Quante volte vi è capitato, mentre guidate la vostra macchina, di incappare in una buca o in un dosso a tutta velocità? Per caso in quel momento vi sembra di viaggiare sui vagoni delle montagne russe? Se la risposta è sì, allora probabilmente non siete dotati di sospensioni attive.  Il termine sospensione è entrato di fatto nella quotidianità di ognuno di noi, ma pochi sanno esattamente cosa sia una sospensione, e soprattutto perché quelle montate sui veicoli commerciali siano in genere così poco efficaci.

Cos’è una sospensione?

Una sospensione è un sistema meccanico di molle e smorzatori, che serve a ridurre le oscillazioni verticali del veicolo quando attraversa terreni accidentati. Le performance di una sospensione si misurano rispetto al comfort dell’autista, ovvero l’accelerazione verticale che subisce chi guida, e rispetto alla tenuta di strada, ovvero la capacità delle gomme di rimanere incollate all’asfalto. Spesso queste due performance sono in contrasto, ed è necessario trovare un trade–off fra le due.

Dinanzi all’ordinarietà ormai consolidata di questi oggetti, qualcuno potrebbe domandarsi cosa ci possa essere di speciale, e soprattutto perché degli strumenti così utili dovrebbero risultare poco performanti. Dopotutto, ogni autoveicolo possiede il suo set di sospensioni ben equipaggiato con ammortizzatori.

Sospensioni passive

È molto semplice: si tratta nella quasi totalità dei casi di sospensioni passive, ovvero oggetti non guidati da forze esterne applicate al sistema di ammortizzazione. In poche parole, le sospensioni di cui disponiamo tutti noi non sono dotate di attuatori. Un attuatore elettro–idraulico montato su una sospensione ne migliorerebbe di gran lunga le performance, poiché, tramite controllo in retroazione, ridurrebbe, entro certe frequenze, l’azione dei disturbi stradali.

Set di sospensioni passive con molle e smorzatori
Set di sospensioni passive
Crediti: https://cultura.biografieonline.it/

Sospensioni attive: il caso Williams

Lo dimostra il caso eclatante della FW14B, la spettacolare monoposto della Williams che vinse “a mani basse” il Campionato mondiale costruttori e piloti F1 del 1992. L’unico motivo per cui sbaragliò in maniera disarmante le altre concorrenti, fu quello di aver introdotto sull’autovettura le sospensioni attive con attuazione idraulica. In quel caso, gli ingegneri della Williams le tararono per migliorare al massimo la tenuta di strada del veicolo, non curandosi troppo del comfort ridotto subito dai piloti. Il grande vantaggio delle autovetture Williams era palese soprattutto nelle curve. Esse potevano essere affrontate a velocità di gran lunga superiori di quelle che potevano permettersi i rivali, proprio perché le ruote Williams riuscivano a mantenere perfetto contatto col terreno anche quando l’asfalto non era perfettamente omogeneo.

Due anni più tardi, le sospensioni attive furono bandite dalla F1 perché penalizzavano troppo i costruttori che non le impiegavano (per motivi economici o tecnici).

Scenario attuale e sviluppi futuri

Alcuni costruttori, come Audi, hanno equipaggiato alcune vetture con delle sospensioni attive all’avanguardia. È il caso dell’Audi A8, veicolo top di gamma lanciato nel 2018.

Alla luce di ciò, perché non introdurre in larga scala questo potente strumento, in modo da ottimizzare il comfort di chi, ogni giorno, si vede rimbalzare su e giù dal sedile per via della pessima manutenzione delle strade delle nostra città? Questo mercato, in un primo momento inaccessibile per molti per via dei costi dei dispositivi di attuazione, potrebbe verosimilmente prendere piede nello scenario commerciale, dando a tutti noi amanti dell’alta velocità su quattro ruote una preoccupazione in meno.