La Cina è una delle nazioni più all’avanguardia in ambito di intelligenza artificiale e se non bastano il sistema di riconoscimento facciale in grado di scovare un sospettato tra 60.000 persone e quello di videosorveglianza capace di identificare una persona dalle movenze del corpo, a convincerci di ciò lo farà senz’altro l’ultima trovata che rappresenta – fondamentalmente – il primo grande passo per introdurre l’impiego di machine learning nella nostra quotidianità. Il settore scelto è quello dell’informazione; questa settimana infatti la Xinhua News Agenzy, l’agenzia di stampa governativa cinese, ha presentato un nuovo membro del suo staff: si tratta di un avatar ed è stato sviluppato sulla base di ben due giornalisti in carne ed ossa Qiu Hao, per le notizie in cinese e Zhang Zhao per quelle in lingua inglese.

Veste in giacca e cravatta, ha sembianze umane ed è in grado di dirigere un telegiornale ventiquattrore su ventiquattro; il sistema di machine learning poi gli permette di conoscere come comportarsi durante una diretta. L’intelligenza artificiale – assicura l’agenzia di stato cinese – garantirà un servizio continuo dell’informazione riducendo notevolmente i costi. Il giornalista virtuale, in grado di leggere notizie sia in lingua cinese che in lingua inglese, è stato realizzato dal governo cinese in collaborazione con il motore di ricerca Sogou, ed è stato presentato in occasione della World Internet Conference di Wuzhen.

Dal riconoscimento facciale alla traduzione automatica

“Questo è il mio primo giorno alla Xinhua News Agency e lavorerò instancabilmente per tenervi informati, dato che i testi saranno digitati nel mio sistema senza interruzioni” – dice il giornalista virtuale ancora senza nome. Appare rilassato, non troppo caloroso ma neanche troppo ‘freddo’. Chen Wei, senior software engineer di Sogou, ha dichiarato che ci sono volute tre settimane di lavoro per rendere il giornalista ‘più umano possibile’: i ricercatori si sono avvalsi del riconoscimento facciale, complessi algoritmi di deep learning che permettono all’AI anchor di apprendere studiando i servizi giornalistici e software avanzati per la ricostruzione 3D dei volti umani, integrando la traduzione automatica e dei modelli per migliorare il labiale e l’espressione facciale. Sono queste le tecnologie all’avanguardia dietro il giornalista 2.0: “La tecnologia che abbiamo creato” – continua Wei – “può essere utilizzata per varie situazioni, non solo per le emittenti televisive, ma anche per insegnanti virtuali, medici virtuali e, in generale, per diversi servizi telematici”.

Del resto non è la prima volta che Xinhua si rivolge a soluzioni automatizzate per i suoi report: già nell’aprile 2017 la University of Science and Technology of China aveva sviluppato Jiajia, un robot interattivo capace di tenere discorsi, compiere micro espressioni facciali e muovere le parti del suo corpo durante le interviste, proprio come i giornalisti in carne ed ossa. Nel 2015 invece l’emittente Dragon TV impiegò Xiaolce, il chatbot di Microsoft, per fornire il bollettino meteorologico. A primo impatto però, il conduttore sviluppato da Sogou sembra non convincere gli utenti: “Penso che non avrà futuro”, “La voce dell’AI è ancora troppo rigida e ha difficoltà nel fare le giuste pause durante il discorso”; sono solo alcuni dei commenti che si leggono sul microblogging cinese Weibo.

C’è motivo di temere l’ingresso dell’AI nel mondo del lavoro?

Xinhua non ci gira attorno: l’avatar è stato introdotto per aumentare ‘l’efficienza’ e ‘ridurre i costi’ della redazione. Ciò che tiene tranquilli i giornalisti in carne ed ossa è che le notizie saranno scritte, curate e verificate da redattori umani. Fino a quando però non si sa perché, ben presto, l’intelligenza artificiale potrebbe attingere da sé fonti e comunicati, convertendoli in un testo da leggere. Un nuovo rapporto della società di consulenza PwC (PricewaterhouseCoopers), tuttavia, suggerisce che l’AI non dovrebbe danneggiare il mondo del lavoro ma che, al contrario, contribuirebbe alla creazione di novanta milioni di posti di lavoro in Cina, nei prossimi due decenni.

Agli scettici Chen Wei assicura che, nonostante i progressi tecnologici, gli umani saranno ancora insostituibili e sicuramente più versatili delle macchine: “L’AI è stata concepita per assistere e supportare gli umani, non per sostituirli. E anche se le macchine possono, in parte, svolgere alcune mansioni, non potranno in alcun modo prendere il posto dell’uomo”.

Per approfondire:

[1] “World’s first AI news anchor makes “his” China debut” – xinhuanet.com