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Loopwheels

Loopwheels: le ruote con anelli

L’ingegnere inglese Sam Pearce ha realizzato Loopwheels, un nuovo tipo di ruota per bicicletta che sostituisce i tradizionali raggi, con un sistema ammortizzante costituito da 3 molle anulari in fibra di carbonio; esse sono state accuratamente sviluppate e testate per dare una compressione ottimale, stabilità laterale, resistenza e durata, consentendo un trasferimento uniforme della coppia tra il mozzo ed il cerchio.

In vendita su Kickstarter (per ora solo nel formato 20”, 195 £ per la ruota anteriore e 230 sterline per quella posteriore, che comprende anche freno ed un cambio a 3 velocità), questo dispositivo rende la guida più piacevole, unendo ad un piccolo ingombro e un peso esiguo (300 g), un’elevata resistenza alle sollecitazioni.

trikeasylum.wordpress.com

È ideale per le bici compatte e pieghevoli, le quali, normalmente sprovviste di un sistema ammortizzante, ottengono, (rispetto alle normali ruote a raggi) una migliore resistenza alle sollecitazioni provenienti da ogni direzione; le molle con un escursione di circa 5 cm, riducono le vibrazioni trasmesse al telaio, al ciclista, ed assorbono gli urti.

Non si esclude che in futuro il meccanismo delle Loopwheels, potrebbe essere adottato per applicazioni automobilistiche.

 

 

 

3d printer for small molecules

Una stampante 3D per piccole molecole

Gli scienziati dell’Howard Hughes Medical Institute sono riusciti a semplificare la sintesi chimica di piccole molecole, eliminando quell’importante collo di bottiglia che limita l’esplorazione di alcune classi di composti che offrono un enorme potenziale per la medicina e la tecnologia.

Gli scienziati guidati da Martin Burke, un ricercatore della University of Illinois a Urbana-Champaign e co-fondatore di Revolution Medicines, hanno sfruttato un unico processo automatizzato per sintetizzare ben 14 classi distinte di piccole molecole. La squadra di Burke prevede di espandere questo approccio al fine di consentire la produzione di migliaia di molecole potenzialmente utili con un’unica macchina, che descrivono come “stampante 3D per piccole molecole”. Il loro lavoro è stato descritto nel numero del 13 marzo 2015 della rivista Science.

Secondo Burke, l’approccio altamente specifico che i chimici hanno sfruttato in tutto questo tempo per sintetizzare piccole molecole richiede tempo ed è inaccessibile alla maggior parte dei ricercatori.

“Un sacco di importanti farmaci non sono stati ancora scoperti a causa del collo di bottiglia derivante da questa sintesi”, dice. Con la sua nuova tecnologia, Burke mira a cambiare la situazione.

La visione è che chiunque potrebbe accedere ad un sito web, scegliere i “mattoni” desiderati, specificarne l’assemblaggio attraverso il web, e così le piccole molecole verrebbero sintetizzate e spedite -spiega Burke- Non ci siamo ancora arrivati, ma ora abbiamo un punto di partenza per la sintesi on-demand di piccole molecole per i non specialisti.

La natura produce una grande varietà di piccole molecole, e gli scienziati hanno già adattato molte di loro per applicazioni pratiche. La stragrande maggioranza dei farmaci è composta da piccole molecole, come lo sono molti importanti strumenti di ricerca biologica, una vasta gamma di tecnologie, tra cui LED, strumenti diagnostici e celle solari. “Le piccole molecole hanno già avuto un grande impatto sul mondo”, continua Burke. “Ma abbiamo appena sfiorato la superficie di ciò che sono in grado di raggiungere. In gran parte, è perché c’è un serio ostacolo nella sintesi che preclude l’accesso a tutte le loro potenzialità funzionali.”

Una stampante 3D per molecole –conclude- potrebbe permetterci di sfruttare tutta la creatività e l’innovazione di cui è dotato il genere umano.

Burke si ritiene affascinato dalla possibilità di permettere ai “non specialisti” (tutti i tipi di scienziati, ingegneri, medici, e anche gente comune) di produrre piccole molecole.

 

LightPaper, la stampa 3D per creare fogli luminosi

Rohinni

LightPaper: è così che la Rohinni ha chiamato la sua idea. Un modo per “stampare la luce” su fogli e applicarla su qualsiasi superficie. Un modo per “creare la luce” grazie ai vantaggi della stampa 3D.

Allo stato attuale, LightPaper è prodotto miscelando minuscoli LED e inchiostro e stampando il tutto su uno strato conduttivo. L’oggetto viene poi inserito tra altri due strati e sigillati. I diodi –delle dimensioni di un globulo rosso- sono dispersi casualmente sul materiale. Quando la corrente li attraversa, si accendono.

L’interesse della Rohinni non è volto al settore televisivo. La società ha pensato di utilizzare la tecnologia in settori in cui il dispositivo può fare davvero la differenza: dall’illuminazione di un logo su uno smartphone ai fari di un’automobile. Alcune aziende starebbero già lavorando sulle implementazioni di LightPaper.

Il problema principale riscontrato nella prima versione del prodotto è stata la disposizione dei LED in fase di stampa. Infatti, attualmente, i LED non sono distribuiti in modo uniforme sulla superficie stampata. Ciò può portare a luccichii o a “effetto notte stellata”. Nick Smoot della Rohinni ha spiegato che per molte applicazioni questo fenomeno non ha importanza, ma la sfida sul posizionamento dei diodi resta importante. Nella seconda versione a cui la società sta lavorando, il problema dovrebbe essere risolto.

I consumatori dovrebbero iniziare a vedere Lightpaper intorno alla metà del 2015.

Header image credits: fastcolabs.com


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