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giovedì, 1 Ottobre, 2020

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Synthia 3.0, il genoma minimo creato in laboratorio

 

Cosa manca al batterio? Fondamentalmente tutti quelli che sono considerati geni non essenziali, vale a dire quei frammenti di materiale genetico senza i quali l’organismo continua a vivere. Questi ultimi provengono probabilmente dalla storia della specie in questione, le cui mutazioni hanno fatto si che divenissero inattivi. Un’altra tipologia di geni non essenziali sono quelli attivati solo quando richiesti, dunque in condizioni particolari o di pericolo. “Isolare i soli geni responsabili del meccanismo di una cellula molto semplice, come un batterio, possa servire a studiare le funzioni originali e principali degli esseri viventi” – dice Venter.

Il progetto, nato nel 2010, è giunto alla sua terza rielaborazione (3.0). Partendo dal primo esemplare Synthia 1.0, il gruppo di ricercatori ha rimosso diversi tratti di DNA arrivando così ad isolarne i frammenti indispensabili alla vita, la “cellula minima”. Lo scopo? Come accennato prima, Synthia 3.0 può essere considerata una specie di chassis essenziale, uno scaffale di cui modificare i pezzi per sperimentare e studiare. Si potrà capire meglio quali sono le funzioni essenziali delle prime cellule viventi e qual è l’ordine in cui i geni “lavorano” meglio. Può essere considerata una piattaforma su cui aggiungere altri geni per ottenere funzioni utili, come degradare il petrolio quando avvengono incidenti, oppure sostanze interessanti, come i farmaci. Continueremo a seguire questa interessante vicenda e ad informarvi in merito.

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Antonio Piazzolla
Giornalista e divulgatore scientifico; caporedattore di Close-Up Engineering, è una delle firme di Forbes Italia e autore su Le Stelle, la rivista di divulgazione astronomica fondata da Margherita Hack. Ha collaborato con BBC Scienze Italia, HuffPost Italia, l’Espresso, Il Messaggero e Business Insider Italia.