fbpx
giovedì, 2 Luglio, 2020

SEGUICI SU:

DELLO STESSO AUTORE

INSTAGRAM

CORRELATI

Plantoide: la cyber-pianta che cerca petrolio

Plantoide è la prima pianta robot mai creata prima, nato nei laboratori del Centro di Micro-Biorobotica dell’IIT a Pontedera (Pisa), grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze, l’Istituto di Bioingegneria della Catalogna (Ibec) e il Politecnico di Losanna (Epfl). La nuova versione ha il tronco più grande, le foglie più ampie e reattive, le radici più numerose e “intelligenti”, capaci di esplorare il terreno e accrescersi in risposta agli stimoli esterni proprio come fanno le radici vere, combinando così una nuova straordinaria generazione di tecnologie hardware e software.

Con questo potenziale il robot potrà essere impiegato nelle attività più disparate: dalla bonifica dei terreni agricoli alla ricerca del petrolio, dall’esplorazione del suolo marziano a quello del corpo umano. Plantoide fa parte del progetto triennale ‘Plantoid‘, finanziato dalla Commissione Europea con 1,6 milioni di euro nell’ambito del programma Future and Emerging Technologies Open (FET-Open).

“Ogni suo componente sta dando vita a nuove linee di ricerca e nuovi prodotti”, spiega la coordinatrice del progetto Barbara Mazzolai. Molto imile ad un bonsai hi-tech, il robot ha tutte le parti della pianta: un tronco prodotto con la stampante 3D, foglie in materiale polimerico che si aprono e si chiudono in risposta all’umidità dell’aria, e radici ‘smart’. Queste ultime sono il vero punto di forza. “Nel nuovo prototipo passeranno da due a cinque”, precisa Mazzolai. “Ogni radice sarà dotata di sensori chimici e fisici, per analizzare il terreno, e sarà capace di muoversi in maniera sinuosa accrescendosi di 2 millimetri al secondo in risposta agli stimoli esterni. Lo farà aggiungendo materiale alla punta e non all’attaccatura, proprio come fanno le radici vere per superare la pressione e l’attrito del suolo”.

 

twitter.com/iitalk

Le radici robotiche crescono usando un filamento di materiale termoplastico avvolto in un rocchetto alla base del tronco: quando scatta l’ora X, il filo viene tirato da un motorino verso la punta della radice, dove viene scaldato e deposto per formare un nuovo strato di materiale. Presto arriverà anche un software capace di imitare l’intelligenza distribuita delle radici, per renderle autonome e allo stesso tempo coordinate fra loro.

Header image credits: corriere.it

Grazie per essere arrivato fin qui

Per garantire lo standard di informazione che amiamo abbiamo dato la possibilità ai nostri lettori di sostenerci, dando la possibilità di:
- leggere tutti gli articoli del network (10 siti) SENZA banner pubblicitari
- proporre ai nostri team le TEMATICHE da analizzare negli articoli

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Antonio Piazzolla
Giornalista e divulgatore scientifico; caporedattore di Close-Up Engineering, è una delle firme di Forbes Italia e autore su Le Stelle, la rivista di divulgazione astronomica fondata da Margherita Hack. Ha collaborato con BBC Scienze Italia, HuffPost Italia, l’Espresso, Il Messaggero e Business Insider Italia.