Un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health ha scoperto un sistema di drenaggio nel cervello umano: venne ipotizzano nel 1816 ma si è riusciti ad osservarlo solo di recente grazie a risonanze magnetiche e alcuni coloranti. Saranno necessari ulteriori studi per la conferma della ricerca che, nel frattempo, è stata pubblicata sulla rivista eLife.

Il sistema è costituito da vasi linfatici che si diramano parallelamente a quelli sanguigni all’interno della più coriacea ed esterna delle meningi che rivestono l’organo, la pachimeninge, più comunemente nota come “dura madre”.

FUNZIONE

Sostanzialmente il sistema serve a drenare la “spazzatura” prodotta dalle cellule ma costituisce anche il punto di contatto diretto tra cervello e sistema immunitario: potrebbe quindi rappresentare un ruolo centrale nella ricerca per curare varie patologie neurologiche come la sclerosi multipla.

Pachimeninge
Pachimeninge, credits: wikipedia.org/Jmarchn

L’IPOTESI

L’esistenza di questo sistema di drenaggio era già stato ipotizzato nel lontano 1816, quando l’anatomista italiano Paolo Mascagni si accorse di un particolare processo di essiccamento nei vasi linfatici dei cadaveri che stava esaminando. Nel 2015 ci fu una prima conferma sul cervello dei topi: svolta fondamentale che ha dato inizio all’indagine svolta dal National Institutes of Health (NIH) sugli esseri umani.

l vasi linfatici del cervello sono stati osservati così per la prima volta dal gruppo di ricerca americano, guidato dal neurologo e radiologo Daniel S. Reich: cinque volontari sottoposti a risonanza magnetica e alcuni campioni di tessuto cerebrale, prelevati durante le autopsie, hanno permesso così di individuare la rete linfatica.

Sistema linfatico
Le risonanze magnetiche mostrano la rete linfatica: Credit NIH

LA PAROLA DEGLI ESPERTI

Abbiamo osservato il cervello delle persone mentre drenava fluidi all’interno di questi vasi. Speriamo che possano gettare nuova luce su molte malattie neurologiche.

Daniel S. Reich

Per anni abbiamo saputo come i fluidi entrano nel cervello. Questi risultati possono cambiare radicalmente il modo in cui pensiamo all’interazione tra cervello e sistema immunitario.

Walter J. Koroshetz