“Prevenire è meglio che curare”. Questo è uno dei motti che ci vengono insegnati fin dai nostri primi anni di vita. I nuovi camici bianchi si confrontano con una medicina sempre più volta alla prevenzione. Oggi è diventato fondamentale essere in grado di individuare una patologia prima che questa possa manifestarsi. L’esempio più lampante di ciò è il cancro. È chiaro a tutti, infatti, che per avere una speranza maggiore di sopravvivere ad un tumore, l’unico modo è accorgersi quanto prima di doverlo combattere.

Il cancro al collo dell’utero ha oggi un nuovo nemico. Una tecnica molto sensibile che consente uno screening rapido, economico ed efficace di tutte le donne: il test anti HPV (Human Papilloma Virus). Come conferma lo studio apparso sulla rivista JAMA, questa nuova tecnica diventerà ben presto familiare a tutte le donne, così come lo è stato per tanti anni il suo predecessore, il Pap test.

Il cancro al collo dell’utero: i numeri in Italia

Da quando il Pap test ha conquistato un posto di primo piano nelle visite ginecologiche i casi gravi di tumore al collo dell’utero sono diminuiti fortemente. In Italia, come riportato dal sito AIRC, circa 3500 donne all’anno ricevono la notizia di dover far fronte a questa patologia, ma solo in 1 caso su 10000 si tratta di carcinomi allo stadio avanzato. La probabilità di morte per questa patologia è, ad oggi, pari a circa 1‰ .

Il test anti HPV

Che il cancro del collo dell’utero sia strettamente correlato all’infezione da Papilloma Virus è cosa certa. A tal riguardo la letteratura è chiarissima e sono state anche spiegate le basi molecolari alla base di questa associazione, come abbiamo spiegato in un nostro precedente articolo.

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La novità sta nell’introduzione nella pratica clinica di un esame che sostituirà, come test di screening (quel test alla quale si sottopone tutta una categoria di pazienti), niente meno che il Pap test.

Uno dei test che ha fatto la storia della ginecologia cede il testimone e, con esso, il suo ruolo di vedetta contro il cancro del collo dell’utero.

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Il nuovo esame è, in realtà, molto simile al Pap test per le sue modalità di esecuzione. Si preleva una piccola quantità di cellule del collo uterino e il campione viene utilizzato per l’analisi. A differenza del Pap test, che ricerca la presenza di cellule neoplastiche o in procinto di diventare tali, il test anti HPV cerca tracce di DNA virale.

Il grande vantaggio risiede nella più alta sensibilità del test rispetto al suo predecessore. Ciò significa che questo esame ha una maggiore capacità di rilevare un caso degno di approfondimenti. Il prezzo da pagare è una minore specificità, ovvero la tendenza maggiore a dare risultati falsi positivi.

Che fine fa il Pap test?

Perdere il posto di esame di screening non vuol dire non avere più alcuna utilità. Abbiamo chiesto a Salvo Di Grazia, ginecologo e autore su Le Scienze, cosa ne pensa del nuovo test. Ecco la sua risposta:

“È una novità eccezionale. Devo abituarmi mentalmente anche io ma l’esame (che si esegue fondamentalmente allo stesso modo del Pap test) è rivoluzionario e consente maggiore sicurezza. Ma il Pap test non sparirà, almeno a breve”.

Alle parole del Dottor Di Grazia aggiungiamo che il Pap test non solo non sparirà, ma manterrà la sua utilità come esame di secondo livello, da riservare a quelle pazienti che verranno positive all’esame anti HPV. La ragione di ciò risiede proprio nella più alta specificità che il Pap test ha dalla sua; ha infatti un minore numero di casi di falsi negativi, riducendo il numero di donne che dovranno continuare l’iter contro la neoplasia.