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I neuroni specchio: la base della vita sociale?

PH: smartworld.it

La vita di ciascuno di noi si basa essenzialmente sulla capacità di relazionarsi con gli altri. La comprensione delle emozioni, delle sensazioni nonché dei gesti di altre persone fanno dell’essere umano un essere umano. La nostra mente si è evoluta a tal punto che a volte non serve nemmeno parlare con qualcuno per capire già le sue intenzioni. E se tutto questo fosse merito dei neuroni specchio?

Certamente stiamo parlando di una teoria tanto accattivante quanto messa in discussione, la quale ancora non è stata confermata. Molti scienziati sono ancora intenti nel cercare di provare l’importanza dei neuroni specchio mentre altri lavorano per smentire tale teoria.

Cosa sono i neuroni specchio?

La dicitura “neuroni specchio” si riferisce ad una particolare tipologia di cellule neuronali che hanno la straordinaria caratteristica di attivarsi, ovvero di scaricare l’impulso nervoso, sia quando un soggetto compie un gesto, come per esempio prendere una mela, sia che lo stesso soggetto veda qualcun altro compiere il medesimo gesto.
L’esistenza di queste cellule è stata notata per la prima volta nei primi anni ’90 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma, coordinato da Giacomo Rizzolatti. Questo gruppo notò che quando un Macacus Rhesus vedeva compiere un gesto, il cervello del primate reagiva come se a compiere l’azione fosse egli stesso. Seguirono una serie di altri studi che nel 1995 portarono gli stessi ricercatori all’identificazione dei neuroni specchio nell’uomo.

Dove si trovano

Inizialmente identificati nella porzione F5 (circonvoluzione frontale inferiore) nell’encefalo del macaco, la loro localizzazione nell’uomo è molto più complessa. Le nuove tecniche di fRMI (Risonanza magnetica funzionale) hanno permesso di individuare neuroni specchio in varie porzioni dell’encefalo.

Le cellule al centro della socialità
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Come si vede dalla figura la disposizione di queste cellule all’interno dell’encefalo è incredibilmente complessa, così come lo è la loro funzione. Infatti nell’uomo questi neuroni sembrano non limitarsi a comprendere azioni compiute ma intervengono anche qualora un’azione venga anche solo mimata.

I sostenitori

Moltissimi ricercatori, tra i quali Marco Iacoboni, ricercatore della University of California di Los Angeles, sono convinti che la scoperta di questi neuroni specchio rappresenti molto più di ciò che si possa pensare. Sostengono che tali cellule non solo ci permettano di capire le azioni che osserviamo, ma che ci diano anche la capacità di imitare, oltre che la possibilità di comprendere, il linguaggio e le emozioni. Volendo riassumere, questi neuroni ci permetterebbero di fatto di avere una vita sociale.
Tutto ciò sarebbe possibile in quanto il nostro cervello riuscirebbe a comprendere “dall’interno” ciò che ci circonda. Un esempio lo si può riscontrare pensando a ciò che ci trasmette vedere una persona sorridere. Noi, in un certo qual senso, capiremmo la sensazione di felicità in quanto questi neuroni specchio la riprodurrebbero dentro di noi.

Le implicazioni pratiche di un sistema specchio così esteso intrinseco nella natura dell’uomo avrebbe secondo i ricercatori anche delle implicazioni in campo patologico, come per esempio nella comprensione dell’autismo. Si potrebbe inquadrare la malattia infatti come una disfunzione di questo sistema che in qualche modo va ad interferire con la corretta vita sociale di questi individui.

Gli scettici

Così come molti ricercatori sono convinti dell’incredibile rilievo della scoperta dei neuroni specchio, ve ne sono molti altri che non sono così convinti che le cose stiano proprio in questo modo. Nessuno ovviamente mette in discussione la loro esistenza quanto la centralità della loro posizione all’interno della nostra vita sociale, in particolare per quanto riguarda il loro coinvolgimento nella comprensione del linguaggio e delle emozioni.
Tra i principali scettici troviamo Greg Hickok, ricercatore dalla University of California, Irvine. Secondo il suo modo di vedere, i neuroni specchio non avrebbero la centralità che Iacoboni ed altri vorrebbero attribuirgli, soprattutto nel campo dell’apprendimento. Infatti un neonato può capire molte più parole di quante non sia in grado di ripeterne. Non è vero infatti che per capire un’azione si debba essere in grado di ripeterla.

Un’altra voce importante, quella di Morton Ann Gernsbacher, ricercatore presso la University of Wisconsin-Madison, noto per le sue ricerche sull’autismo, fa notare come le persone affette da tale disturbo non abbiano nessuna difficoltà nel comprendere le emozioni altrui e ritiene poco plausibile che una patologia così complessa possa essere ricondotta ad un semplice malfunzionamento dei neuroni specchio.

Conclusioni

Comunque stiano realmente le cose, siamo di fronte ad una teoria davvero affascinante, ancora molto misteriosa, è vero, come d’altronde lo è il nostro cervello. Chi abbia ragione, se Iacoboni e Rizzolatti da una parte, o Hickok e gli altri scettici dall’altra, probabilmente verrà chiarito nei prossimi anni. Molti studi sono in atto in questo campo e senz’altro si sentirà ancora parlare di questi neuroni specchio in futuro.