È passato un mese dalla scoperta del “paziente 1” in Italia, e la situazione Coronavirus non sembra migliorare. Ogni giorno il numero dei morti e dei contagiati continua ad aumentare, e il picco sembra ancora lontano. Gli ospedali in Lombardia fanno fatica a trovare posti letto per i malati, e scarseggiano anche i presidi sanitari come mascherine, alcool e disinfettanti. In molti avevano previsto questa situazione, ma altri sembravano decisamente molto più ottimisti, come la dottoressa Maria Rita Gismondo.

La dichiarazione di un mese fa

Pochi giorni dopo il rinvenimento dei primi italiani positivi, Maria Rita Gismondo, la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, centro di riferimento contro Covid-19, affermava quanto segue:

“Succede che noi stiamo facendo uno screening a tappeto. È logico perciò che andiamo a intercettare numerose positività, ma la maggior parte di queste persone ha banali sintomi influenzali. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale.”

In seguito a queste dichiarazioni, nacque una polemica col virologo Roberto Burioni, che attaccava con parole dure la collega del Sacco. Egli suggeriva infatti che Covid-19 fosse molto peggio di un’influenza stagionale.

Cambio di passo

Ora, un mese dopo, la situazione è precipitata, e il contagio non sembra fermarsi, nonostante le misure preventive prese dal Governo e dalle Regioni. Di fronte al dramma lombardo, dove continuano a morire centinaia di persone al giorno, la dottoressa del Sacco avrebbe corretto il tiro (fonte Adnkronos):

“Ormai siamo abituati non avere più distinzione tra sabato, domenica e il resto della settimana. […] C’è timore di fronte a quello che prima non ci preoccupava e che io e altri virologi – come del resto l’Organizzazione mondiale della sanità – dicevamo sarebbe stato poco più grave di un’influenza. Adesso invece davanti ai numeri della Lombardia, siamo abbastanza attoniti e vogliamo capire di più.”

La polemica non si ferma

Dopo queste dichiarazioni, un altro polverone è stato alzato dagli altri membri della comunità scientifica, che chiedono a Gismondo di ammettere pubblicamente di essersi sbagliata un mese fa e di chiedere scusa alla popolazione (fonte IlGiornale) . Dura e ostinata la replica della dottoressa:

Ho la coscienza a posto e chi mi attacca è pietoso. Non torno indietro sulle mie dichiarazioni.

~Maria Rita Gismondo


Intanto, l’associazione Patto trasversale per la scienza (Pts) ha inviato una diffida legale a Maria Rita Gismondo “per le gravi affermazioni ed esternazioni pubbliche sul coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche” (fonte IlGiornale).

L’importanza dei dati nella scienza

Questo dibattito, sterile durante l’emergenza, fa riflettere sul ruolo che i dati giocano nel mondo reale e in quello scientifico. I dati sono i nostri occhi sul mondo, ci aiutano a prendere delle decisioni, purché vengano analizzati in maniera scrupolosa. Nella matematica, e in particolare nelle scienze statistiche, non è possibile fare inferenza su un numero ridotto di casistiche. Ovvero, non si possono trarre conclusioni se un esperimento è fatto su un campione piccolo rispetto alla popolazione totale. E potrebbe essere proprio per questo motivo che le dichiarazioni di un mese fa della Gismondo si configurerebbero come gravi, poiché fatte esaminando poche decine di pazienti, che sicuramente non potevano dare contezza della gravità della pandemia ancora in atto.