La fine del 2017 ha visto in prima pagina l’elevato numero di influenzati in Italia; si sono registrati picchi di più di 8 milioni di malati a letto in un singolo mese. Le polemiche che si sono sollevate a riguardo si concentravano sulla critica alla campagna di prevenzione vaccinale svoltasi nei mesi di ottobre/novembre.

Infatti, nonostante la vaccinazione, molti hanno contratto l’influenza mostrando gli stessi sintomi di chi non era vaccinato.  La gravità dei sintomi influenzali e le possibili complicanze possono risultare fortemente debilitanti, se non fatali, per soggetti che presentano già malattie croniche o ulteriori patologie primarie.

La comunità scientifica ha riconosciuto la parziale inefficacia del vaccino e ha spiegato come uno dei vari ceppi contenuti nella soluzione iniettabile, abbia mostrato una eccessiva rapidità nella mutagenesi, riducendo drasticamente la copertura vaccinale.

Cos’è l’influenza e come si contrae

L’influenza è una malattia importante, causata da una infezione virale. Il decorso può essere rapido, dai 3-5 giorni oppure può essere necessario il ricovero ospedaliero. Ciascuna stagione influenzale è differente, generalmente si sovrappone alla stagione invernale, ma è da ricordare che ci possono essere manifestazioni anche durante il resto dell’anno. La contagiosità generalmente insorge prima della manifestazione della malattia. Può poi durare fino a 5-7 giorni dopo l’insorgenza dei primi sintomi. A causare l’influenza nell’uomo sono principalmente 3 diversi tipi di virus e sono classificati come A, B, C. Ogni famiglia sottende più isoforme, nel caso di H3N2 che appartiene alla A.

H3N2

Il ceppo in questione prende il nome di H3N2 e appartiene alla macro-famiglia dei virus dell’influenza A. Deve il suo nome alle proteine emoagglutinina (H) e neuroamminidasi (N) presenti sulla superficie del capside. Il virus mostra un elevato tasso di virulenza e infettività, capace di causare importanti infezioni lungo il tratto respiratorio di mammiferi e volatili.

Fra le caratteristiche tipiche del virus troviamo sicuramente l’elevata frequenza di mutazioni, nonché la capacità di esprimere diverse isoforme proteiche in base alle cellule che lo ospitano. Questo lo rende estremamente resistente contro il sistema immunitario, permettendogli di non essere riconosciuto nonostante la vaccinazione preventiva.

 Il vaccino

La formulazione stagionale protegge dai virus influenzali che secondo la comunità scientifica saranno i più comuni durante la stagione a venire, per la stagione 2017-2018 l’Organizzazione mondiale della sanità (e confermata ovviamente dall’EMA) ci si aspettava nuovamente i virus che hanno caratterizzato la stagione passata.

Nello specifico i virus contenuti nella formulazione sono:

  • A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2)
  • B/Brisbane/60/2008 (lineaggio B/Victoria)
  • A/Michigan/45/2015 (H1N1)

Questi tre sono i ceppi che compongono i vaccini convenzionali definiti per l’appunto trivalenti. Al loro interno vengono inserite componenti del virus, nel caso dei ceppi influenzali le glicoproteine di membrana, capaci quindi di indurre una risposta immunitaria, ma non di indurre una infezione. A questo si aggiunge un adiuvato, ovvero una componente farmacologica approvata che aumenta l’immunizzazione nel vaccinato. La soluzione verrà quindi mantenuta in appositi frigoriferi a temperatura stabile per impedire la denaturazione delle proteine.

Produzione del vaccino

I virus vengono fatti replicare all’interno di uova di volatili. La scelta è dovuta al fatto che gli agenti patogeni in questione infettano oltre ai mammiferi anche i volatili, e quindi le cellule presenti nell’uovo sono un ottimo substrato di crescita.

Un secondo passo è quello di separare gli antigeni dalle cellule e isolarli dal medium. Per la purificazione possono essere usate diverse tecniche, ogni azienda seleziona la più congeniale rispettando sempre le norme decretate dall’FDA.

Da qui in poi la realizzazione del vaccino prosegue verso l’aggiunta in soluzione di altri componenti che stabilizzino gli antigeni per evitarne la degradazione e quindi il mancato riconoscimento. È importante inoltre che non ci sia interazione fra gli antigeni e gli adiuvanti aggiunti nella formulazione.

Decisa la corretta soluzione questa è pronta per essere inserita nelle apposite vial o siringhe ed essere stoccata per essere distribuita ai vari sistemi sanitari. Queste, una volta iniettate, verranno riconosciute dal sistema immunitario, inducendo la produzione di anticorpi e la protezione da infezioni future.

Cos’è accaduto quest’anno?

Durante il 2017 sono stati prodotti i vaccini seguendo il metodo sopra indicato. Tuttavia, si è osservato che H3N2, all’interno di cellule d’uovo, esprime isoforme proteiche del capside diverse rispetto a quelle espresse nell’uomo. In questo modo gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario non riconosceranno il virus in sede di infezione.

Per risolvere il problema nella futura campagna di vaccinazione, i laboratori di ricerca stanno progettando metodi di crescita che escludano le cellule d’uovo, riducendo così il più possibile il rischio di comportamenti adattativi ed eccessive mutazioni.

 

A cura di Marco Franzon