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Covid party made in USA, trentenne complottista muore a causa del coronavirus

Categorie Covid-19

Siamo ormai nel mese di luglio e Covid-19 continua a mietere vittime su vittime, nonostante la sua avanzata inarrestabile sembri aver rallentato notevolmente in Italia e in altri Paesi. I dati forniti ogni giorno dalla Protezione Civile, tuttavia, ci consigliano la massima cautela, poiché ogni giorno vi è una media di 170 nuovi contagiati e 15 morti. Ciò significa che il nuovo coronavirus non è affatto sparito, ma che continua a infettare e a spezzare vite umane.

Il Covid negli Stati Uniti e in Brasile

Ad ora, i Paesi più colpiti sono senza dubbio Stati Uniti e Brasile. I dati, da tutti ritenuti sottostimati, attestano che ogni giorno, da circa due settimane, vi è una media di circa 30.000 nuovi contagi in ciascuno dei due Paesi, e una media di 500 decessi. Numeri decisamente catastrofici, che testimoniano la pericolosità del nemico che stiamo combattendo. Nonostante ciò, sembra che molti si rifiutino di credere alle notizie della radio, di internet e dei telegiornali, e si ostinino a ritenere il Covid-19 una semplice influenza, o, ancora peggio, un’invenzione degli scienziati o dei politici.

I Covid party

È il caso di un trentenne texano, morto nei giorni scorsi in ospedale dopo aver partecipato ad un Covid party. Si tratta di veri e propri ritrovi, con annessi assembramenti, fatti per verificare se Covid-19 sia reale oppure no. Sembra una cosa troppo assurda per essere vera, eppure è un fenomeno diffuso negli USA, e non solo. I partecipanti, a volte per vincere delle scommesse con amici, vorrebbero effettivamente dimostrare la non esistenza o la non pericolosità del virus.

Party fatale

Anche il giovane texano voleva sperimentare sulla sua pelle il nuovo coronavirus, come ha confessato all’infermiera che lo accudiva al Methodist Hospital di San Antonio. Le condizioni dell’uomo sono peggiorate giorno dopo giorno, finché, poco prima di morire, quando ormai non c’era più nulla da fare, ha capito il suo destino e ha confidato ai medici:

Penso di aver fatto un grosso errore. Pensavo fosse una bufala, ma evidentemente non lo è.

L’estrema necessità di adottare comportamenti responsabili

Questa triste notizia di cronaca testimonia quanto scellerati siano determinati atteggiamenti e comportamenti. È sbagliato pensare che il virus non esista oppure che sia poco pericoloso per i giovani, che, fra tutta la popolazione, sono quelli più dediti alla vita mondana e agli assembramenti. Siamo ancora in una fase di passaggio e in piena emergenza mondiale, e le riaperture forzate ci impongono di usare i presidi sanitari (guanti e mascherine) e di adottare, sia al chiuso che all’aperto la misura del distanziamento sociale, per preservare noi e le persone a cui vogliamo bene.

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