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Le nuove frontiere dei combustibili rinnovabili

L'unico modo per salvare la Terra è quello d'implementare e sviluppare al meglio l'uso dei combustibili rinnovabili. Che si tratti di energia eolica o di gas di origine naturale, è fondamentale compiere questo passo

Categorie Biologia · Curiosità e Consigli

In questi giorni di acceso dibattito dal G20 di Roma al COP26 di Glasgow sul futuro della Terra, dovuto al riscaldamento globale, sentiamo parlare di soluzioni che accendono la fantasia di molti, ma che spesso non trovano reale applicabilità o vantaggio nel contenimento dei gas serra, unica assoluta necessità per salvare l’umanità dai disastri dell’innalzamento della temperatura terrestre paventata ai ritmi attuali.

Combustibili rinnovabili

Risolvere i problemi guardando al future

Già ora, in molti nuovi articoli, vediamo una corsa all’utilizzo di forme “meno” inquinanti, solitamente i gas di origine naturale o syngas provenienti da biodigestori; purtroppo anche queste fonti energetiche producono, nel loro percorso di utilizzo, grandi quantitativi di anidride carbonica, seppur inferiori a quelli generati dal consumo di carbone o idrocarburi liquidi. Uno dei combustibili emergenti è l’idrogeno, oggi spesso prodotto a partire dal metano, che ha molte difficoltà di manipolazione e stoccaggio oltre a generare, nel suo processo di purificazione, altra CO2.

In realtà il Mondo avrebbe bisogno di una tecnica di cattura e riutilizzo del metano che si libera in atmosfera sia da fonti fossili che da fonti naturali, ma per ora non vi sono tecnologie applicabili ed il metano concorre per un fattore quattro volte superiore alla CO2, all’effetto serra.

Esistono invece diverse e collaudate tecniche di cattura dell’anidride carbonica che ci potrebbero consentire di ridurne significativamente la presenza in atmosfera. Le maggiori difficoltà si incontrano nel passaggio successivo alla cattura dell’anidride carbonica, che può sì essere stivata o trasportata con relativa facilità, ma che necessita di grandissimi volumi di stoccaggio, spesso rappresentati da giacimenti esausti nel sottosuolo, che non garantiscono il contenimento della stessa nel tempo, ma sono soggetti al rilascio progressivo di quanto pompato al loro interno.

Poiché sia la CO2 che l’H2 sono in realtà classificabili come materie prime, le attività di ricerca di soluzioni utili per la transizione energetica si stanno concentrando sul loro utilizzo per la produzione di carburanti liquidi, con tutti vantaggi derivanti dal poter disporre di un combustibile stabile che può facilmente sostituire tutti quelli che stiamo comunemente utilizzando nei motori a combustione interna.

I nuovi impianti di energia rinnovabile

Lo sviluppo dei campi eolici nel mondo ci mette a disposizione un’enorme quantità di energia elettrica che spesso viene sprecata perché non può essere caricata sulla rete, vicina spesso all’acqua, da cui è possibile ottenere idrogeno puro. Allo stesso modo, è possibile processare la CO2, ottenendo monossido di carbonio e ossigeno. La combinazione dei due gas, con modi e tecniche noti e scalabili industrialmente, porta alla produzione di combustibili liquidi facili da trasportare, accumulare e utilizzare in sostituzione dei combustibili fossili, in un ciclo praticamente chiuso e rinnovabile.

E’ quindi possibile immaginare impianti che, utilizzando l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, alimentino sistemi di cattura della CO2 e, accanto a questi, anche sistemi elettrolitici di produzione dell’idrogeno, minimizzando così i problemi di stoccaggio e trasporto di entrambi i gas, che , una volta ricombinati, andranno a produrre combustibili liquidi di facile gestione.

In un Mondo che nei prossimi 50 anni avrà una domanda sempre crescente di energia, che non ha ad oggi tecnologie utili per produrla solo da fonti rinnovabili,  si dovrà per forza di cose continuare a utilizzare combustibili fossili in larga misura per alcuni decenni.Questa sembra essere una soluzione sensata ad un enorme e sfaccettato problema che ha una scadenza temporale. Le teorie chimico/fisiche che ne stanno alla base e le tecnologie applicative necessitano solo di perfezionamenti che una ricerca ben finanziata può ottenere in pochi anni trasformando in realtà impianti attivi e risultati evidenti di una rivoluzione energetica pratica, utile e risolutiva che lascerebbe spazio alla transizione energetica verso la produzione di energia elettrica solo da fonti rinnovabili, aiutando il Pianeta ad affrontare adeguatamente l’effetto serra.