Come spesso accade, gli scienziati non sempre ricevono la gratificazione che meritano. E’ il caso di Nikola Tesla ma facciamo un passo indietro. Quando nel 1883 l’imperatore Guglielmo I inaugurò alla stazione di Strasburgo il nuovo sistema di illuminazione, quest’ultimo fece corto circuito, esplodendo e demolendo un muro proprio dinanzi all’imperatore stesso e alla sua corte. Responsabile dell’installazione dell’impianto (e del disastro) era la Continental Edison di Parigi, una filiale della Edison Electric Light. Per Thomas Edison si trattava di una situazione terribilmente spiacevole: il rischio che la sua fama e la sua reputazione risultassero seriamente compromesse era alto e, inoltre, c’era la concreta possibilità che la compagnia non solo non venisse pagata, ma che potesse addirittura venire citata per danni (giustamente).

Per questo, Edison inviò a Parigi il suo uomo più fidato, l’ingegnere inglese Charles Batchellor, affinché risolvesse al più presto il problema. Giunto a Parigi, quest’ultimo scoprì che era stato appena assunto dalla Continental Edison un giovane promettente e brillante ingegnere, Nikola Tesla che, viste le notevoli conoscenze teoriche e le altrettanto considerevoli abilità pratiche, fu subito inviato a riparare l’impianto di Strasburgo, con la promessa che, se lo avesse fatto rapidamente, avrebbe ricevuto un premio di 25.000 dollari. I problemi tecnici del sistema di illuminazione non erano difficili da risolvere per Tesla che, infatti, venne a capo della situazione con una certa facilità. Tuttavia i tedeschi erano piuttosto sospettosi e volendo essere certi che non ci sarebbero state altre esplosioni, pretesero che ogni minimo intervento fosse approvato per iscritto.

Questo comportò un allungamento dei tempi al punto che, tra un permesso e l’altro da ottenere prima di compiere una mossa successiva, Tesla riuscì a costruire in un piccolo laboratorio in un vicolo di Strasburgo il primo motore a corrente alternata nel mondo.
Riparato il sistema di illuminazione e tornato a Parigi, Tesla si recò immediatamente dal direttore operativo per richiedere il compenso pattuito, ma quest’ultimo, dopo aver espresso tutto il suo apprezzamento e la sua gratitudine per il lavoro svolto, gli disse che qualsiasi pagamento straordinario doveva essere approvato dal contabile. Allora Tesla si rivolse al contabile che, dopo essersi sciolto in ringraziamenti a nome della società, gli spiegò che i pagamenti straordinari andavano approvati dal presidente. Ostinato, Tesla prese un appuntamento con il presidente, che lo elogiò e lo ringraziò ancora una volta, spiegando, però, che non poteva interferire con le decisioni che andavano prese dal direttore operativo.

A questo punto Tesla comprese che era stato preso in giro e che non avrebbe visto l’ombra di un dollaro. Ma questa non era certo l’unica delusione, un’altra e ancora più cocente lo attendeva un anno dopo, quando Batchellor lo convinse a recarsi negli Stati Uniti a lavorare direttamente per Edison. Il famoso inventore statunitense era un uomo pratico che rifiutava nettamente le teorie matematiche (di cui era a digiuno), sviluppava i propri progetti per tentativi: a volte questo sistema funzionava, ma spesso il suo approccio non analitico causava errori e fallimenti non poco imbarazzanti. Quando Tesla arrivò a New York, il problema più spinoso di Edison era quello di accoppiare due o più dinamo per produrre abbastanza energia. Batchellor sapeva benissimo che Tesla sarebbe stato in grado di risolvere questo problema ed Edison, dal canto suo, sapeva come motivare il giovane ingegnere serbo. Intuendo che quest’ultimo aveva un grande bisogno di soldi per sviluppare le sue idee sul motore a corrente alternata, e che sarebbe stato disposto a lavorare sodo pur di vederle realizzate, gli offrì 50.000 dollari per perfezionare i generatori della sua centrale elettrica.

Tesla, che purtroppo, dopo l’esperienza parigina, non aveva acquisito il senso degli affari (né mai lo avrebbe fatto), iniziò a lavorare senza sosta tutti i giorni dalle dieci del mattino alle cinque del mattino seguente, senza mai concedersi un attimo di riposo. Progettò 24 diversi tipi di motore a corrente continua standard e un sistema di controllo che assicurava, dal momento in cui i generatori venivano collegati, che gli impulsi di corrente prodotti fossero sempre sincronizzati. Edison costruì e sperimentò con successo i nuovi generatori di Tesla: le macchine funzionavano perfettamente e perciò le brevettò, sostituendole alle dinamo precedenti. Tesla si recò, quindi, nell’ufficio di Edison, ricordandogli i 50.000 dollari promessi, ma la risposta dell’imprenditore fu raggelante:

“Tesla, ma lei non capisce l’umorismo americano!”.

Ancora una volta, Tesla era stato raggirato da una società di Edison. Anche se per l’ultima volta.

Nella foto a sinistra Thomas Edison, a destra Nikola Tesla. Crediti: nationageographic.com