Alcuni ricercatori, provenienti da 20 diverse istituzioni appartenenti a sei Paesi diversi, sono riusciti a descrivere una nuova forma di demenza che mima i sintomi del morbo di Alzheimer, fornendone anche i criteri diagnostici.

La patologia è stata denominata LATE (limbic-predominant age-related TDP-43 encephalopathy) e lo studio è stato pubblicato appena lo scorso 30 Aprile 2019 sulla rivista Brain.

LATE: una specifica forma di demenza

Nonostante le notizie su questa patologia siano poche, ciò che ad oggi è chiaro è che molti casi di soggetti con sintomatologia simile a quella data dal morbo di Alzheimer, sono in realtà affetti da LATE. Questa patologia si inserisce nel capitolo delle demenze non Alzheimer; i sintomi delle due patologie sono quasi sovrapponibili ma le cause di tali disturbi sono completamente diverse.

Mentre nel morbo di Alzheimer si ritrovano placche di beta amiloide e tautopatie, ripiegamenti scorretti della proteina Tau che tende ad formare aggregati, nella LATE i problemi si trovano in un’altra proteina: la TDP-43.

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Nell’individuo sano questa proteina si ritrova nei nuclei di diverse tipologie di cellule e non è mai fosforilata. In questa sede svolge le sue molte funzioni: regola l’espressione di alcuni geni ed i livelli di trascrizione e traduzione di alcuni prodotti.

Entrando nel campo patologico, tuttavia, queste capacità vengono meno. La proteina si sposta nel citoplasma cellulare, dove si accumula nella sua forma fosforilata.

I segni di questa patologia sono ampiamente riscontrati nelle autopsie di pazienti molto anziani. Si tratta infatti di una malattia tipica degli ultraottantenni.

I criteri diagnostici

I ricercatori hanno individuati tre stadi della malattia, sulla base delle localizzazioni anatomiche delle lesioni:

  1. Stadio 1: le lesioni sono presenti solo nell’amigdala;
  2. Stadio 2: + ippocampo;
  3. Stadio 3: + giro Frontale Medio.
MRI eseguite post-mortem su pazienti affetti da LATE.
©Brain

Purtroppo questi rilevamenti sono eseguiti esclusivamente in sede autoptica. Ad oggi, infatti, non c’è la possibilità di diagnosticare questa patologia in vivo tanto che all’interno del loro articolo gli stessi ricercatori cercano di invitae altri a seguire la strada da loro aperta per riuscire ad ampliare le nostre conoscenze sull’argomento.

A complicare la diagnosi di LATE c’è un fattore non trascurabile: molto spesso questa malattia si presenta in sovrapposizione all’Alzheimer, creando quadri clinici molto complessi.

Le implicazioni nella ricerca

Come si legge nel paper pubblicato su Brain:

Formalizzare dei criteri diagnostici ed aumentare la consapevolezza di questa malattia può aiutare nel disegnare ed interpretare meglio i trials clinici volti a trovare una soluzione per il morbo di Alzheimer. Andando avanti con gli anni le comorbilità tra Alzheimer e LATE aumentano e le lesioni che sottostanno a queste due patologie hanno effetti indipendenti sulla capacità cognitiva del soggetto.

I ricercatori notano come sia necessario approfondire lo studio di questa patologia al fine di ottenere dei campioni di studio migliori per lo studio del morbo di Alzheimer. L’impossibilità di una diagnosi in vivo, infatti, non permette di individuare quali soggetti siano affetti da entrambe le forme e chi sia stato colpito dal solo Alzheimer.

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Inoltre, essendo una condizione tipica della tarda età, verosimilmente sentiremo sempre più parlare di questo argomento. L’evidenza di un progressivo allungamento della vita media ci porterà inevitabilmente a confrontarci con queste situazioni per le quali sono, dicono gli stessi ricercatori, necessari ed urgenti studio di approfondimento.

 

Fonti ed approfondimenti: