L’inaugurazione del 4 novembre nella Reggia di Portici avrà un primato senza precedenti: in Italia nascerà il primo laboratorio dedicato alla coltivazione delle piante nello spazio.

Il progetto è finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) con il supporto dell’Asi (Agenzia spaziale italiana) e sarà condotto presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli studi di Napoli, “Federico II”.

Il laboratorio per la coltivazione di piante in ambiente spaziale

Il progetto è principalmente incentrato sullo studio delle condizioni ottimali per far sì che determinati esseri vegetali possano essere coltivati e riprodotti su Marte. Sappiamo ben poco del pianeta rosso, soprattutto per ciò che riguarda le possibilità di vita; dunque questo sarà uno studio importantissimo messo a punto sulla base dei dati che i rover e lander marziani ci stanno inviando.

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Un impiegato NASA impegnato nello studio sulla crescita delle piante in ambiente spaziale.
Crediti: NASA/Cory Huston

In accordo agli ultimi esperimenti condotti sulla Luna per osservare la possibilità di sopravvivenza di una pianta di cotone, nonché ai programmi di ricerca spaziale Melissa (Micro-ecological life support system alternative) e PacMan (Plant characterization unit for closed life support system-engineering, manufacturing and testing), il laboratorio sarà dotato di una Plant Characterization Unit.

Quest’ultima è una camera di crescita in cui dei particolari sistemi di controllo emuleranno le condizioni della vita nello spazio, in particolare su Marte, di alcuni ortaggi come la lattuga, i pomodori e di tuberi quali ad esempio la patata, per osservarne le possibilità di crescita e sopravvivenza.

La ricerca spaziale oltre ogni confine

Il perché di un programma di ricerca così oneroso, sofisticato e “futuristico” è insito in due motivi: in primo luogo, le agenzie spaziali mirano a spingere gli astronauti verso le missioni interplanetarie; dunque, questi dovranno essere in grado di procurarsi il cibo da sé con le sole risorse presenti nel sito di esplorazione. In poche parole, non vi saranno più navicelle spaziali che partiranno da terra per portare le provviste in orbita, perché, auspicabilmente, le missioni spaziali non saranno più in orbita.

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Ricostruzione di un possibile laboratorio di coltivazione di piante nello spazio (Marte).
Crediti: NASA

Il secondo motivo è che la ricerca è volta a cercare le condizioni ottimali per la colonizzazione di un altro pianeta, il che vuol dire che bisogna cominciare dalle materie prime: le piante dovranno cominciare a sopravvivere anche in ambienti ostili, sia per purificare l’ambiente circostante che per garantire le risorse ai coloni.

Il gruppo di ricerca che condurrà gli esperimenti è composto da un team napoletano che da anni ed anni studia tutti i parametri biologici, chimici ed ambientali per la coltivazione delle piante nello spazio.

All’inaugurazione del primo laboratorio italiano per la coltivazione di piante nello spazio prenderanno parte il direttore del dipartimento Matteo Lorito, il rettore della Federico II Gaetano Manfredi, il presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia, il governatore Vincenzo De Luca, il sindaco di Portici Vincenzo Cuomo e alcuni rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Europea.

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Un sito dell’orto botanico di portici che ospiterà la coltivazione di piante per lo spazio.
Crediti: wpage.unina.it