Chi non ha mai vissuto situazioni imbarazzanti o chi non ha nulla che gli provochi la sensazione di vergogna? Probabilmente nessuno. Chiunque può rivivere nella sua memoria un momento di particolare disagio o richiamare quell’episodio che non ha mai potuto raccontare. Come per molte altre emozioni, però, diamo per spesso per scontato il fatto che queste esistano. Ma perché l’essere umano prova vergogna?

Uno studio condotto dai ricercatori della University of Montreal e del UC Santa Barbara’s Center for Evolutionary Psychology (CEP) ha provato a dare una risposta a questa domanda ponendo il problema in chiave antropologica: per quale motivo la natura ha dotato l’uomo di una sensazione di questo genere?

La vergogna: una sensazione fondamentale

Per ricercare le origini di questo sentimento i ricercatori sono tornati ai tempi antichi, ai tempi in cui l’uomo iniziava ad organizzarsi in comunità. In quei tempi, ovviamente, non c’erano ancora organi di polizia o addetti a controllare l’operato dei componenti del gruppo. Ecco che si può iniziare ad intuire il significato della vergogna: limitare le azioni che potrebbero avere ripercussioni negative sulla socialità. L’uomo antico non rubava il cibo agli altri membri della sua stessa comunità.

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Questo perché il cervello stesso è in grado di prevedere le possibili conseguenze di un’azione nella mente altrui. Quando si accorge che il profitto che potrebbe derivare dalla riuscita delle intenzioni non vale quanto le ripercussioni che avrebbe un loro eventuale fallimento ecco che la volontà di agire viene inibita dal senso di vergogna.

L’uomo come animale sociale

L’uomo è un animale sociale. Per questa ragione a ciascun individuo interessa necessariamente l’idea che dà di sé agli altri. La vergogna, come il dolore, avrebbe perciò una funzione protettiva. Questa sensazione è in grado di farci evitare quei comportamenti che andrebbero a ledere la nostra reputazione, tant’è che tali condotte sono quasi sempre mal viste dalla società. Difficilmente si ha vergogna di qualcosa che si sa essere comunemente accettato.

L’intensità del senso di vergogna sarebbe perciò alla base della capacità decisionale: il cervello pone su una bilancia i pro e i contro di una specifica azione valutando se proseguire o meno. Come riportato nel comunicato della UC Santa Barbara ecco le parole di John Tooby, professore di Antropologia presso la UC Santa Barbara:

“La teoria che stiamo valutando è che l’intensità del sentimento di vergogna che si prova quando si considera se compiere una determinata azione non è solo una sensazione o una motivazione; comporta anche informazioni fondamentali ti portano a compiere scelte valutando non solo i costi e benefici personali dell’azione stessa ma anche i costi e benefici sociali”.

Un sentimento universale

Il gruppo di ricercatori ha ipotizzato che questo sentimento fosse indipendente dalla cultura di un popolo e che, al contrario, fosse intrinseco dell’essere umano stesso.

Per dimostrare sono state indagate 15 differenti comunità provenienti da quattro continenti ed appartenenti a differenti religioni e culture. La ricerca, come immaginato, ha dimostrato che qualsiasi sia il modo di vivere, in tutti gli uomini è radicata la capacità di provare vergogna.

Non c’è dunque una motivazione culturale ma il perché proviamo vergogna va ricercato nell’evoluzione del cervello umano come proprio di un animale sociale. Quando pensiamo che un’azione (giusta o sbagliata che sia) verrà vista dagli altri come negativa, allora ecco che si innesca il meccanismo di vergogna.