L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente dichiarato la pandemia da Covid-19. Lo stesso giorno in cui è giunta la notizia del richiesto protocollo per il farmaco testato a Napoli.

L’annuncio è arrivato dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus: Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o negligenza. È una parola che, se usata in modo improprio, può causare paura irragionevole o accettazione ingiustificata che la lotta è finita, portando a sofferenze e morte inutili. Descrivere la situazione come una pandemia non cambia la valutazione dell’Oms sulla minaccia rappresentata da questo Coronavirus. Non cambia ciò che l’Oms sta facendo, e non cambia ciò che i paesi dovrebbero fare”.

Adesso è pandemia: cosa cambia?

Riprendendo il concetto espresso da Ghebreyesus, se prima l’obiettivo principale è quello di contenere il virus ed evitare il più possibile il contagio, quando si ritiene che il patogeno non possa essere più fermato si dichiara la pandemia: l’obiettivo quindi è fare tutto il possibile per ridurre al minimo l’impatto sui sistemi sanitari.

Nei prossimi mesi ci aspettiamo di vedere i numeri di casi, di morti e il numero di paesi affetti salire ancora di più. L’Oms è molto preoccupata dal livello allarmante di diffusione del virus e dal livello allarmante di inazione. Nelle ultime 2 settimane il numero dei paesi fuori dalla Cina che sono stati colpiti dal coronavirus è triplicato, oltre 118mila casi in 114 paesi, e 4.291 persone hanno perso la loro vita. Siamo incoraggiati dalle misure aggressive adottate dall’Italia, speriamo che abbiano effetti nei prossimi giorni”

– ha dichiarato il direttore generale dell’OMS.

La situazione in Italia

“I casi positivi sono 7280 (+1489 rispetto a ieri). Di questi i ricoverati sono 3852 (500 in più al giorno circa) e 560 sono in terapia intensiva. Il dato è in crescita costante non esponenziale. Il 38% delle persone in terapia intensiva ha tra 65 e 74 anni, il 20% + di 75 anni, il 32% tra 50 e 64 anni, il 9% tra 25 e 49 anni”

– ha spiegato Giulio Gallera, l’assessore al Welfare della Lombardia, che ha reso noto i numeri giornalieri dell’emergenza Coronavirus nella regione.