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sabato, 19 Settembre, 2020

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Nuove frontiere dell’ottica: occhiali che mettono a fuoco autonomamente

Articolo a cura di Stefano Re

Quante persone hanno bisogno di più di un paio di occhiali nella vita di tutti i giorni? A volte gli occhiali multifocali non rappresentano una soluzione: mettono a fuoco solo uno campo ridotto e alle persone che non sono abituate provocano qualche fastidio e malessere. La soluzione a questo problema arriva dall’Israele, dalla società Deep Optics, una start-up specializzata nello sviluppo di lenti multifocali di ultima generazione. La tecnologia in queste lenti è similare a quella già utilizzata nelle fotocamere degli smartphone per mettere automaticamente a fuoco, ma con un un potenziale e un’utilità decisamente superiori.

Sugli occhiali sono montati un sensore in grado di misurare la grandezza delle pupille e delle lenti composte da 3 strati: all’interno di due sottili lastre di vetro ricoperte da una finissima griglia di ossido di indio-stagno (un particolare materiale trasparente e conduttore) risiede un’anima di cristalli liquidi. Quando l’utilizzatore di questi occhiali volge lo sguardo e la dimensione della pupilla varia, la sua misura viene mandata ad un’unità processuale opportunamente programmata per calcolare la distanza dell’oggetto dall’occhio. A questo punto, una mini batteria manda un impulso elettrico attraverso la sottile griglia di ossido di indio-stagno, che permette di trasmettere voltaggi con un altissima precisione. Quando arriva impulso elettrico, i cristalli liquidi si ridistribuiscono nello spazio a loro dedicato, modificando il percorso della luce e, quindi, l’indice di rifrazione degli occhiali.

I vantaggi di questa tecnologia sono numerosi: normalmente, l’occhio umano mette a fuoco in 0.3 secondi circa, mentre queste lenti sono in grado di compiere il suddetto processo in un tempo compreso tra 0.1 e 0.3 secondi. Non di meno, permettono a tutto l’occhiale di modificare la struttura, offrendo un campo visivo molto più ampio dei comuni occhiali multifocali. Un ulteriore vantaggio riguarda la precisione delle diottrie, le quali non saranno più misurate in multipli di 0.25, ma potranno essere calcolate di “sguardo in sguardo”.

Secondo i quattro sviluppatori del progetto (Y. Addad, Y. Yadin, A. Alon, S. Wilf), questa tecnologia potrà essere applicata anche ad alcuni ambiti della realtà aumentata e della realtà virtuale, per rendere ancora più confortevole l’esperienza.

Fonti:
[1] Scientific American, June 2016
[2] www.deepoptics.com

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