Un nuovo trattamento per la fibrosi cistica ha da poco ricevuto il via libera da parte della Food and Drug Administration americana. Il suo nome è Trikafta e si prefige l’obiettivo di cambiare in modo significativo le prospettive di trattamento di questa patologia.

Si tratta di una combinazione di tre farmaci (elexacaftor/ivacaftor/tezacaftor), in grado di agire sulla forma di mutazione più comune responsabile della fibrosi cistica, ovvero una delezione nel gene CFTR, che produce un canale per il cloro non funzionante.

La fibrosi cistica: uno sguardo alla patologia

La fibrosi cistica è una patologia genetica autosomica recessiva non particolarmente rara. In Italia, infatti, una persona su 25 è portatore sano della patologia. Poiché la trasmissione della patologia è mendeliana, una coppia formata da due portatori sani, ad ogni gravidanza, avrà il 25% di possibilità di dare alla luce un figlio malato.

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La mutazione più frequente responsabile di tale patologia è la mutazione dell’aminoacido fenilalanina in posizione 508 nel gene CFTR (F508del), sebbene in Italia il 30% dei malati presenti altre mutazioni. Almeno altre 1900 mutazioni sono state descritte, ma sono sicuramente meno frequenti. Si pensi che le stime indicano una prevalenza della F508del in circa l’86-90% dei pazienti.

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Tutte queste mutazioni portano ad un malfunzionamento di una proteina canale per gli ioni cloro (Cl-), il quale ha la funzione di regolare il trasporto di sodio e cloro attraverso la membrana cellulare.

Quasi tutte le ghiandole esocrine, ovvero che riversano i propri secreti verso l’esterno, sono interessate dalla patologia. I distretti che maggiormente risentono di questo malfunzionamento sono il tratto gastro-intestinale e, ancor di più, l’apparato respiratorio.

In quest’ultimo distretto l’accumulo di muco estremamente denso e viscoso crea un ambiente particolarmente adatto alla proliferazione batterica esponendo i pazienti a continui episodi di polmoni e altre patologie respiratorie. L’evoluzione è verso una insufficienza respiratoria, a sua volta causa di ipossiemia e sofferenza cardio-circolatoria, causa spesso di morte di questi pazienti.

Il nuovo trattamento

Trikafta è, come accennato, una combinazione di tre diversi farmaci in grado di aiutare la proteina CFTR mutata a funzionare un po’ meglio. Sebbene alcune altre terapie siano disponibili per questa patologia, non sono pochi i pazienti non candidabili per alcuna di esse: con questo nuovo approccio la speranza è poter dare alla grande maggioranza almeno una speranza in più.

I trials che hanno portato all’approvazione da parte della FDA sono stati sostanzialmente due: il primo, durato 24 settimane, ha riguardato 403 pazienti tutti al di sopra dei 12 anni di età ed è stato condotto in modo randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. Il secondo ha analizzato 107 pazienti, tutti omozigoti utilizzando nel gruppo di controllo la terapia standard fino ad ora utilizzata (tezacaftor/ivacaftor).

I miglioramenti, misurati attraverso l’analisi del ppFEV1, ovvero la percentuale predetta del volume espiratorio forzato nel primo secondo (la massima quantità di aria che il soggetto riesce ad espirare in un secondo dopo inspirazione forzata, espressa in percentuale) sono stati significativi. In entrambi gli studi tale parametro ha mostrato un incremento di oltre il 10%. Inoltre anche il cloro nel sudore è migliorato così come la funzionalità polmonare.

La situazione in Italia

Per quanto riguarda il nostro Paese l’EMA ancora non concede il lascia passare per la messa in commercio della terapia. Non è certo che la scelta sarà uguale a quella della FDA dal momento che la F508del non è rappresentata allo stesso modo in tutto il mondo. Bisognerà perciò attendere, sperando un giorno di potere davvero risolvere questo grande problema sanitario.

 

Fonti ed approfondimenti: