Nessuna macchia solare per ben 271 giorni: il 2019 è stato un anno da record per la nostra stella, che sta attraversando la fase calante della sua attività magnetica. L’ultima volta che si sono registrati dati simili, infatti, è stata nel 1913, quando l’assenza di macchie solari durò 311 giorni.

L’attività solare rispetta cicli che durano all’incirca 11 anni e che sono caratterizzati da una fase minima ed una fase massima: secondo le stime della NASA e del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), il prossimo minimo dovrebbe verificarsi ad Aprile 2020 mentre il prossimo massimo è atteso per Luglio 2025. Durante la fase meno intensa, la comparsa di macchie solari è ridotta al minimo.

Da quando si osserva e studia questo fenomeno, il Sole ha completato 23 cicli di attività: quello attuale (il 24esimo) ed il prossimo, secondo le previsioni degli studiosi, saranno cicli “deboli”.

macchie solari
Dati relativi agli ultimi due cicli di attività solare e la previsione riguardante il prossimo – il 25esimo (crediti: NOAA)

Mauro Messerotti, ricercatore presso l’Osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), evidenziando la parte positiva di questa situazione, ha commentato così ad ANSA:

Quello che soffia ora dal Sole è un vento molto lento e meno denso.

Per ora, quindi, la nostra stella è tranquilla e non dovrebbe verificarsi brillamenti. È opportuno ricordare che un brillamento è un’eruzione di materia che sprigiona un’energia paragonabile a decine di milioni di bombe atomiche: alcune volte l’intensità di questi fenomeni può causare tempeste geomagnetiche, che potrebbero interferire con comunicazioni radio e satelliti.

Un storico episodio è l’evento di Carrington (1859), quando la più grande tempesta geomagnetica mai osservata causò importanti danni ai sistemi di comunicazione ed un’aurora boreale visibile in posti insoliti (Roma, Giamaica,…).

Macchie solari: cosa sono?

Le macchie solari sono regioni della fotosfera che si distinguono dall’ambiente circostante perché presentano una temperatura più bassa ed un’attività magnetica forte. Sono originate da tubi di flusso magnetico, prodotti negli strati più interni della stella, che emergono in superficie.

Il campo magnetico molto intenso che le caratterizza (2.000-3.000 Gauss) inibisce il trasporto di energia verso l’esterno: questo si traduce in uno scarto termico tra le macchie (4000 Kelvin) e l’ambiente circostante (6000 Kelvin) che le rende meno luminose.

Crediti foto articolo: NOAA
Crediti foto evidenza: NASA