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Orche speronano imbarcazioni, è allarme in Spagna

Orca

Orca

L’estate 2020 iberica, oltre che dal Covid-19, è stata segnata da un fenomeno molto insolito e pericoloso. Da giugno infatti, si rilevano numerosi attacchi alle imbarcazioni -sia a vela che a motore- da parte delle orche. Non è raro che questi maestosi cetacei “inseguano” le imbarcazioni, ma è praticamente impossibile che le attacchino con tale frequenza. In particolare, gli episodi registrati sono caratterizzati da violente spinte -soprattutto laterali- da parte degli animali, che spesso e volentieri hanno causato danni ingenti. In un caso, un uomo dell’equipaggio, è stato anche ferito da un orca del gruppo. L’iter degli attacchi fra la Galizia e lo Stretto di Gibilterra è più o meno sempre lo stesso. I “branchi” di orche speronano ripetutamente e violentemente, qualsiasi imbarcazione, apparentemente senza alcun motivo.

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Orche inseguono natante
Orche inseguono natante

La parola agli esperti

Gli scienziati, fronte a questi attacchi, si dicono piuttosto sconcerti. La situazione infatti non è usuale, in quanto i contatti uomo-orca in ambiente naturale non hanno quasi mai portato a criticità di questo tipo. È normale, che i gruppi di questi animali si accodino alle barche e le “scortino” per un certo periodo, ma il più delle volte in maniera del tutto pacifica. Se da un lato la questione è problematica, dall’altro risulta piuttosto complesso indagare sul comportamento di un cetaceo di cui si sa ancora molto poco. L’orca infatti è un animale piuttosto complesso, soprattutto dal punto di vista etologico. Una delle prime ipotesi riguardo a queste vicende, è che la morte di un cucciolo abbia spinto in gruppo di orche a vegliarlo, ed attaccare qualsiasi cosa si avvicini ad esso.

Orche nel porto di Genova
Orche nel porto di Genova

L’ipotesi della “veglia al cucciolo scomparso” era già stata considerata per i fatti del 2019. Accadde che a Genova, alcuni esemplari detti transienti, ovvero nomadi, si erano stabiliti per molti giorni nel porto di Genova, ostacolando le operazioni dell’uomo e rischiando moltissimo. In quel caso però, gli animali non si erano rivelati aggressivi verso i natanti, semplicemente sostavano nel porto. Un’altra ipotesi è quella del disorientamento delle orche, probabilmente a causa di una qualche attività umana ai danni dell’ecosistema marino. Quest’ultima teoria però, al momento non sembra scientificamente supportata da dati concreti.

I biologi sono concordi sul fatto che si debba indagare su questi episodi dalle cause apparentemente incomprensibili, ma al momento non possono darci certezze di alcun tipo, data la complessità dell’animale in questione. È comunque certo che le orche non vadano additate o demonizzate per questi accadimenti. In quanto animali, vi è sicuramente un motivo scientifico alla base del loro comportamento. Vediamo ora più da vicino questi imponenti cetacei, con cui per certi versi, abbiamo qualcosa in comune.

Orche, intelligenti mammiferi da non demonizzare

L’orca, Orcinus Orca (Linnaeus,1758) appartiene alla famiglia dei delfinidi, ed è l’unica rappresentante del genere Orcinus. Differisce notevolmente dai cugini delfini, in primis per quanto riguarda le dimensioni e la robustezza dello scheletro. Le orche maschio infatti possono raggiungere i 7-9 metri, mentre la lunghezza degli esemplari femmina si attesta sui 6-8 metri. Per quanto riguarda il peso, abbiamo una media di 6-7 tonnellate per i primi e 3-4 tonnellate per le seconde. Un cucciolo appena nato, può pesare all’incirca 200 kg, per una lunghezza fino a 2,5 metri. La loro impressionante robustezza è data, oltre che dallo scheletro, anche dall’elevata densità della massa muscolare.

Orca
Possiamo osservare in dettaglio il derma dell’orca: spesso, lucido e molto compatto

Un’altra peculiarità riguarda lo spessore e la composizione del derma, denso di fibre collagene e posto su di uno strato di grasso isolante, che può arrivare a misurare 10 cm. Queste ed altre caratteristiche collocano l’orca al vertice della catena alimentare. È infatti noto come le orche non abbiamo predatori naturali: perfino il temuto capodoglio preferisce inabissarsi e fuggirle, evitando lo scontro diretto. Anche il morso è di notevole efficacia.

Le orche e il morso quasi “perfetto”

Teschio orca
Il teschio di un’orca

I denti, prima a sezione conica poi cilindrica, oltre che affilati e smaltati sono anche piuttosto grandi e robusti, arrivano infatti a misurare 10 cm ciascuno. Il sistema mandibolare è strutturato in modo da permettere l’inserimento della fila dei denti superiori, in quella dei denti inferiori, a fauci chiuse. I denti anteriori, sono inoltre inclinati verso l’esterno, il che permette al predatore di bloccare inesorabilmente la preda azzannata. Un’altra caratteristica dell’animale è l’ottima vista, cosa piuttosto rara in ambiente marino. A questa si aggiunge un sensore tipo sonar posto sulla fronte dell’animale, che gli permette di rivelare ostacoli e prede anche nelle acque più scure. Parlando di habitat, il cetaceo è diffuso in tutti i mari della Terra.

La più alta concentrazione si rileva comunque nelle fredde e pescose acque del Pacifico. Possono trovarsi sia a ridosso delle rive che in acque più profonde, ma anche raggiungere gli estuari dei fiumi, e, a volte, risalirli in cerca di cibo.

Così distanti…così simili!

Molte caratteristiche proprie delle orche e di nessun altro abitante degli oceani, le rendono paragonabili agli scimpanzé, e quindi, indirettamente anche all’essere umano. Oltre che di un’ottima vista, le orche sono dotate di sviluppati sensi del tatto e dell’udito, pur servendosi dell’ecolocalizzazione. Le strutture sociali nelle quali vivono le orche, sono notevolmente complesse e simili a quelle dei primati. Le loro longeve vite -fino a 90 anni per le femmine, 25-30 per i maschi – scorrono all’interno di gruppi ben strutturati detti pods.

Piccolo gruppo di orche
Piccolo gruppo di orche

Questi gruppi, sono solitamente costituiti da femmine sessualmente attive con i rispettivi cuccioli, anziane femmine sterili, ed un solo maschio. La caccia è un’attività di gruppo, fondamentale per l’educazione dei cuccioli, con i quali il cibo viene condiviso. Le femmine solitamente sono poligame, ed i maschi si prendono cura di qualsiasi cucciolo si trovi nel loro pods, non riuscendo a identificare i propri. Dopo una gestazione di circa 17 mesi, viene partorito un solo cucciolo, che da quel momento è iperprotetto da tutto il gruppo. In caso di morte di un piccolo, il pods attua una sorta di veglia funebre, che può durare anche molti giorni/centinaia di kilometri. Per quanto riguarda la territorialità, è piuttosto comune che diversi pods vengano a trovarsi in territori attigui, in tal caso però, i contatti vengono evitati. Di norma non si instaurano rivalità.

Un'orca con il suo cucciolo
Un’orca con il suo cucciolo

Spietati predatori…o genitori premurosi?

Fondamentalmente le orche si nutrono di pesci, foche, leoni marini, pinguini ed uccelli, a seconda della zona e della disponibilità. Non sono rari video dove la caccia, appare piuttosto cruenta e inutilmente protratta, molto simile a una tortura. Si tratta però di un tipo di antropomorfizzazione da parte dello spettatore. Come altri animali, le orche non sono in grado di manifestare crudeltà immotivata, si tratta piuttosto di metodi di caccia collettiva volti ad istruire i cuccioli del pods, sia per quanto riguarda l’azione in sè che per le dinamiche di vita in gruppo. L’osservazione degli esemplari in cattività, ha inoltre permesso di riscontrare atteggiamenti che identificano le orche come giocose e socievoli, protettive, costanti e pacifiche.

Fra i comportamenti più curiosi vi sono il breaching e il soffio. Nel primo caso possiamo osservare il cetaceo, che con la parte anteriore emerge dall’acqua, rimanendo sospeso a mezz’aria con buona parte del corpo, in posizione quasi eretta. Delfini ed altri piccoli tursiopi sono in grado di innalzarsi quasi completamente, per poi saltare e con qualche evoluzione, rituffarsi. Per quanto riguarda orche e animali di dimensioni considerevoli invece, emergono per anche 3/4 della loro lunghezza per poi lasciarsi ricadere di pancia o di lato. Le motivazioni di questi “giochi d’acqua” non sono ancora del tutto chiare, ma si suppone abbiano a che fare con corteggiamento, caccia, o svago.

Il soffio invece, che può essere più o meno potente, non è un comportamento ludico/sociale. Si tratta semplicemente di una normale manovra fisiologica. È infatti il modo del cetaceo per liberarsi dell’aria presente nei polmoni tramite lo sfiatatoio, cui segue l’inspirazione per rientrare in apnea.

Un'orca "fa breaching" difronte a un uomo
Un’orca “fa breaching” difronte a un uomo

Il rapporto con l’uomo

Spesso all’orca viene accostato l’appellativo di assassina, senza che vi sia una valida giustificazione. Così come lo squalo, questo cetaceo viene demonizzato da anni, ma la realtà è differente, e molto nitida. Gli attacchi all’uomo da parte delle orche sono piuttosto rari, e sono tutti riconducibili ad una condizione -protratta spesso per l’intera vita dell’animale- di forte stress emotivo, causato da realtà costrittive tipiche della cattività. Altri episodi, si sono verificati nei confronti di surfisti, probabilmente scambiati per foche. L’essere umano, non costituisce un pasto utile per un’orca, e come già detto, la quasi totalità degli animali non uccide per gusto. Trattandosi di cetacei molto sociali e complessi, lo stato di cattività ha un impatto devastante sulla loro psicologia. Questo infatti induce nell’animale comportamenti aggressivi e/o autodistruttivi, oltre che abbruttimenti fisici, come il caso della pinna dorsale collassata.

Bambini ammirano un orca costretta in cattività
Marzo 2014, bambini che ammirano un’orca costretta in cattività nel parco marino di SeaWorld a San Diego, California. Dopo anni di pressione da parte delle associazioni per i diritti degli animali, il parco acquatico ha annunciato che quella sarebbe stata l’ultima orca allevata. Possiamo osservare come la pinna dorsale dell’animale sia irrimediabilmente collassata a causa delle condizioni innaturali di detenzione.