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venerdì, 7 Agosto, 2020

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La vitamina D in prima linea nella lotta a Covid-19

Nel corso della pandemia Covid-19, se ne leggono di tutti i colori. C’è chi propone cure bizzarre, a base di strani alimenti. C’è chi propone unguenti magici, altri che diffondono vere e proprie fake news solo per il gusto di creare scompiglio.

Diverse settimane fa iniziò a circolare la notizia secondo cui la Vitamina D poteva giocare un ruolo nella lotta al virus, ma la notizia fu vista con sospetto dalla comunità scientifica mondiale. Ma ora uno studio anglosassone conferma la fondatezza della tesi.

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La vitamina D

La vitamina D è fondamentale nel corpo umano per un efficiente assorbimento intestinale dei due minerali responsabili della formazione delle ossa e dei denti: il calcio e il fosfato. È presente in grandi quantità in alcuni pesci, quali salmone e sardine, e negli alimenti grassi, quali burro e formaggi. Se dosata nella corretta maniera, può prevenire l’osteoporosi, e svolge un ruolo di coordinatrice per i globuli bianchi, proteggendo da infezioni esterne. Sembra infatti che prevenga anche il rilascio delle citochine infiammanti, che rappresenta causa di aggravamento nei pazienti Covid-19.

Alimenti contenenti Vitamina D
Alimenti contenenti Vitamina D.
Crediti: Farmaè

La relazione fra Vitamina D e SARS-CoV-2

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Aging Clinical and Experimental Research dimostra come in Europa esista una forte correlazione fra livelli bassi di vitamina D e tasso di mortalità. Il lavoro è stato svolto dai ricercatori della Anglia Ruskin University di Cambridge e del Queen Elizabeth Hospital di Londra.

Gli scienziati hanno analizzato la situazione di Italia e Spagna, dove il tasso di mortalità è fra i più alti al mondo, e hanno dimostrato come italiani e spagnoli abbiano, in media, livelli di vitamina D più bassi rispetto agli altri Paesi del nord Europa. I valori sono di 26 nanomoli per litro (nmol/L) in Spagna, 28 in Italia e 45 nei Paesi del nord.

Perché i valori di vitamina D sono così diversi?

Sembra che tale differenza sia dovuta all’esposizione ai raggi solari. Mentre al sud le persone tendono a proteggersi dal sole, specie nei mesi estivi, gli abitanti di Paesi come Svezia e Danimarca accettano di buon grado di stare al sole, che porta con sé temperature in genere non troppo elevato. L’irradiazione solare porta dei benefici poiché stimola la produzione e il rilascio della vitamina nel corpo umano.

Uno studio precedente aveva fatto vedere come oltre il 75% del personale sanitario e dei ricoverati in case per anziani aveva una deficienza in termini di vitamina D.

Si tratta di una cura a SARS-CoV-2?

Assolutamente NO! L’apporto di vitamina D non costituisce in alcun modo una cura o una immunizzazione al nuovo Coronavirus, ma può sicuramente fornire delle ottime condizioni di salute grazie alle quali il virus può perdere la sua efficacia, trovando numerose difficoltà a riprodursi nel corpo umano.

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Andrea Wronahttps://sciencecue.it
Salentino di origine, con diploma di liceo classico e laurea triennale in Ingegneria Informatica e Automatica presso l'Università Sapienza di Roma. Appassionato di matematica, fisica e letteratura greco-latina, amo informarmi sulle nuove scoperte, contemplare la bellezza di luoghi inediti e farmi sorprendere dalle altre culture e tradizioni.