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domenica, 20 Settembre, 2020

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Coronavirus, ecco un nuovo anticorpo per sconfiggerlo

Ecco la notizia che in molti attendevano: è stato trovato un nuovo anticorpo monoclonale in grado di riconoscere e attaccare la proteina che il nuovo coronavirus utilizza per attaccare le cellule respiratorie.

La ricerca

Questo risultato è frutto di una ricerca di dieci scienziati dell’Università di Utrecht (Olanda). La pubblicazione è avvenuta sulla piattaforma online BioRxiv, in attesa dell’accettazione da parte della prestigiosa rivista Nature.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali?

Gli anticorpi monoclonali, della cui famiglia fa parte quello scoperto dai ricercatori olandesi, sono anticorpi prodotti in seguito all’isolamento di linfociti B fusi insieme a cellule mielomatose. Quando vengono utilizzati in campo medico, e quindi terapeutico, contribuiscono a dare il suffisso ai medicinali. Un esempio è il farmaco Tolicizumab, utilizzato in un ospedale di Napoli per contrastare il nuovo coronavirus. Il suffisso, –zumab, sta ad indicare che l’anticorpo è umanizzato, ovvero che solo una piccola percentuale è di origine murina. Il termine “murino” indica la provenienza di un anticorpo dalla famiglia dei Muridi, ovvero i cosiddetti topolini domestici.

Come funzionerebbe questo anticorpo?

Tale anticorpo si attacca alla proteina Spike, situata sul dorso del coronavirus, e impedisce al virus di colpire le cellule del corpo dell’ospite. Ovvero gli impedirebbe di riprodursi. Questo comportamento è stato certificato su altri virus, in quanto gli scienziati, prima della comparsa del Covid-19, lavoravano su altri virus, quali SARS, MERS e derivati.

La strada è ancora lunga

Ovviamente gli studi su tali anticorpi dovranno essere approfonditi. Saranno necessari test lunghi e molto rigorosi per verificare le proprietà tossicologiche. Successivamente, e solo se avrà superato tutti i test, potrà diventare un vero farmaco e, quindi, commercializzato. Il professor Frank Grosveld, dell’Erasmus Medical Center, promotore della ricerca afferma:

[bquote by=”Frank Grosveld” other=””] Una vera soluzione è un vaccino, altri ci stanno lavorando. Tuttavia, lo sviluppo di un vaccino può facilmente richiedere due anni. La nostra medicina, se funziona come dovrebbe, potrebbe essere qui prima. Ma sarà più costoso da produrre. [/bquote]

Seguiranno aggiornamenti.

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Andrea Wronahttps://sciencecue.it
Salentino di origine, con diploma di liceo classico e laurea triennale in Ingegneria Informatica e Automatica presso l'Università Sapienza di Roma. Appassionato di matematica, fisica e letteratura greco-latina, amo informarmi sulle nuove scoperte, contemplare la bellezza di luoghi inediti e farmi sorprendere dalle altre culture e tradizioni.