La figura dell’uomo allettato ai primi sintomi di influenza è ormai diventata uno stereotipo. L’uomo che esagera i sintomi per restare a casa ed evitare di svolgere i propri compiti lavorativi e domestici, è una figura ormai famosa. Ma siamo proprio sicuri che tutti questi uomini mentano sul loro reale stato di salute?

Kyle Sue, un medico canadese della Memorial University of Newfoundland, in Canada, insieme ad un team di ricercatori ha pubblicato sul British Medical Journal, una review sul tema dell’influenza maschile, traendone interessanti conclusioni.

Le fonti e la review

Il lavoro del Dr. Sue pubblicato, come anticipato, sul BMJ, una delle riviste più accreditate al mondo in campo medico, ha preso in esame tutta la letteratura scientifica sul tema delle differenze di genere in relazione ad infezioni da virus influenzali. La ricerca è stata estesa a diversi motori di ricerca: PubMed/MedLine, EMBASE, Cochrane, CINAHL, Scopus, Web of Science e Google Scholar, inserendo diverse combinazioni di parole chiave utili al ritrovamento di una grande quantità di materiale. Non sono stati tralasciati dati relativi ad esperimenti eseguiti su cavie da laboratorio e lavori epidemiologici sul tema influenza.

Dal 2005 ad oggi, ecco i dati relativi alle sindromi influenzali
Ph: InfluNet

Le analisi compiute da Sue e dai suoi collaboratori hanno notato come molto numerose siano le evidenze che mostrano una differenza significativa nell’intensità della risposta immunologica femminile e maschile nei confronti di infezioni virali a carattere influenzale.  Il sistema immunitario delle donne pre-menopausa, infatti, sembra reagire più efficacemente a questo tipo di infezioni.

Il ruolo centrale degli ormoni sessuali nel determinare l’intensità della risposta immunitaria a virus influenzali è noto da diversi anni. Nel 2013 un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) illustrava come il testosterone avesse un importante ruolo immunosoppressore nella risposta alla vaccinazione anti influenzale. Non a caso le donne, avendo livelli di testosterone più bassi, rispondono in modo più efficiente a questo tipo di vaccinazione.

Oltre all’azione negativa del testosterone, è stato riscontrato un ruolo importante svolto dagli estrogeni nella protezione da infezioni influenzali. Questa tesi fu già supportata nel Gennaio 2016 da uno studio apparso sul sito dell’American Physiological Society.

Quale è il motivo di queste differenze?

Sono state proposte delle teorie per tentare di spiegare il motivo che abbia spinto la natura a puntare su un ormone come il testosterone nonostante, come abbiamo visto, esso possegga un effetto immunosoppressivo.

Diversi accademici, riporta Sue nel suo articolo, sostengono che il maschio di molte specie animali sia per natura predisposto al combattimento, alla caccia e ad una vita relativamente breve. Al fine evoluzionistico, quindi, il prezzo da pagare per implementare le caratteristiche tipiche maschili sarebbe quello di un sistema immunitario meno performante rispetto alla controparte femminile. Molti maschi nel regno animale, infatti, vanno incontro a morti traumatiche ancor prima di potersi imbattere in un patogeno di tipo virale.

Il Prof. Avitsur, docente alla University of Hartford, sostiene inoltre che la sintomatologia più severa dei sintomi influenzali maschili possa essere vista come una strategia che l’organismo ha per tentare di ridurre il rischio di incontrare predatori quando non si è al massimo delle proprie forze.

Sicuramente seguiranno studi di approfondimento riguardo questo tema, ma l’evidenza scientifica sta pian piano dimostrando che non tutti gli uomini mentono quando dicono di star male a causa di un’influenza.