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Curiosità e Consigli

Fallstreak Hole

Fallstreak Hole, quando la natura viene scambiata per UFO

Un fenomeno tanto raro quanto affascinante ed inquietante: proprio la sua rarità gli consente spesso di essere scambiato per un oggetto volante non identificato. Errore perdonabile prima degli anni novanta ma con le conoscenze odierne è forse il caso di smetterla di creare bufale e allarmismi dai blog personali a quotidiani di rilievo nazionali.

Game Of Thrones Italy – The Project: Intervista al team

Qualche settimana fa, nelle mie sempre più rare interazioni su Facebook, mi trovai davanti un video sulla serie tv Game of Thrones; essendo un fan di lunga data, non esitai ad aprirlo. La prima cosa che partì fu la sigla, che per un fan di GOT rappresenta il momento topico: sulle famose note di violoncello, la mente di ogni fan inizia a viaggiare, passando in rassegna i personaggi e i luoghi che da sei anni a questa parte lo accompagnano con sentimenti discordanti, tra la gioia per una battaglia vinta e la delusione per il proprio personaggio preferito che è stato brutalmente ucciso (spesso); e perchè no, magari immaginiamo noi stessi lì, seduti sul bollente trono, con la corona in testa e la bella Daenerys al nostro fianco. Questo purtroppo quella volta non accadde, perchè la mie mente rimase folgorata da qualcosa di più interessante: dopo pochi secondi dall’inizio della sigla, la telecamera non scese su King’s Landing o su Winterfell, ma sull’Italia, e iniziò a passare in rassegna quasi tutte le città più belle della nostra penisola; e in maniera incredibilmente verosimile alla sigla originale, dal suolo non emersero come sempre i famosi luoghi della serie, ma i monumenti, i palazzi e le strade più belle delle nostre città. Finito il video, lo rividi molte volte, perchè lo trovai assolutamente geniale: quale terra meglio della nostra Italia nel passato può rappresentare il clima che si respira in Game Of Thrones, e quale modo migliore se non farlo con uno dei suoi punti di forza, ovvero la sigla? Avevo tante domande nella testa, per questo le ho fatte ai diretti interessati, quattro ragazzi iscritti al Politecnico di Torino che hanno realizzato questo video come lavoro di tesi. Tra i quattro è Chiara Sapio che parla, facendosi portavoce di tutto il gruppo.

•    Da molti giorni sul web sta circolando il vostro video e sta avendo un grandissimo successo. Chi sono le persone dietro questo progetto?
Dietro questo profetto ci sono quattro ragazzi: io, Manoj Rollo, Mara Guarneschelli e Filippo Silvestro. Io e Manoj siamo iscritti al Politecnico di Torino, io al corso di Laurea in Ingegneria Informatica e Manoj a quello di Cinema e Mezzi di Comunicazione. Mara invece frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e Filippo ha terminato gli studi presso la Nemo Academy di Firenze, dove anche io ho frequentato il corso di Grafica 3D circa due anni fa.
Veniamo un po’ da tutta Italia e ci accomuna la passione per la grafica digitale e il desiderio di poter fare questo lavoro nella vita. E’ stato bello lavorare insieme, questo video non ci sarebbe senza il contributo di tutti, sono molto orgogliosa di questo team!

•    Game of Thrones è sicuramente il fenomeno mediatico degli ultimi 5 anni, ha rivoluzionato il genere delle serie tv convogliando un grande pubblico. Immagino siate anche voi dei grandi fan della serie: come vi è venuta l’idea di adattare la sigla originale alle città italiane?
Io personalmente sono una fan piuttosto recente della serie, ma mi ha appassionato sin dal primo episodio, tanto che ho deciso di comprare tutti i libri. Così, quando il nostro relatore ci ha offerto di lavorare ad un progetto che ricreasse la sigla di Game of Thrones con le città italiane, non ho potuto rifiutare perchè potevo finalmente unire la mia passione per la grafica 3D con quella per il mondo di GOT, quindi il merito dell’idea è tutto il suo.

•    Parliamo tecnicamente del vostro video. Che programma avete utilizzato e come vi siete divisi il lavoro?
Il video è stato realizzato con Autodesk Maya, uno dei più famosi software di modellazione 3D sul mercato. Io mi sono occupata di modellare tutte le città, rimanendo quanto più fedele possibile ai monumenti originali, di cui ho cercato davvero tante referenze su internet, per poter cogliere ogni minimo dettaglio. Poi ho dovuto improvvisarmi rigger e animatrice, che non sono la mia specialità, ma è stato bello potermi mettere alla prova con qualcosa di nuovo, vedendo quella che era solo un’idea prendere vita giorno dopo giorno. Manoj poi si è occupato della modellazione dell’astrolabio e della mappa e anche di tutte le    inquadrature, mentre Mara e Filippo delle textures e materiali che volevamo risultassero quanto più realistici possibili.

GOT Italia
Alcune inquadrature del video. PH: got.fronteffects.com

•    Quali difficoltà avete trovato nella sua realizzazione e quanto tempo avete impiegato per realizzarlo? Vi siete divertiti e a cosa pensavate mentre eravate immersi nella realizzazione?

Quando ti ritrovi a lavorare ad un progetto del genere, la prima difficoltà che si incontra è dovuta al fatto che ci sarà sempre un confronto con l’originale. La sigla della serie è stata realizzata nel doppio del tempo che avevamo a disposizione e da un team di almeno 30 professionisti che vi si dedicavano notte e giorno.
Quindi il primo problema è stato il tempo: solo quattro mesi a disposizione e, nel frattempo, corsi universitari da seguire ed esami da preparare. Abbiamo cercato di mantenerci fedeli allo stile della sigla, cercando di rendere l’idea che gli edifici non fossero altro che dei modellini fatti a mano da artigiani esperti, animati da una moltitudine di ingranaggi e meccanismi.
Anche la scelta delle città non è stata semplice, l’Italia è piena di tanti posti meravigliosi, ma non potevamo riprodurli tutti e, con le nostre decisioni, non abbiamo voluto offendere nessuno anche se molti hanno inteso in questa maniera l’esclusione della città in cui vivono.
La storia di Martin è ambientata in un territorio suddiviso in regni in lotta tra loro, quindi ci siamo ispirati alla stessa situazione che c’era in Italia prima dell‘Unità e, per ciascun regno, ducato, granducato, abbiamo scelto una o al massimo due città rappresentative.
Ci sarebbe piaciuto rendere omaggio anche alle regioni da cui veniamo – la Puglia nel mio caso – ma alla fine abbiamo deciso di rimanere neutrali.
Infine ci sono i limiti tecnici, dovuti al fatto che abbiamo potuto utilizzare solo i nostri pc che, purtroppo, non sono performanti come quelli di un vero studio. Quindi, renderizzare più di 6000 frames, è stata un’impresa.

•    Un po’ vi aspettavate tutto questo riscontro sul web o è stato totalmente inatteso? Conoscendo il seguito della serie c’era da aspettarselo.
In realtà non ci aspettavamo che venisse accolto così bene , soprattutto in un momento cruciale per la serie che si avvia alla conclusione. E’ stata una bella sorpresa e una bella soddisfazione per tutto l’impegno che ci abbiamo messo nel realizzare questo progetto.
Questo progetto, inoltre, era dedicato anche ai fan e ai ragazzi dello staff di Game of Thrones – Italy, la principale pagina FB italiana che si occupa della serie. Ricevere il supporto di tutti loro ci ha reso molto felici.

•    Se siete fan della serie (come me) parlatemi dei vostri personaggi preferiti e dei momenti che vi sono piaciuti di più.

Dopo aver guardato “Battle of The Bastards” non posso non dire che non sia uno dei miei preferiti in assoluto. Sono un’amante delle scene di battaglia e questa è riuscita a tenermi col fiato sospeso per tutto il tempo. Se poi si pensa a tutte le persone che sono state coinvolte, alle settimane che sono state necessarie per girarla e alle difficoltà che sono state affrontate, la si apprezza ancora di più.
Per quanto riguarda i personaggi preferiti, il bello di questa storia è che, a parte alcuni casi isolati, non ci sono personaggi completamente buoni e altri completamente cattivi, ognuno ha i suoi lati oscuri, ognuno commette errori e ognuno ha la possibilità di redimersi.
E poi, finalmente, si vedono delle donne forti che sanno cosa vogliono, non si lasciano abbattere dalle difficoltà e riescono a tener testa anche ai peggiori nemici.
Detto questo, come si può non fare il tifo per Arya,Tyrion o Jon?!

•    Ti ringrazio per la disponibilità concessa, un saluto per CloseUp!

Grazie per averci dedicato un po’ del vostro tempo e del vostro spazio, ci fa davvero molto piacere! Un grande in bocca al lupo per il vostro sito, vi auguriamo di crescere sempre di più!

GOT Italy – The Project

Maurizio Cheli

In volo con l’astronauta Maurizio Cheli

L’astronauta Maurizio Cheli, primo italiano a ricoprire il ruolo di mission specialist (se hai perso l’intervista precedente clicca qui) progetta, produce e collauda velivoli ultraleggeri in lega di alluminio e fibra di carbonio con la sua startup, CFM Air. Close-up Engineering è tornato a fargli visita per testare il DARDO.

DARDO
Il cupolino del DARDO offre una visuale di 180°. Fotografia di Raffaele Salvemini.

Si tratta di un biposto ultraleggero dal design accattivante e gli interni confortevoli. Il pannello dei comandi si presenta con una configurazione semplice ed intuitiva anche per principiati e non addetti ai lavori. Nella consolle centrale con i sistemi di controllo del volo e gli strumenti per la navigazione aerea, trovano alloggio due schermi LCD ad alta risoluzione per la visualizzazione del radar e dell’indicatore di assetto (orizzonte artificiale).

DARDO - interni
Gli interni del DARDO. Credits: http://cfm-air.net/

Le prestazioni del DARDO sono notevoli ed il doppio comando, insieme alle altre caratteristiche sopracitate, lo rende molto simile ad un velivolo di addestramento militare.
Vediamo quali sono le caratteristiche tecniche del velivolo:

Le caratteristiche tecniche del DARDO.
Le caratteristiche tecniche del DARDO. Credits: http://www.dardousa.com/

Flap extended speed (velocità massima con i flap estesi): 150 km/h
Maneuvering speed (velocità di manovra): 180 km/h
Maximum gust intensity (velocità da non superare in caso di raffiche): 250 km/h
Never exceed speed (velocità da non superare in nessuna condizione di volo): 340 km/h
Dive speed (massima velocità teorica raggiungibile in affondata): 380 km/h

Il volo

Antonio Piazzolla e Maurizio Cheli
In volo a bordo del DARDO. Da sinistra, Antonio Piazzolla, responsabile di Close-up Engineering Science & Tech, Maurizio Cheli, astronauta, pilota collaudatore, imprenditore.

24 maggio 2016, ore 13:40, Aeroclub Torino-Aeritalia a Collegno (TO). Dopo il rullaggio, durato alcuni minuti, siamo decollati in modalità CTOL: Conventional Take-off and Landing (decollo e atterraggio convenzionale, dove per convenzionale si intende orizzontale).

Il piano di volo è di tipo locale, della durata di 20 minuti circa. Scopo del volo è testare il comfort del velivolo e valutare le prestazioni. Ci dirigiamo verso la Val di Susa, situata nella parte occidentale del Piemonte, ad ovest di Torino: lunga 80 km e con oltre 90.000 abitanti, è la valle alpina più estesa e popolata del Piemonte. Prende il nome dalla città di Susa, situata in posizione baricentrica nella vallata, anche se il suo centro più grande oggi è Avigliana.

Antonio Piazzolla e Maurizio Cheli
Sorvolo della Val d Susa, a sinistra Antonio Piazzolla, ai comandi Maurizio Cheli.

Nell’Alta Valle si trova il punto più occidentale d’Italia (vetta della Rocca Bernauda). Sorvoliamo la Sacra di San Michele sul monte Pirchiriano, che veglia l’ingresso della Valle di Susa da Torino. Il complesso architettonico, collocato sul monte Pirchiriano, all’imbocco della val di Susa, è situato nel territorio del comune di Sant’Ambrogio di Torino poco sopra la borgata San Pietro, ed appartiene alla diocesi di Susa. È il monumento simbolo del Piemonte nonchè una delle più eminenti architetture religiose di questo territorio alpino, transito per i pellegrini tra Italia e Francia. Ristrutturato, è stato affidato alla cura dei padri rosminiani, la Sacra di San Michele è un’abazia romanica-gotica risalente alla fine del X secolo. L’abazia è alta 41 metri ed è collocata sul monte Pirchiriano, uno sperone roccioso alto 962 metri. Il DARDO si presenta molto confortevole, spazioso e prestante: insofferente ai vuoti d’aria, resistente alle folate di vento (che quel giorno sono state di media intensità). Il nostro volo, durato circa 20 minuti, è terminato alle 13:58 locali.

Tutto in un istante
Tutto in un istante, Credits: https://i.ytimg.com/vi/YfiOjVafLSg/maxresdefault.jpg

Un’esperienza così unica andava raccontata nella sua semplicità con l’emozione che solo il volo può regalare, in quanto esperienza che eleva corpo e intelletto umano alienandolo dalla sua natura terrestre, e con l’entusiasmo di Maurizio che trasmette, a chi gli sta accanto, il suo emozionarsi per la passione che lo ha portato da un SF-260 allo Space Shuttle: emozioni che racconta anche nel suo libro “Tutto in un istante” edito da Minerva Edizioni.

 


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