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Death Cafè: arrivano in Italia i bar della morte

Lo scopo dei Death Cafè è quello di aumentare la consapevolezza della morte al fine di vivere più pienamente la propria vita. Dalla Francia all’Inghilterra fino al resto d’Europa si sente l’esigenza di annientare l’alone di mistero che ruota intorno alla morte.

Dove è nato il primo Death Cafè

Death Cafè

Nato da un’idea del sociologo Bernard Crettaz che ha organizzato in Svizzera i primi Café mortel con lo scopo di contrastare la rimozione contemporanea della morte e del lutto dietro una tazza di caffè. Dal 2010 si sviluppa grazie ad un format strutturato da Jon Underwood e Sue Barsky Reid.

Bernard Crettaz

Bernard Crettaz, nato il 29 maggio 1938 e morto il 28 novembre 2022, è stato un sociologo ed etnologo svizzero. Ha inseguito l’obiettivo di capire la società e come reagisce alla morte. Per circa dieci anni, fino al 2014, ha organizzato i “Cafés mortels”, per parlare di morte nei bistrot.

Bernard Crettaz, Death Cafè
Credits: RSI-Bernard Crettaz

Crettaz riteneva che parlando continuamente dei morti e della morte, si può gestire la paura. Forse è un modo per affrontarla, ovvero la si guarda in faccia. Però secondo il suo pensiero la morte rimarrà sempre un tabù, un enigma fondamentale.

Dopo varie esperienze lavorative quali il Museo di etnografia di Ginevra, l’UNIGE come docente di sociologia, aveva fondato la Société d’études thanatologiques de Suisse romande. Si è ritirato ufficialmente nel 2000, all’età di 62 anni, per tornare nella sua Val d’Anniviers e dedicarsi alla scrittura. È stato anche l’etnologo ufficiale dell’Expo.02.

In cosa consiste un Death Cafè

Cafè

Per Death café si intende un evento no-profit dove chi vi parteca è libero di discutere del tema della morte. Nel frattempo si consumano cibo e bevande, in genere tè e fette di torta. L’obiettivo di questi incontri è quello di educare e alleggerire il tema della morte, aumentando la propria consapevolezza nei confronti del ciclo della vita. I partecipanti possono discutere di pensieri, sogni e paure riguardanti la morte e l’atto di morire. Solitamente gli incontri hanno una durata di circa 2 ore a cui partecipano gruppi di circa 12 persone. I luoghi in cui vengono tenuti questi eventi sono in genere case private e locali pubblici in affitto quali bar e ristoranti.

Perchè parlare di morte

Un dialogo sul tema della morte incrementa la saggezza relativa al fuggire del tempo. Si acquisisce quindi giudizio sugli sprechi di tempo e la loro razionalizzazione, portando l’individuo a godersi ogni istante. Cresce anche l’apprezzamento verso persone, cose, situazioni, occasioni, perché si è consapevoli che non esiste nulla che duri per sempre. Viene infine indotto al pensiero di un lascito per i posteri, qualcosa per cui valga la pena essere ricordati o ricordate.

I Death Cafè nel mondo

Esiste un sito ufficiale dove è possibile trovare una mappa globale dei death cafè. In tutto 16266, si trovano in 85 Paesi appartenenti a 5 continenti. Per cui basta inserire la propria località per trovare il death cafè più vicino. È possibile participare anche a Death Cafè virtuali

I Death Cafè in Italia

Uno dei primi esperimenti di Death Cafè in Italia è stato organizzato a Mantova, ma il format è stato replicato, tra le varie città, anche a Parma, Roma e Verona.

Il 29 ottobre 2015 alle ore 21.00 un Death Café è stato realizzato a Bologna su iniziativa della I.A.T.S. (International Association of Thanatology and Suicidology), in collaborazione con l’Associazione Rivivere. Ora tocca alla città di Torino.

Torino

Il progetto “Death Cafè” di Torino propone, nella sede dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, alcuni momenti di dialogo e confronto affidati a esperti del settore, allo scopo di indagare la sofferenza fisica, psicologica ed esistenziale legata al fine vita.

Il progetto torinese prevede quattro appuntamenti mensili, localizzati nella sala del consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte. Gli incontri sono rivolti principalmente a chi dall’argomento è coinvolto da un punto di vista professionale, come per esempio psicologi, operatori sanitari o volontari in campo assistenziale, oltre a coloro che svolgono funzioni educative e formative. Si vuole però estendere questo modello anche tra i cittadini.

L’obiettivo comune a tutti i Death Café è: favorire la consapevolezza della morte con l’intento di aiutare le persone a dare il meglio di sé nelle loro vite finite.