Il Pianeta Rosso si sta rivelando un luogo ricco di sorprese. E sembra proprio che le agenzie pioniere dell’esplorazione spaziale siano mirate a spingersi sempre più oltre ogni limite per rivelare ogni mistero nascosto su Marte. Non molti mesi fa abbiamo assistito con grande entusiasmo all’ammartaggio della sonda InSight, e ancor prima le scoperte di Curiosity ci hanno mozzato letteralmente il fiato.

Tutto ciò che abbiamo visto, letto, ascoltato, attraverso ogni genere di media non è stato altro che un punto di partenza per i nostri scienziati: fisici, geofisici, geologi, astronomi, tutti accomunati dalla medesima sete di conoscenza e di capire cosa c’è “oltre ciò che si vede”.

E su Marte acqua fu!

Una delle più belle scoperte marziane è tutta italiana: ASI (Agenzia Spaziale Italiana), INAF (Istituto Nazionale di AstroFisica), CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e le Università Roma Tre, La Sapienza e Gabriele D’Annunzio ci avevano già stupito con la scoperta fatta grazie a MARSIS, un radar ideato ad hoc per l’analisi dei componenti del sottosuolo di Marte, da cui il nome Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding.

Montato a bordo della sonda spaziale di una missione di ESA (ESA Mars Express), lo strumento era stato in grado di rilevare la presenza di un lago ghiacciato nel Polo Sud del Pianeta Rosso già nel lontano 2005. La scoperta è stata poi confermata l’estate scorsa grazie ad ulteriori osservazioni e approfondimenti pubblicati su Science Magazine. In particolare, sotto le calotte polari, è stata confermata la presenza di acqua allo stato liquido.

Foto del lago ghiacciato di Marte al Polo Sud
Crediti: scienzenotizie.it

I nuovi laghi di Marte

Oggi l’orgoglio resta ancora italiano, perché esattamente nell’emisfero opposto sono stati identificati ben 24 laghi antichissimi, risalenti a circa 3 miliardi e mezzo di anni fa. Lo studio è stato condotto dall’italiano Francesco Salese e pubblicato sul Journal of Geophisical Research-Planet, menzionando l’ausilio dei satelliti Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea e Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA.

Dei 24 bacini individuati, profondi più di 4000 metri, addirittura 5 sono stati candidati a possibili ospiti di forme di vita in un’era ormai remota, data la presenza di minerali quali smectiti ricche di magnesio, serpentino e altri minerali di ferro-idratato. Non meno importante è l’ipotesi di passata esistenza di fiumi.

In poco più di una dozzina dei suddetti laghi sono stati individuati accumuli di sedimenti, altrimenti definiti delta fluviali, costituenti, agli occhi degli scienziati, siti preferenziali per la conservazione di tracce organiche.

Dunque, il Pianeta Rosso suggerisce ad astrobiologi, astrochimici e geofisici di poter essere un “terreno fertile” per la ricerca di tracce di vita passata, e perché no, per lo studio di condizioni ottimali per l’adattamento di una vita futura.