Poco più di un mese fa, dopo uno stand-by durato diverso tempo per aggiornare ed implementare alcune funzioni sui sistemi, è stata riavviata la collaborazione internazionale LVC (LIGO Scientific Collaboration and Virgo Collaboration, per una nuova caccia alle onde gravitazionali.

Situato in territorio toscano, Virgo è un interferometro capace appunto di captare nuove onde gravitazionali provenienti dallo spazio profondo.

Grazie al potenziamento dei sistemi, la rilevazione di nuove onde gravitazionali è stata definita di “cadenza settimanale”, in quanto soltanto nel mese di aprile sono stati captati ben 5 segnali dall’Universo. Tre di essi sono stati catalogati come derivanti dalla collisione di buchi neri, uno potrebbe essere nato dalla collisione di stelle di neutroni ed infine l’ultimo dal collasso di una stella di neutroni in un buco nero.

 

nuove onde gravitazionali
Vecchie e nuove onde gravitazionali.
Crediti: www.sciencenews.org

Da Einstein alle nuove onde gravitazionali

In effetti, sono state necessarie decine e decine di anni per rendere giustizia alla Teoria della Relatività di Einstein, che era stato perfettamente in grado di predire e prevedere un modello dimostrato soltanto un secolo dopo, e che nel 2017 ha premiato gli scienziati che se ne sono occupati con l’assegnazione di un Premio Nobel per la Fisica.

Si tratta sicuramente di una densità di eventi dalla prbabilità molto bassa, ma ben riuscita grazie all’accuratezza dei sistemi e della strumentazione.

L’intera comunità astrofisica è esterrefatta. Stiamo dando vita molto velocemente ad una successione di eventi.

Dichiara Jess Mclver del LIGO Laboratory.

I segnali sono ancora oggetto di un’attenta analisi per scovarne la vera natura, ma, come già anticipato, uno di essi potrebbe essere riconducibile alla collisione tra un buco nero ed una stella di neutroni: un evento senza precedenti, in quanto la stessa, definita anche stella degenere,  è che collasso gravitazionale del nucleo di una stella massiccia.

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Rappresentazione del collasso di due stelle di neutroni.
Crediti: www.businessinsider.com

I risultati più che soddisfacenti lasciano ben sperare la comunità scientifica, che continua nella sua insaziabile ricerca. Quest’ultima, infatti, non risulta essere necessaria soltanto per la natura delle stesse onde gravitazionali, ma addirittura gli astronomi di tutto il mondo sono a caccia delle onde gravitazionali, in particolare quelle derivanti dall’interazione di stelle di neutroni, per servirsi dell’energia emanata dalle stesse ed illuminare lo spazio profondo, ad esempio per raccogliere informazioni su come elementi chimici quali l’oro siano generati all’interno dell’Universo.

Fonti: www.ansa.it , www.sciencenews.org , www.sciencemagazine.org