martedì, 1 Dicembre, 2020

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Episodio Pluviale del Carnico, ecco cosa generò fauna e flora che conosciamo oggi, e permise il diffondersi dei dinosauri sulla Terra

Ad oggi, chi parla di cambiamenti climatici volge l’attenzione a piani politico-economici e dibattiti internazionali sulla necessità di ridurne le varie cause, come le emissioni inquinanti. Questa trattazione discute invece di un tanto poco noto quanto considerevole surriscaldamento globale, avvenuto intorno a 233 milioni di anni fa: l’Episodio pluviale del Carnico, o del Carniano che dir si voglia. Vediamo dunque come grazie a questo cataclisma, i dinosauri si poterono espandere sulla Terra fino a colonizzarla interamente.

E prima dei dinosauri?

L’Episodio Pluviale del Carnico, provocò l’estinguersi di numerose specie animali marine e terrestri. Fu così che lo spazio fisicamente disponibile per i dinosauri aumentò considerevolmente. Essi divennero presto – cioè in qualche milione di anni – il gruppo animale predominante, oltre che il più diversificato. Così i dinosauri predominarono sulla Terra per almeno altri 165 milioni di anni dopo la catastrofe.

Lycaenops, animali prima dell'acesa dei dinosauri
Lycaenops, superordine dei Therapsida, “non mammiferi”.
Credits: Palaeos

Prima dell’Episodio, sulle terre, avremmo visto gli esponenti della clade Dinosauromorpha, detti anche “non-dinosauri”, e quelli del superordine Therapsida, detti “non-mammiferi”. Si potrebbe pensare, per esempio, ad enormi rettili per i primi, ed a rettili-mammiferi per i secondi. Inoltre, sulla Pangea, il regno vegetale era dominato da conifere, e non dalle angiosperme – piante con fiore – come oggi.

Silesaurus, animali prima dei dinosauri
Silesaurus, clade Dinosauromorpha, “non dinosauri”.
Credits: Palaeos

L’evento e le prove

La prova delle intense alluvioni verificatasi durante il Carniano, è fornita tra le altre cose, anche dall’umidità riscontrata nei resti sedimentari relativi. Resti, che vista la loro presenza in più parti del mondo, forniscono certezze sulla globalità dell’evento. Non meno importanti sono i fossili rinvenuti. Alcuni indicano specie all’epoca in estinzione, altri specie in espansione. Già negli anni ‘70, si catalogavano innumerevoli resti di molluschi cefalopodi della sottoclasse ammonoidea – famosi per al loro forma a guscio di lumaca – e conodonti. Questi, erano tra le specie più rappresentative dei mutamenti della biodiversità durante il Carniano. Costituiscono infatti parte della prova stratigrafica dettagliata dei picchi di estinzioni che si verificarono.

Ammonite
Ammonite, fossile della sottoclasse ammonoidea


La catastrofe climatica inoltre, è dimostrata dalle misurazioni di carbonio. Infatti, sugli strati di rocce relativi al medesimo periodo, si è individuata una forte diminuzione della presenza dell’isotopo, il che suggerisce frequenti evaporazioni delle acque superficiali. I geologi, hanno così potuto ipotizzare, che vi fossero state frequenti aumenti della quantità di CO2 nell’aria, con conseguente accelerazione del ciclo idrologico.

Le cause del cataclisma che spianò la strada ai dinosauri

Datazione radiometrica e correlazioni stratigrafiche, hanno portato a scoprire la ragione delle frequenti e intense precipitazioni. Come dimostrato dal geologo Jacopo del Corso, che pubblicò lo studio relativo sulla rivista Science Avances, all’inizio della catena di eventi vi fu un’impetuosa eruzione vulcanica. Quest’ultima, si verificò nella regione della Wrangellia Terrane, tra gli odierni Canada e Alaska, e caricò l’atmosfera di CO2, metano e vapore acqueo. A riprova dell’eruzione, vari ritrovamenti relativi a colate magmatiche effusive, disposte nella stessa posizione stratigrafica.

L’importanza dell’Episodio Pluviale del Carnico

L’importanza dell’Episodio, può essere meglio apprezzata riflettendo su come esso abbia condotto, in milioni di anni, alla proliferazione delle specie che possiamo osservare oggi. È stato solo in seguito a questo evento che si sono formate le prime angiosperme, altrimenti oggi non sarebbe possibile ammirare prati verdi e fiori. Per gli ecosistemi marini invece, pensando a ciò che accompagna la nostra idea di fondali, non esisterebbero le barriere coralline. Questo perché all’epoca non erano ancora presenti i microorganismi responsabili della costruzione dei coralli. Anche la presenza di organismi responsabili della regolazione del ciclo del carbonio, come i dinoflagellati, è da riconoscere all’Episodio Pluviale del Carnico. La chimica dell’Oceano prima dell’EPC, per tale semplice differenza, era dunque povera in carbonio.

Coralli fossili
Coralli fossili.
Credits: Catawiki


Risultano a questo punto evidenti i motivi per cui gli studiosi si riferiscano all’Episodio Pluviale del Carnico, come ad un cambiamento climatico assolutamente fondamentale. È dimostrato quanto l’impatto dell’evento fu tale da dare origine a molti ecosistemi che altrimenti ad oggi non sarebbero presenti sulla Terra.

Articolo a cura di Gaia Varriano.

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