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giovedì, 24 Settembre, 2020

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Whatsapp: qualsiasi cosa dirai potrà essere usato contro di te

Ormai i mezzi di comunicazione digitali costituiscono il principale strumento tramite il quale ci rapportiamo. Sono entrati nella nostra quotidianità e, anche giuridicamente, hanno assunto rilievo assoluto.
In verità, la controversia circa la possibilità di utilizzare le chat di Whatsapp in giudizio è durata ben poco e qualche giorno fa ne abbiamo avuto conferma.

Andiamo per gradi partendo dagli sms. La Suprema Corte, infatti, più volte si è pronunciata sulla questione. E’ possibile citare, ad esempio, l’ultima sentenza a riguardo: la pronuncia numero 5510 del 6 marzo 2017, tramite la quale la Corte ha ritenuto valida, come prova del tradimento del marito, proprio gli sms inviati all’amante, decidendo per l’addebito della separazione a carico dello stesso.
Dagli SMS a whatsapp il passo è breve. Il Tribunale di Ravenna, infatti, ha posto alla base della sentenza 231/2017 proprio le chat della nota app di messaggistica. Nella fattispecie, il Tribunale, ha condannato una donna alla restituzione all’ex amante dei soldi che questo le aveva prestato per comprare una auto. La controversia, in particolare, verteva sulla qualificazione di tale trasferimento di somme di denaro. Proprio i messaggi inviati tramite Whatsapp hanno risolto l’arcano: la donna, infatti, in chat si era impegnata a restituire tutte le somme in rate mensili di €200 e offrendo servizi di pulizia domestica.Il Giudice ha, quindi, ritenuto che le somme non fossero state corrisposte come atto di liberalità condannando, come detto, la donna alla restituzione.

Qualche dubbio.

Non tutto, però, è chiaro. Ad esempio: a differenza degli stati e delle immagini pubblicati – senza restrizioni di privacy – tramite il social network Facebook, le chat di whatsapp non hanno un link pubblico, non hanno una versione chache rinvenibile e non possono essere rintracciate se non tramite uno schreenshot o una stampa della conversazione in PDF. Dunque, chi può “garantire” sulla provenienza della chat? Chi può assicurarci che non sia stata modificata o, comunque, creata artificialmente?
Difficile rispondere a queste domande. Occorre attendere nuove decisioni in merito. Tutti gli aggiornamenti sulla rubrica “Diritto 2.0” di Close-Up Engineering.

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Elio Enrico Palumbierihttp://studiolegalepalumbieri.it
Laureato in diritto comparato europeo e transnazionale presso l'Università di Trento e specializzato in diritto dell'innovazione e diritto agroalimentare in partnership con lo Studio Associato Zortea Sandri. Presidente dell'associazione NIDOnet con esperienze di team interdisciplinari, problem solving creativo, project management e negoziazione. Editor, oltre che per CloseUp Engineering, per Agrinews (circuito Wolters Kluwer), CucinaMancina e Il Progresso. Autore dello studio "la diffusione dei preincubatori" per Veneto e Nordest (CGIA di Mestre, 2014).