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lunedì, 28 Settembre, 2020

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La “Smart” della FIAT odiata dalle lobbies

Correva l’anno 1972 e il gruppo FIAT presenta al Salone di Torino la X1/23 Concept, una vettura biposto simile alle moderne “Smart”; particolarità di quest’auto era il motore elettrico alimentato da batterie al nichel-zinco, con una potenza di 13,5cv, in grado di raggiungere i 70km/h.

Si trattava tuttavia di un esercizio di stile: “un concept progettuale mirato allo scopo di proporre e successivamente analizzare una o più soluzioni stilistiche, le quali anticiperanno o ispireranno progetti futuri o mirano a informare l’orientamento stilistico che si sta adottando”, insomma in parole povere, un modello non funzionante al solo scopo dimostrativo.

FIAT X1/23 Concept
FIAT X1/23 Concept, credits: it.pinterest.com

Il progetto verrà ripreso qualche anno più tardi, nel 1976, con una innovazione decisamente inusuale per l’epoca: il motore elettrico, alimentato da batterie al nichel-zinco installate nel vano posteriore per un’autonomia stimata tra i 50 e gli 80 km. La potenza complessiva di 13,5 cv consentiva al veicolo di raggiungere i 70km/h. L’innovazione più grande consisteva nella possibilità di ricaricare le batterie durante la frenata: un tipo di tecnologia che svariate decine di anni dopo avremmo chiamato KERS, acronimo di Kinetic Energy Recovery System (Sistema di Recupero dell’Energia Cinetica) un dispositivo elettromeccanico atto a recuperare parte dell’energia cinetica di un veicolo durante la fase di frenata e a trasformarla in energia meccanica o elettrica, nuovamente spendibile per la trazione del veicolo o per l’alimentazione dei suoi dispositivi elettrici.

FIAT X1/23 Concept
FIAT X1/23 Concept, credits: curiosity2015.altervista.org

Il progetto però rimase tale: indovinate perché..?

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Antonio Piazzolla
Giornalista e divulgatore scientifico; caporedattore di Close-Up Engineering, è una delle firme di Forbes Italia e autore su Le Stelle, la rivista di divulgazione astronomica fondata da Margherita Hack. Ha collaborato con BBC Scienze Italia, HuffPost Italia, l’Espresso, Il Messaggero e Business Insider Italia.