Ma come si realizza della carne, senza passare per gli animali? La carne prodotta in laboratorio è detta anche carne coltivata o carne pulita, o anche carne sintetica, artificiale o in vitro, ed è un prodotto di carne animale che non è mai stato parte di un animale vivo. La carne prodotta in laboratorio può essere realizzata prelevando cellule muscolari e nutrendole con proteine che aiutano la crescita del tessuto. Una volta che il processo è iniziato, potenzialmente, è possibile continuare la produzione all’infinito, senza aggiungere nuove cellule da un organismo vivente.

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Carne prodotta in laboratorio – Credits: thismarketerslife.it

Si è stimato che, in condizioni ideali, due mesi di produzione di carne sintetica potrebbero generare 50.000 tonnellate di carne da dieci cellule muscolari di maiale. La carne prodotta in laboratorio può essere prodotta come strisce di fibra muscolare, che cresce grazie alla fusione di cellule staminali embrionali, cellule staminali adulte o cellule satellite specializzate, trovate nel tessuto muscolare. Tale tipo di carne può essere coltivata in un bioreattore.

Un’altra tecnica di produzione

In alternativa, la carne potrebbe crescere in un muscolo “reale”. Tuttavia, ciò richiederebbe qualcosa che sostituisca il sistema circolatorio, con lo scopo di fornire nutrienti e ossigeno direttamente alle cellule, che si stanno sviluppando, e di rimuovere i prodotti di scarto. Si dovrebbero, però, produrre anche altri tipi di cellule, come adipociti. Dei messaggeri chimici avrebbero, poi, il compito di fornire le istruzioni ai tessuti in crescita per formare le strutture. Il tessuto muscolare si dovrebbe anche stirare fisicamente, o dovrebbe essere guidato al fine di farlo crescere correttamente. La produzione di carne artificiale richiede l’utilizzo di un conservante, come il sodio benzonato, che protegge la carne in crescita da lieviti e funghi. Le tecniche di creazione della carne coltivata sono state approvate già nel 1995 dalla Food and Drug Administration.

Storia della carne prodotta in laboratorio

L’approvazione da parte della FDA delle tecniche di produzione della carne in vitro nel 1995 ci fa capire che già da tempo si cercano sostituti della carne, ma la strada non è semplice. Ad ogni modo, si sono già ottenuti ottimi risultati. Il primo hamburger in vitro, creato da una squadra olandese della Maastricht University, è stato mangiato in conferenza stampa a Londra per una dimostrazione ad agosto 2013. Gli scienziati, per realizzare il suddetto hambuerger, hanno utilizzato le cellule staminali di una mucca, le hanno prelevate e fatte crescere fino a formare strisce muscolari, che hanno combinato per produrre un hamburger. Mentre, è di qualche giorno fa, la notizia che a Singapore, presto, si venderà carne di pollo prodotta in laboratorio. Infatti, la Singapore Food Agency ha dato l’ok ai bocconcini di pollo di laboratorio, prodotti dall’americana Eat Just, dopo un controllo sulla loro sicurezza.

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