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L’ultimo antenato comune dell’umanità è piuttosto recente

Da uno studio sembrerebbe che l'antenato comune più recente di tutte le persone attualmente nel pianeta sia vissuto in un passato non troppo lontano.

Categorie Biologia · Curiosità e Consigli · Matematica

Quanti di noi fin da piccoli abbiamo provato almeno una volta a tracciare l’albero genealogico della nostra famiglia? Armati di buona pazienza e tanta curiosità abbiamo provato ad investigare sulle origini dei nostri genitori, nonni e bisnonni ma difficilmente siamo riusciti ad andare oltre le 4 o 5 generazioni. Vedendo il numero di individui all’interno dell’albero crescere esponenzialmente, e le informazioni in nostro possesso scarseggiare altrettanto rapidamente, ci siamo spesso dovuti arrendere troppo in fretta. Ecco allora che l’arduo compito di andare indietro nel tempo ed investigare sulle radici degli attuali abitanti della Terra non può essere affidato agli scienziati. Una delle sfide più difficili da risolvere per gli studiosi di genealogia è riuscire ad individuare il periodo storico in cui l’ultimo antenato comune di tutti gli esseri umani esistenti potrebbe essere vissuto.

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L’MRCA e il modello di accoppiamento casuale

Utilizzato spesso nell’ambito della genealogia umana, il termine MRCA è l’acronimo di Most Recent Common Ancestor, ed indica il progenitore da cui tutti gli organismi di una specie sono discendenti diretti. Sebbene tale termine possa essere usato anche per descrivere un antenato comune tra specie, in questa trattazione ci si riferirà ad esso per descrivere l’antenato comune più recente della specie umana.

Definendo tale individuo come l’antenato genealogico delle persone attualmente presenti nel pianeta, da diversi studi sembrerebbe che sia vissuto in un passato piuttosto recente. Ciò sarebbe vero almeno per un modello di popolazione che si è accoppiata casualmente. Tale modello, tuttavia, ignora diversi aspetti caratterizzanti la popolazione attuale. Sono degli esempi la naturale tendenza a scegliere partner dello stesso ceto sociale e l’isolamento geografico di diversi gruppi. È alquanto irrealistico, infatti, immaginare una forma di accoppiamento libera da qualsiasi condizionamento sociale, geografico, linguistico o culturale. Nonostante ciò, un antenato comune relativamente recente emergerebbe anche da uno studio in cui due diversi modelli incorporano la sottostruttura della popolazione. 

I due nuovi modelli d’indagine sull’MRCA

I due modelli sono stati implementati grazie all’attività congiunta dei ricercatori del MIT, dell’Università del Maryland e dell’Università Yale, negli USA. Il primo effettua un’analisi probabilistica che assume però ancora un accoppiamento casuale, ignorando quindi la sottostruttura della popolazione. Esso considera una suddivisione della popolazione in diversi gruppi che si accoppiano casualmente e che sono collegati da migranti che occasionalmente cambiano gruppo. Dalla sua analisi pare evidente come le genealogie di tutti gli esseri umani viventi si sovrappongano nel recente passato, quindi è possibile trovare l’antenato comune. Nello specifico, l’MRCA pare vivesse solo poche migliaia di anni fa. 

Nelle indagini sugl’antenato comune di tutti gli esseri umani viventi finora svolte, ci si è concentrati sulle linee di discendenza esclusivamente materne o paterne. Tuttavia, secondo l’uso genealogico più comune del termine “antenato”, è necessario tener conto di tutte le linee di discendenza, sia maschili che femminili. Così facendo è possibile includere tra gli antenati di un individuo tutti i genitori, i nonni e così via. Dall’analisi probabilistica del primo modello si evince come l’MRCA sarebbe vissuto circa 20 generazioni fa, intorno all’anno 1400 d.C. Invece, se si fossero considerate le sole linee materne, ci sarebbe voluto addirittura un milione di generazioni per raggiungere l’MRCA.

Ultimo antenato comune degli essere umani: un modello più realistico per simulare la storia demografica

Il secondo modello, più elaborato del primo, intende catturare in maniera più realistica le dinamiche storiche della popolazione, mediante l’ausilio di simulazioni Monte Carlo. Esso suppone che ogni persona possa emigrare dalla propria città di nascita una sola volta, con una probabilità che riflette i diversi modelli migratori. Un migrante che cambia paese nello stesso continente sceglie la destinazione con una probabilità che diminuisce con l’inverso del quadrato della distanza geografica. Inoltre, si tiene conto delle diverse località portuali e del rispettivo tasso di migrazione.

Il modello simula gli effetti di eventi storici di impatto mondiale come le colonizzazioni delle Americhe e dell’Australia su tutte, e la drastica riduzione della popolazione nativa delle Americhe a causa delle malattie introdotte dai coloni europei. Il tasso di natalità di ogni continente è stato, inoltre, opportunamente settato per essere il più fedele possibile alle stime storiche. L’utilizzo di popolazioni a grandezza naturale, per ragioni computazionali, è avvenuto fino al raggiungimento di 50 milioni di persone nel 1000 a.C. Ciononostante, le simulazioni hanno dimostrato che la crescita della popolazione ha uno scarso impatto, specie se si verifica in seguito alla morte dell’MRCA.

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Mappa delle principali rotte migratorie della storia. Credits: National Geographic

Il risultato finale indica una possibile data media dell’MRCA intorno al 1415 a.C. Ancora più interessante è il dato relativo al luogo d’origine, quasi sempre nell’Asia orientale, in virtù della vicinanza di questa regione sia all’Eurasia che alle isole del Pacifico o alle Americhe. Il modello può anche essere utilizzato per calcolare la percentuale di antenati che le persone attuali ricevono da diverse parti del mondo. In generazioni sufficientemente lontane da quella presente, alcuni antenati compaiono molto più spesso di altri nell’albero genealogico di qualsiasi individuo attuale, e ci si può quindi aspettare che contribuiscano proporzionalmente di più alla sua eredità genetica. Ad esempio, un norvegese di oggi generalmente troverebbe la maggior parte dei suoi antenati precedenti all’MRCA in persone che hanno vissuto nel nord Europa, e solo una parte molto piccola ha vissuto nel resto del mondo.

Ultimo antenato comune degli essere umani: i fattori di incertezza del risultato finale

Tuttavia, diversi sono i fattori che potrebbero rendere errate le previsioni del modello. Ad esempio, se un gruppo di umani risultasse completamente isolato, non potrebbe verificarsi alcuna mescolanza tra quel gruppo e il resto, quindi l’MRCA dovrebbe essere vissuto prima dell’inizio dell’isolamento. Attualmente, però, nessun grande gruppo sembrerebbe aver mantenuto un completo isolamento riproduttivo per lunghi periodi. Al contrario, alcuni fattori potrebbero persino rendere pessimistica la previsione del modello, rendendo ancora più recente l’MRCA. Tra questi, sicuramente l’esistenza di diversificate rotte migratorie intercontinentali, il movimento su larga scala, le marcate differenze individuali nella fertilità e l’aumento della popolazione negli ultimi due millenni, che comporterebbe un incremento di migranti. 

Purtroppo, ben poco si sa sui tassi di migrazione effettivi tra le popolazioni. Di sicuro c’è che questi sono variati notevolmente nel tempo e nei diversi luoghi. Di conseguenza risulta essere estremamente difficile risalire ad una data abbastanza accurata dell’MRCA per tutti coloro ad oggi in vita. Nonostante ciò, i risultati suggeriscono che l’antenato comune più recente dell’attuale popolazione mondiale è vissuto in un passato relativamente recente, forse nelle ultime migliaia di anni. E qualche migliaio di anni prima, anche se abbiamo ricevuto materiale genetico in proporzioni notevolmente diverse dalle persone in vita in quel momento, gli antenati di tutti gli odierni abitanti della Terra erano esattamente gli stessi.

Non importa che lingua parliamo o qual è il colore della nostra pelle. Tutti condividiamo antenati che hanno piantato riso sulle rive del Fiume Azzurro, che per primi hanno addomesticato i cavalli nelle steppe dell’Ucraina, che hanno cacciato i bradipi giganti nelle foreste del Nord e del Sud America e che hanno lavorato per costruire la Grande Piramide di Cheope.