L’AI ha fatto passi avanti notevoli nell’ultimo decennio. Per rendere un’idea del progresso basta pensare che quanto visto in film e serie TV non è poi così lontano. L’intelligenza artificiale oggi sa riconoscere il nostro stato di salute, può imparare la legge e difenderci in un processo, può salvare i nostri dati e prevenire attacchi informatici ma non solo. Applicata alla domotica, siamo in grado di sviluppare robot e droni in grado di aggirare ostacoli e soccorrere persone dopo una calamità naturale.

Terminator, Robocop, Matrix, A.I. – Intelligenza artificiale, Supercar sono solo alcune delle più note pellicole cinematografiche incentrate sul tema dell’intelligenza artificiale. Mondi futuri in cui i compiti più articolati e complessi sono svolti da macchine in grado di compiere imprese ardue e rischiose per l’uomo ma non solo.

Che dire di “Io, robot”? Ricordate la scena in cui Del Spooner (Will Smith) intento a salvare una bambina viene recuperato da un robot il quale, dopo un’attenta analisi, aveva pronosticato una percentuale di sopravvivenza più alta rispetto alla bimba? Ecco, quel “futuro” non è poi così lontano.

L’apprendimento automatico e le reti neurali hanno portato progressi significativi nell’intelligenza artificiale tenendo presente che le principali applicazioni di IA nell’ambito dell’assistenza sanitaria comprendono proprio diagnostica, chirurgia robotica e assistenza virtuale (specie su dispositivi indossabili). Secondo Business News Daily l’intelligenza artificiale applicata nell’ambito sanitario raggiungerà un valore di 6,6 miliardi di dollari entro il 2021. L’AI potrebbe salvare l’industria sanitaria statunitense rappresentando un valore aggiunto del valore di 150 miliardi di dollari all’anno entro il 2026.

Cosa può fare l’intelligenza artificiale applicata alla sanità?

Allo stato attuale dei fatti, l’AI eccelle nella categorizzazione e catalogazione dei dati rappresentando una garanzia per la diagnostica. L’analisi e la comparazione delle cartelle cliniche dei pazienti (radiografie, referti ecc…) permettono di identificare facilmente e con grande accuratezza – naturalmente previo consulto medico  – la patologia di cui è affetto un paziente. Senza contare che strumenti di questo genere possono offrire oltre che consigli ai dottori anche nuovi approcci terapeutici più appropriati per la gestione e la cura del paziente.

L’intelligenza artificiale però è approdata anche in sala operatoria, offrendo ai chirurghi una precisione superiore attraverso l’impiego di strumenti più piccoli. Anche in chirurgia la comparazione di dati tra pazienti che hanno subito operazioni dello stesso tipo (mettendo a confronto anche quelli che sono stati gli errori commessi) può aiutare i chirurghi a portare a termine l’intervento con una percentuale di successo più alta. Secondo Accenture, una società di consulenza tecnologica, la chirurgia 2.0 con robot e strumenti che sfruttano l’AI potrebbe incrementare i ricavi dell’industria sanitaria statunitense fino a 40 miliardi di dollari all’anno entro il 2026.

Altro scenario molto interessante è quello dell’assistenza ai pazienti in ospedale o nelle strutture cliniche private grazie all’impiego di assistenti virtuale, come Alexa, capaci di replicare il comportamento degli infermieri nei piccoli compiti come ricordare ai pazienti quando prendere i farmaci, contattare il personale medico oppure rispondere alle domande poste dal paziente stesso. In questo campo Accenture stima che l’impiego di assistenti virtuali nel settore infermieristico porterebbe ad un risparmio fino a 20 miliardi di dollari all’anno. Così come si potrebbe risparmiare nel settore amministrativo una volta che l’intelligenza artificiale sarà in grado di occuparsi delle scartoffie: Accenture pronostica un risparmio di 18 miliardi di dollari all’anno nel settore amministrativo.

Vostro onore 2.0, l’intelligenza artificiale nell’avvocatura

Se nella sanità l’intelligenza artificiale dovrà ancora migliorarsi, per ovvie ragioni, nella magistratura pare aver trovato già un riscontro più tangibile. Come riportato da Corriere Innovazione, l’intelligenza artificiale è ormai in grado persino di revisionare contratti ma non solo.

In un esperimento la società americana LawGeex ha contrapposto un algoritmo basato sull’intelligenza artificiale a 20 avvocati con decenni di esperienza in diritto societario, tutti impiegati in società come Goldman Sachs, Cisco, Alston & Bird e K&L Gates. La mission? Individuare nel minor tempo possibile, con un sufficiente livello di accuratezza, le possibili falle inserite in cinque contratti legali coperti da stringenti accordi di riservatezza (NDA), fondamentali nella maggior parte degli accordi commerciali tra aziende.

L’intelligenza ha vinto con un tasso di accuratezza del 94% medio superiore a quello degli avvocati pari invece all’85%. Accuratezza a parte l’AI ha vinto anche in termini di tempistica: 26 secondi, quelli impiegati dall’algoritmo per analizzare 5 contratti contro la media di 92 minuti degli avvocati in carne ed ossa (il più veloce ha impiegato 51 minuti, il più lento 156).

L’intelligenza artificiale, tuttavia, non va presa sottogamba. C’è bisogno che essa venga regolamentata prima di farle prendere piede in settori importanti quali quello sanitario, industriale o giuridico. Cosa accadrebbe per esempio se un’auto a guida autonoma (basata appunto sull’intelligenza artificiale come nel caso di Tesla) dovesse provocare un incidente con relativi danni a beni o persone? Su chi dovrebbe ricadere la responsabilità civile e penale? Si può condannare l’IA quale “soggetto” che ha provocato consapevolmente o incautamente un danno fisico? E i robot possono agire da testimone nell’ambito di un processo? C’è necessità di rispondere a queste domande prima di lasciare che l’intelligenza artificiale prenda piede.

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