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martedì, 20 Ottobre, 2020

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Orche speronano imbarcazioni: il governo interviene in Spagna

Le orche continuano a speronare le imbarcazioni fra Spagna e Portogallo. I biologi non hanno certezze, interviene il governo.

A seguito dei numerosi speronamenti attuati da branchi di orche, ai danni di varie imbarcazioni lungo la costa spagnola e portoghese, le autorità iberiche hanno deciso di intervenire. Dal 29 settembre è in vigore il divieto di transito a largo della costa nord-occidentale spagnola. Il ministero dei trasporti ha varato il divieto di una settimana per le barche a vela di lunghezza inferiore a 15 metri. L’area interessata, per il momento va da Cabo Prioriño Grande a Punta de Estaca de Bares.

Orche exclusion zone
L’area interessata dal divieto di transito.
Credits: Vento e Vele – Gazzetta

In seguito, il divieto potrà essere esteso seguendo la rotta delle orche, quando decideranno di migrare altrove. Purtroppo la misura era inevitabile, visto che gli incidenti orche-natanti non si arrestano da giugno. In particolare, alcune collisioni ad agosto hanno richiesto l’intervento del soccorso marittimo. Alcune barche infatti, per via degli speronamenti delle orche, si sono ritrovate con i timoni spezzati. Si è dunque deciso di intervenire fermamente per la sicurezza di orche e natanti.

Gli equipaggi speronati dalle orche

Barca
Orca “insegue” natante.
Credits: Youmedia Fanpage

Da tempo le televisioni spagnole trasmettono filmati girati a bordo di varie imbarcazioni. Dopo ripetuti e durevoli “attacchi”, i danni agli scafi delle imbarcazioni hanno cominciato ad essere ingenti, il che ha discretamente spaventato ed alterato gli equipaggi. Inoltre, interviste come quella della TVE al marinaio britannico Mark Smith, hanno anche confermato che si tratta di esemplari di grande stazza, difficili da evitare.

Nuove ipotesi: giochi pericolosi

Per arrivare a capo della questione sono stati contattati diversi esperti biologi. Quasi tutti si sono detti sconcerti, alcuni hanno ipotizzato che il comportamento dei cetacei sia conseguente alla morte di un cucciolo. Il biologo Bruno Díaz invece, pensa si tratti di un “gioco” fra giovani esemplari indisciplinati. Díaz è un esperto biologo del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI), centro di ricerca specialistico dedito alla conservazione dell’ambiente marino e dei suoi abitanti. Secondo lo scienziato, il pods sotto accusa sarebbe semplicemente in sosta in una zona coerente con la migrazione, ricca di prede, tonni in particolare. Il fatto che il pods sia composto da giovani “adolescenti” cui piace “giocare un po’ troppo forte“, pare basti a spiegare il fatto.

Parte di un pods di orche

Inoltre, Díaz è convinto che quello delle orche non sia un atteggiamento minaccioso, ma piuttosto un inconsapevole approccio alle imbarcazioni. Nel corso di varie interviste è stato inoltre spiegato quanto le orche siano attratte dalle barche a vela, a causa delle loro dimensioni, delle onde che generano, e della questione inquinamento, nullo a confronto con quello di pescherecci et similar.

Orche barche a vela
Spesso le orche si avvicinano alle barche a vela, attirate dal moto ondoso che generano.
Credits: Tutto Barche

Nonostante questa attrazione per le vele, è importante ricordare che l’uomo non rientra assolutamente nel plateau delle prede apprezzate dalle orche, e non vi è quindi alcun fine predatorio nel comportamento dei cetacei.

Nuove ipotesi: orche sotto stress

Non tutti i biologi però, sono concordi con Díaz. Molti, pensano si tratti piuttosto di una conseguenza del danneggiamento da parte dell’uomo, dell’ecosistema marino. In particolare, le principali fonti di stress per le orche sarebbero:

  • Pesca intensiva ed indiscriminata ai tonni, principale fonte di sostentamento per le orche in transito nei mari più caldi.
  • Traffico marittimo troppo intenso nella stagione estiva
  • Il ritorno improvviso, dopo il lockdown da Covid-19, a inquinamento dei mari e traffico navale.
Marine Traffic
Mappa del traffico marittimo standard a ridosso dello Stretto di Gibilterra. Credits: Marine Traffic

Dunque questa seconda ipotesi, nonché la più accreditata, riconduce al disorientamento dei cetacei dovuto alla crescente antropizzazione del loro habitat.

Precedenti naufragi

Ad ogni modo, la storia della navigazione d’altura non è nuova a questo genere di eventi. In passato infatti, si sono verificati più episodi di speronamento ripetuto alle imbarcazioni, da parte di orche ed altri cetacei. Per esempio, nel 1972, divenne noto il naufragio alle Galapagos della famiglia britannica Robertson. Quattro anni dopo, durante la regata del Trinagolo atlantico (Azzorre), il Guia III di Giorgio Flack affondò a causa di ripetuti impatti contro alcuni cetacei.

Orche naufragi fogar
Ambrogio Fogar e Mauro Mancini trascorsero 74 giorni in mare, a bordo di questa zattera autogonfiabile, in balia delle onde e dei venti. Il 2 aprile 1978, furono miracolosamente raccolti da un mercantile greco di passaggio. Credits: Adnkronos

Stessa sorte toccò due anni più tardi, al Surprise di A.Folgar, il cui equipaggio rimase 74 giorni su una zattera nell’Atlantico, al largo delle coste uruguaiane. Negli anni che seguirono questi scontri ovviamente divennero sempre meno pericolosi, grazie al crescente sviluppo tecnologico del settore navale.

Orche “assassine”?

Orche “assassine” dunque? Assolutamente no. Questo appellativo è quantomeno improprio, visto che gli incidenti in mare, da sempre, coinvolgono una gran varietà di animali. I capodogli, le megattere, i globicefali, ed altri grandi abitanti dei mari, sono molto meno confidenti rispetto alle orche, nei confronti dell’uomo. È quindi più usuale che animali di quel tipo reagiscano in maniera aggressiva a contatti improvvisi con le imbarcazioni. Le orche invece, grazie alla spiccata intelligenza, di norma si dimostrano piuttosto socievoli, limitandosi ad “inseguire” le imbarcazioni. Nel nord Europa è relativamente facile incontrarle vicino alle coste, come si può ammirare dalla foto in copertina a questo articolo. Kalyssa Heinrich, a Vancouver, è riuscita a immortalare un esemplare di orca mentre sorvolava un kayak.

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Naomi Guadagninihttps://sciencecue.it
Nata e cresciuta a Bologna, studentessa di Ingegneria Chimica e Biochimica. Appassionata di chimica, medicina applicata, biomeccanica, e ingegneria dei materiali. I miei studi si concentrano sull'applicazione e la fusione di queste materie, per lo sviluppo di nuove tecnologie in diversi settori, principalmente nell'automotive.