Il buco dell’ozono è ai minimi storici

“È un’ottima notizia per l’ozono nell’emisfero australe. Ma è importante riconoscere che ciò che stiamo vedendo quest’anno è dovuto alle temperature stratosferiche più calde. Non è un segno che l’ozono atmosferico è improvvisamente sulla buona strada per il recupero”

Paul Newman, NASA Goddard Space Flight Center

Le parole del capo scienziato per le scienze della terra presso il Goddard Space Flight Center della NASA descrivono perfettamente la situazione. L’agenzia spaziale americana e la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) hanno di recente pubblicato i dati raccolti ed è emerso che attualmente, sull’Antartide, il buco dell’ozono ha raggiunto l’estensione minima da quando è stato scoperto. Non è una novità in realtà e ne avevamo già parlato.

Si tratta di un’area di 10 milioni di chilometri quadrati; nell’ultima rilevazione dello scorso 8 settembre l’estenzione era di ben 16 milioni di chilometri quadrati. Una buona notizia? Solo in parte, perché per i ricercatori infatti c’entra il riscaldamento climatico. Le elevate temperature infatti riducono le reazione fra ozono e i composti che lo distruggono, vale a dire cloro e bromo.

“Questa è la terza volta negli ultimi 40 anni che i sistemi meteorologici hanno causato temperature così calde che limitano l’esaurimento dell’ozono”

Susan Strahan, scienziata dell’atmosfera presso la University Research Space Association

Si trova a 19 chilometri di quota e, secondo i ricercatori, in quella fascia le temperature nel mese di settembre erano di 29° più alte della media.

Cos’è l’ozono?

Si tratta di una molecola formata da tre atomi di ossigeno che scherma la Terra da una radiazione ultravioletta del Sole che può causare tumori alla pelle, problemi alla cataratta e anche danneggiare le piante. Esso si forma sull’Antartide alla fine dell’inverno australe, quando si innescono le reazioni che distruggono la molecola e che coinvolgono sostanze come cloro e bromo.

Il provvedimento preso grazie al protocollo di Montreal, siglato nel 1988, ha ridotto il consumo e la produzione dei composti in questione ma tuttavia ciò non basta: per i riceractori infatti solo nel 2070 l’ozono sull’Antartide potrebbe ritornare al livello del 1980.

Per approfondire:

[1] “2019 Ozone Hole is the Smallest on Record Since Its Discovery” – NASA Goddard Space Flight Center
[2] “Images, data, and information for atmospheric ozone” – NASA Ozone Watch

Foto: Sequenza montata dalla redazione di Close-up Engineering con le immagini di NASA E NOAA