Riparare un cuore colpito da infarto del miocardio non è affatto una sfida facile. Nonostante le patologie cardiovascolari siano la prima causa di morbilità e mortalità nei Paesi occidentali, non esistono trattamenti farmacologici in grado di ridare vita ai tessuti infartuati.

Nei giorni scorsi è partito un progetto di ricerca ambizioso, che si prefige di cambiare radicalmente questo scenario. LION-HEARTED (Light and Organic Nanotechnology for Cardiovascular Disease) è il progetto europeo per sviluppare una tecnica innovativa che consenta di ripristinare e conservare la funzionalità delle cellule cardiache.

Un investimento importante

Attravero il programma FET – Future and Emerging Technologies la Commissione Europea ha stanziato quasi tre milioni di euro (€ 2 904 413,75 per la precisione) per portare avanti il progetto LION-HEARTED nei prossimi quattro anni. Otto saranno i centri di ricerca coinvolti, tra i quali l’Università Alma Mater di Bologna e l’Università degli Studi di Pavia. A coordinamento del progetto un’altra eccellenza italiana, l’Istituto Italiano di Tecnologia.

Nell’immagine possiamo vedere le strutture anatomiche che compongono il cuore.
Ph: guidausofarmaci.it

Un investimento così ingente rende bene l’idea dell’importanza e della complessità del progetto.

L’Alma Mater di Bologna mette in campo due suoi dipartimenti: quello di Chimica e quello di Fisica ed Astronomia. Il ruolo dell’istituto bolognese sarà quello di sviluppare una nuova tecnica di microscopia basata su nanosonde e sonde elettrochimiche che permetteranno di studiare come i materiali utilizzati interagiscono con le cellule, valutandone l’impatto sulla rigenerazione del tessuto.

Il progetto LION-HEARTED

Il progetto è indubbiamente complesso quanto ambizioso. Sarà articolato in tre fasi: la prima sarà volta ad identificare dei nuovi materiali organici sensibili alla luce e capaci, una volta attivati, di promuovere la differenziazione delle cellule progenitrici dei miocardiociti. Successivamente si cercherà di realizzare dei modelli sperimentali per valutare la reale efficacia di questa tecnologia su diverse patologie cardiovascolari. Infine si passerà alla realizzazione dei primi prototipi da sperimentare su modelli animali.

Realizzare dei dispositivi che, attivati da specifici fasci luminosi possano aiutare a riparare una zona colpita da infarto solo dieci anni fa sarebbe sembrato pura fantascienza.

Oggi, invece, siamo qui a raccontare la partenza di un progetto eccezionale nel quale il nostro Paese riveste un ruolo di leadership indiscussa e che potrebbe portare delle innovazioni eccezionali in campo cardiologico.

 

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