LightPaper, la stampa 3D per creare fogli luminosi

Rohinni

LightPaper: è così che la Rohinni ha chiamato la sua idea. Un modo per “stampare la luce” su fogli e applicarla su qualsiasi superficie. Un modo per “creare la luce” grazie ai vantaggi della stampa 3D.

Allo stato attuale, LightPaper è prodotto miscelando minuscoli LED e inchiostro e stampando il tutto su uno strato conduttivo. L’oggetto viene poi inserito tra altri due strati e sigillati. I diodi –delle dimensioni di un globulo rosso- sono dispersi casualmente sul materiale. Quando la corrente li attraversa, si accendono.

L’interesse della Rohinni non è volto al settore televisivo. La società ha pensato di utilizzare la tecnologia in settori in cui il dispositivo può fare davvero la differenza: dall’illuminazione di un logo su uno smartphone ai fari di un’automobile. Alcune aziende starebbero già lavorando sulle implementazioni di LightPaper.

Il problema principale riscontrato nella prima versione del prodotto è stata la disposizione dei LED in fase di stampa. Infatti, attualmente, i LED non sono distribuiti in modo uniforme sulla superficie stampata. Ciò può portare a luccichii o a “effetto notte stellata”. Nick Smoot della Rohinni ha spiegato che per molte applicazioni questo fenomeno non ha importanza, ma la sfida sul posizionamento dei diodi resta importante. Nella seconda versione a cui la società sta lavorando, il problema dovrebbe essere risolto.

I consumatori dovrebbero iniziare a vedere Lightpaper intorno alla metà del 2015.

Header image credits: fastcolabs.com

La sfida del tunnel transatlantico

Quanti di voi avranno fantasticato sull’ipotesi di un treno super veloce che, in un tunnel, attraversasse l’atlantico e giungesse a New York  in poche ore, partendo dalla costa europea?

Sembra che finalmente diversi ingegneri in tutto il mondo stiano pensando seriamente al progetto ed abbiano cominciato a pensare alle problematiche da affrontare, come la pressione sul fondale oceanico di oltre 500 volte superiore a quella di superficie o, come fronteggiare le correnti in mare aperto e le innumerevole eruzioni e i terremoti che ogni giorno avvengono in corrispondenza delle dorsali oceaniche e ad eventuali soluzioni se mai ci possano esserci.

Realtà o Fantascienza? Forse i nostri figli o nipoti potranno vedere realizzato questo sogno. Fatto sta che, se mai si potrà realizzare un progetto simile, dai costi impensabili, avrà similmente le seguenti caratteristiche: un tunnel per la cui costruzione servirebbe l’acciaio prodotto da tutte le industrie del mondo con al suo interno un treno che viaggerebbe alle velocità 8000 Km/h e permetterebbe di arrivare da New York a Parigi in circa un’ora.

Pensate, un giorno, nel pomeriggio, un americano potrebbe prendere un caffè sulla Torre Eiffel, e tornare a casa per cena nella Grande Mela!!

 

Le macchine di morte del Medioevo

Nel Medioevo la tecnologia meccanica ha subito un rapido sviluppo, permettendo la realizzazione di alcune delle più terribili macchine di tortura e morte della storia; esse, sfruttando alcuni principi della fisica (come il momento torcente, l’inerzia e le leve) permettevano di trucidare e seviziare con estrema efficacia e crudeltà. In questo periodo storico le punizioni diventano “tecnologiche” e l’inquisizione (tribunale ecclesiastico istituito ufficialmente per combattere l’eresia) sfrutta a pieno questi meccanismi ingegnosi.

La Cremagliera sfruttava il principio della torsione per distruggere il corpo; gli argani tiravano le funi, la tensione aumentava, i muscoli si laceravano e le articolazioni fuoriuscivano dagli incavi. Essa era anche accoppiata con rulli con punte acuminate.

Concentrando le forze su singole parti del corpo si ottiene un effetto più devastante, e sulla base di questo, vennero realizzati:

Lo Schiaccia pollici: nel quale pressando le dita su di una staffa rigida (ferma) e sfruttando la tecnologia della vite (non replicabile a quel tempo su ampia scala) si potevano frantumare nocche e dita; lo Schiaccia testa sfruttava lo stesso meccanismo ma per deformare e rompere il cranio; la Pera (orale,rettale o vaginale), nella quale, ad ogni giro di chiave si otteneva un allontanamento dei segmenti ed una conseguente dilatazione della cavità in cui veniva inserita. Quest’ultima rappresenta un esempio tecnologico di punizione del contrappasso; infatti, in base alla sua collocazione, puniva bestemmie, sodomia, adulterio, stregoneria e prostituzione.

Vanno poi ricordate:

il Pendolo che sfruttava gravità e forza d’inerzia per lacerare le carni dei malcapitati; la Vergine di ferro (o di Norimberga) che univa la paura di essere imprigionati in uno spazio chiuso e quella di essere lacerati da aculei, con cui dall’esterno si esercitava una forte pressione su particolari punti (non vitali), provocando così una morte lenta e dolorosa; infine l’Immersione dello sgabello, simile ad un’altalena, utilizzando l’acqua e i principi delle leve, torturava (principalmente) le donne che sparlavano o litigavano con i propri mariti.

 

Image credits: i.ytimg.com

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