I dolori alla testa sono esperienza comune a tutti. Chi può dire di non averne mai avuto uno. Alcuni però, come la nevralgia del trigemino e la cefalea a grappolo, possono raggiungere intensità così alte da indurre molte persone a ricorrere a rimedi chirurgici per tentare di alleviare la sintomatologia, non sempre con pieno successo. Fortunatamente l’incidenza della nevralgia del trigemino è abbastanza bassa (4 casi su 100000 in Italia ogni anno) ma chi ha avuto esperienza sa di cosa si parla.

Un recente studio condotto dai ricercatori del Duke University Medical Center a Durham, Stati Uniti, e apparso sulla rivista “Nature Neuroscience”, ha cercato di spiegare il perché i dolori della testa vengano recepiti in modo così intenso.

Il dolore segue percorsi specifici

La risposta a questo fenomeno è stata trovata nel campo neuro-anatomico. I ricercatori sono stati in grado infatti di evidenziare delle particolarità nella via di trasmissione degli stimoli dolorosi provenienti dalla testa. Questi, infatti, sembrano avere una via di propagazione più diretta rispetto ai dolori provenienti dal resto del corpo.

La nevralgia del trigemino, un dolore di eccezionale intensità
Ph: my-personaltrainer.it

Il dolore generalmente viene trasmesso attraverso vie nervose che trasportano il segnale alla corteccia cerebrale, dopo aver avuto diverse tappe intermedie. Le vie dolorifiche si compongono, generalmente, di una serie di tre neuroni che vanno a costituire quella che viene indicata come via spino-talamo-corticale. In questo caso un primo neurone, accolto nel ganglio spinale, ha il compito di recepire lo stimolo periferico e di trasmetterlo verso le strutture cerebrali. Questo subisce poi diversi stop intermedi prima di arrivare alla corteccia encefalica dove viene elaborato e compreso.

Per quanto riguarda alcune tipologie di dolori provenienti dalla testa, questi sembrano seguire una via mono sinaptica in grado di attivare dei centri neuronali diversi da quelli elencati in precedenza.

I ricercatori, grazie alla tecnica CANE (capturing activated neuronal ensemble) da loro messa a punto, hanno potuto osservare un’attivazione maggiore, a seguito di uno stimolo doloroso applicato sul volto, del nucleo parabrachiale laterale, rispetto a quanto visto per stimoli di altra provenienza. Questo nucleo è un aggregato di neuroni localizzato nella parte posteriore del ponte, intimamente connesso a particolari strutture del sistema limbico, come il nucleo dell’amigdala, il giro del cingolo, la corteccia dell’insula e l’ipotalamo laterale, tutte strutture deputate, tra le altre cose, al controllo delle risposte emotive ed istintive. La “paura del dolore” e la “sofferenza” sono, come riportato dagli stessi autori, delle componenti emozionali del dolore stesso, che ne amplificano la percezione. Il risultato è una sintomatologia dolorosa di eccezionale intensità.

Le prospettive

Questo studio apre sicuramente porte importanti. Fornisce le basi per una comprensione biologica di alcuni tipi di dolore per i quali, ad oggi, le capacità terapeutiche sono spesso molto invasive e a volte anche insufficienti.

Avere coscienza di come un determinato meccanismo funzioni è indispensabile per studiare strategie efficaci, che vadano a toccare i giusti punti con lo scopo di portare benefici significativi al paziente.

Ulteriori studi avranno il compito di fornire prospettive terapeutiche concrete.