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martedì, 29 Settembre, 2020

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Potato Plastic, niente più plastica per posate ‘usa e getta’

L’anno nuovo è cominciato nel migliore dei modi per quanto riguarda la lotta alla plastica per la salvaguardia dell’ambiente: sono infatti otto milioni le tonnellate di plastica che inquinano oceani e tra queste, al primo posto, vi troviamo le stoviglie monouso. Fortuna che un ventiquattrenne di Göteborg, Pontus Törnqvist, studente di design industriale presso l’Università di Lund, ha avuto un’idea per stroncare l’impiego della plastica per la realizzazione di posate usa e getta, si chiama ‘Potato Plastic‘.

Come suggerisce il nome, è un materiale a base di fecola di patate con il quale è possibile produrre cannucce, coltelli, forchette ed altri utensili. È del tutto biodegradabile, si trasforma in ‘compost’ dopo solo due mesi, e come se non bastasse è ‘potenzialmente commestibile’: la posata può essere mangiata, come un grissino, alla fine del pasto.

Pontus Törnqvist
Pontus Törnqvist, crediti: millionaire.it

Potato Platic è biodegradabile e commestibile

Con questo innovativo progetto il giovane ha vinto l’edizione svedese del James Dyson Award, concorso internazionale che ogni anno premia le idee dei giovani innovatori volte a risolvere le problematiche della nostra epoca attraverso metodi alternativi.

Pontus ha iniziato a lavorare al progetto con una consapevolezza, che la plastica (specie quella adoperata nell’ambito alimentare) può resistere per 450 anni, inquinando inevitabilmente l’ambiente se non smaltita nel modo corretto. Il paradosso è che, mediamente, questa plastica viene usata dai consumatori per intervalli brevissimi (15-20 minuti); si pensi ad esempio agli utensili ed imballaggi dei fast food.

Dall’alga marina alle patate

Per trovare un sostituto più ecologico per l’usa e getta, economico, igienico, resistente, leggero (come la plastica) il ragazzo aveva pensato in un primo momento all’alga marina che, tuttavia, si è mostrata piuttosto friabile per l’impiego alimentare. Continuando a provare diversi materiali, il giovane ha compreso le potenzialità dell’amido di patate: “Gran parte della plastica che finisce nell’ambiente proviene dall’industria dei fast food. Abbiamo bisogno di opzioni migliori. La plastica di patate viene dalla terra e può essere compostata senza danneggiare l’ambiente – ha detto Pontus.

Il materiale è stato creato partendo dagli scarti delle patate, ossia bucce e tuberi; la fecola viene poi mescolata con acqua e riscaldata per addensare il liquido. Una volta ottenuto il composto viene versato poi negli stampi e nuovamente riscaldato per solidificarlo. Quello ottenuto è un materiale termoplastico modellabile, caratteristica che permette di produrre posate, cannuccebustine sottili per il sale e molto altro. Lo svedese si è aggiudicato 2000 sterline, cifra che impiegherà per sviluppare il progetto allo scopo di immettere le stoviglie di patate sul mercato.

Foto ‘Potato Plastic’, crediti: jamesdysonaward.org

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Antonio Piazzolla
Giornalista e divulgatore scientifico; caporedattore di Close-Up Engineering, è una delle firme di Forbes Italia e autore su Le Stelle, la rivista di divulgazione astronomica fondata da Margherita Hack. Ha collaborato con BBC Scienze Italia, HuffPost Italia, l’Espresso, Il Messaggero e Business Insider Italia.