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Il parassita che manipola la mente e spinge alla morte dell’ospite

I parassiti sono organismi che vivono a discapito di altri organismi, traendo da questi le sostanze nutritive di cui hanno bisogno per sopravvivere, crescere e riprodursi.

Categorie Chimica · Curiosità e Consigli · Scienza
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In biologia, per parassita si intende un organismo che vive sulla superficie o all’interno del corpo di un altro organismo vivente, detto ospite, dal quale trae le sostanze nutritive di cui necessita per la propria sopravvivenza, crescita e riproduzione. Il trematode “Euhaplorchis californiensis”, una sorta di minuscolo vermetto che vive nelle acque salmastre della California del Sud e nella Baia di S. Francisco, è un parassita che si approfitta di ben tre ospiti differenti, manipolando la mente di uno di essi e spingendolo ad andare da solo incontro alla morte. Vediamo come procede il suo ciclo vitale.

Il ciclo vitale del parassita Euhaplorchis californiensis

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Il trematode si riproduce sessualmente nell’intestino di aironi, gabbiani e altri uccelli che popolano gli estuari della California meridionale. Gli uccelli seminano le uova del parassita attraverso i loro escrementi, mangiati dalle lumache di mare sul bagnasciuga. Nel corpo di questi molluschi, il trematode attraversa più fasi di sviluppo fino a diventare una larva con una lunga “coda” (cercaria).

Questa, con l’alta marea, viene portata in acqua, dove si aggrappa ad un nuovo ospite, il pesciolino “Fundulus parvipinnis” (un piccolo pesce che gli americani chiamano “California killifish”), tra le più comuni prede degli uccelli costieri. La larva entra dalla pelle, perde la coda, invade le interiora del pesce e risale nel corpo fino ad arrivare al cervello: lì il parassita si incista. A questo punto, il povero pesce comincia a muoversi a scatti, in modo vistoso, e ad andare in superficie molto più del solito: un comportamento imprudente che incrementa sensibilmente il rischio di essere individuato e mangiato da un uccello.

Perché spinge alla morte?

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Kevin Lafferty, ecologo presso il Servizio geologico degli Stati Uniti all’Università della California, Santa Barbara, e la studentessa Jenny Shaw hanno analizzato la neurochimica dei pesci infetti osservando che nel loro cervello cala la serotonina, un neurostrasmettitore che influenza il livello d’ansia di numerosi animali (inclusi gli esseri umani) e che solitamente fa “fermare” il pesce per non attirare l’attenzione dei predatori, e aumenta la dopamina, che lo stimola a scuotersi, muoversi.

Come la maggior parte dei pesci, i “Fundulus parvipinnis” sono scuri sul dorso e chiari sull’addome. Quando si girano sul fianco, è possibile vedere questo bagliore luminoso, uno scintillio argentato, una sorta di specchietto di segnalazione. Un invito a pranzo, per gli uccelli ittiofagi. E il trematode può arrivare nel loro intestino, dove avviene la produzione di uova e il ciclo ricomincia.